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7 Maggio 2019

L’Italia preoccupa l’Europa, ma la resa dei conti è a giugno

Alessandro Pulcini

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C’è la tensione Usa-Cina, con una tregua sulla guerra dei dazi che sembra più lontana dopo i tweet di Trump, senza dimenticare lo scontro Washington-Bruxelles. C’è, onnipresente, la Brexit. C’è il crollo del Pil tedesco, che nel 2019 con lo 0,5% sarà il secondo più basso dell’Ue. Ma nonostante i grandi allarmi internazionali, tra le preoccupazioni dell’Unione europea c’è ancora l’Italia, che neanche la Germania riesce a scalzare dal primo posto, in fatto di Pil più bassi d’Europa: quello italiano nel 2019 crescerà dello 0,1%.

La crescita italiana è “molto contenuta” e ha “incidenza su conti. Ma non è oggi che parleremo del rispetto” del Patto di stabilità, ha detto il commissario Ue Pierre Moscovici. “Bisognerà tornarci su, ma la Commissione valuterà la conformità col Patto nel pacchetto di primavera pubblicato a giugno, e terremo conto anche dei risultati 2018 così come il programma di riforme presentato il mese scorso”. Bruxelles ha “avviato colloqui con il Governo, e in particolare con il ministro dell’economia, perché è importante, prima di avere una valutazione, avere una visione comune”.

Le tensioni internazionali (e l’attesa per le elezioni europee, con il suo consueto effetto anestetizzante sulle critiche Ue ai suoi Paesi membri) ‘distraggono’ quindi l’attenzione da una situazione italiana per l’ennesima volta rivista al ribasso: “la crescita sommessa e l’allentamento di bilancio intaccheranno i conti pubblici, con deficit e debito che saliranno fortemente”, scrive la Commissione Ue nelle previsioni economiche sull’Italia. Nella nuova stima il deficit sale a 2,5% nel 2019 e 3,5% nel 2020 (stima che non comprende l’attivazione delle clausole di salvaguardia, cioè l’aumento dell’Iva). Mentre il debito schizza a 133,7% quest’anno e 135,2% il prossimo. In autunno la stima era di 131% e 131,1%. I conti poggiano sulle nuove stime di crescita: nel 2018 il Pil cresce dello 0,9%, nel 2019 dello 0,1%, e nel 2020 dello 0,7%. Nelle stime di febbraio era rispettivamente 1%, 0,2% e 0,8%. “La debolezza”, frutto della “contrazione” dello scorso semestre, “lascerà il passo a una tenue ripresa”, scrive Bruxelles. I consumi dovrebbero essere aiutati dal reddito di cittadinanza, ma il “mercato del lavoro che si deteriora” danneggerà la spesa dei consumatori che tenderanno a risparmiare, aggiunge.

Nel 2018, scrive Bruxelles, “la spesa per gli investimenti pubblici è calata significativamente”, fattore che ha contribuito a tenere il deficit al 2,1%. Nel 2019, il deficit sale al 2,5%, “soprattutto a causa del rallentamento dell’economia. In particolare, ci si aspetta che i deboli sviluppi del mercato del lavoro taglieranno significativamente le entrate dalla tassazione diretta”. Inoltre, la spesa del Governo “aumenterà significativamente in seguito all’introduzione del reddito di cittadinanza e delle misure sulle pensioni”, tra cui Quota 100. Dalla spending review sono attesi “alcuni risparmi”. Queste stime, precisa Bruxelles, includono il taglio della spesa pubblica pari allo 0,1% del Pil nel 2019, come prevede la clausola di salvaguardia approvata nella manovra. Nel 2020 il deficit salirà al 3,5%, con lo scenario “a politiche invariate”, e senza l’aumento dell’Iva come clausola di salvaguardia. In questo scenario, il deficit strutturale si deteriora dal 2,2% del 2018 al 2,4% del 2019, fino ad arrivare al 3,6% del 2020. La Commissione sottolinea inoltre che “rinnovate tensioni” sullo spread “costituiscono un rischio a queste proiezioni”, mentre “l’attivazione della clausola sull’Iva nel 2020 e una spesa minore per le nuove misure, migliorerebbero il quadro del bilancio”.

Riassumendo, l’Italia è ultima in Ue per crescita, investimenti e occupazione. Oltre al dato sul Pil, è anche l’unico Paese Ue dove gli investimenti sono negativi: -0,3% sull’anno precedente. Anche se risalgono nel 2020, resta comunque ultima con un aumento di 0,9%. La media della zona euro è di 2,3%. Anche l’occupazione è negativa nel 2019 (-0,1%), unico segno meno in Ue. “È improbabile che il mercato del lavoro sfuggirà all’impatto dell’economia stagnante, come indicano le sommesse aspettative di impiego delle imprese. Ci si aspetta che la crescita dell’occupazione si arresterà nel 2019”, mentre la disoccupazione sale all’11% “visto che è probabile che il reddito di cittadinanza indurrà più persone ad iscriversi nelle liste di disoccupazione e quindi ad essere contate come forza lavoro”, scrive la Commissione Ue.

Oltre a quella italiana, anche la crescita dell’eurozona rallenta, e “continuano a pesare le incertezze globali” con il “recente rallentamento della crescita e del commercio” mondiale. Così le previsioni di primavera rivedono al ribasso il pil dell’eurozona, all’1,2% per il 2019 dall’1,3% delle stime di febbraio e all’1,5% per l’Ue dal precedente 1,6%. In questo contesto la crescita “farà interamente affidamento sulla domanda interna”.

“I rischi” per l’economia europea “restano pronunciati”, con “l’ulteriore escalation dei conflitti commerciali e la debolezza dei mercati emergenti, in particolare la Cina”. Sul fronte interno, invece, “dobbiamo stare attenti a una possibile Brexit senza accordo, all’incertezza politica e un possibile ritorno del circolo vizioso banche-debito sovrano”, è il monito lanciato dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.

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