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1 Giugno 2019

Lettera Ue, Quer pasticciaccio brutto di via XX Settembre

Fabio Insenga

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La lettera c’è. Anzi no, non c’è. O, meglio, non ce n’è solo una. Alla fine, arriva una versione corretta. Una bella copia. E arriva anche un annuncio di denuncia per divulgazione di atti secretati. Sembra uno scherzo ma è la rappresentazione di un nuovo capitolo di ordinaria confusione sull’asse Tesoro-Maggioranza-Palazzo Chigi. La risposta alla Ue, dopo la richiesta di chiarimenti rispetto alle deviazioni sul percorso previsto di rientro del debito, è particolarmente sensibile. Anche perché il ministro Giovanni Tria nella prima versione che trapela scrive: “Il Governo sta avviando una nuova revisione della spesa e riteniamo che sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022”. In un altro passaggio della lettera le nuove politiche di welfare vengono esplicitate come reddito di cittadinanza e quota 100.

Il testo mette evidentemente in imbarazzo i Cinquestelle, che con il leader Luigi Di Maio reagiscono immediatamente: “Magari è utile fare un vertice di maggioranza con la Lega insieme al presidente Conte e allo stesso Tria, così sistemiamo insieme questa lettera, prima che qualcuno la mandi a Bruxelles!”, scrive su Facebook il leader M5S, spiegando di non aver ancora avuto modo di leggere la lettera di Tria. Contestualmente, arriva la smentita del Tesoro: il ministero dell’Economia “smentisce nel modo più categorico le notizie di stampa che anticiperebbero i contenuti della lettera che il ministro Tria si prepara a inviare alla commissione Ue. Tali contenuti non corrispondono alla realtà. Come si potrà constatare quando si prenderà visione della lettera che sarà firmata dal ministro e inviata a Bruxelles”. Poi arriva Palazzo Chigi a chiudere il cerchio: “La bozza di lettera da inviare alla Commissione Europea è stata da poco ricevuta dal Presidente Conte, che non l’ha quindi ancora approvata. Peraltro la versione che è stata anticipata dagli organi di informazione non è quella che in questo momento è in visione al presidente Conte”.

Ad essere evidenti sono soprattutto le tensioni che attraversano il governo. E anche la confusione che certamente non aiuta, nella prospettiva di una difficile dialettica con la Commissione Ue e con i mercati a giudicare l’attendibilità della politica economica italiana.

Quando la bella copia della lettera viene diffusa, l’ennesimo danno di immagine alla credibilità del Paese è già fatto.

Nel nuovo testo firmato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria scompare il rifermento ai tagli al welfare nel 2020-2021 che erano contenuti nel documento poi smentito, che aveva suscitato le critiche del vicepremier Luigi Di Maio e provocato l’intervento del premier Giuseppe Conte.

La formula scelta è più vaga. “Il governo sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche tributarie”. Resta invece la parte che annuncia il progetto di introduzione della flat tax, che però “sarà attuato nel rispetto degli obiettivi di riduzione del disavanzo”.

Il disavanzo 2019, sottolinea Tria nella missiva, “sarà minore di quanto prospettato nelle ultime previsioni” perchè “l’andamento dell’economia e il gettito fiscale hanno finora superato le previsioni del Programma di stabilità”. E perché “le entrate non tributarie sembrano superare le previsioni e l’utilizzo delle nuove politiche di welfare è finora inferiore alle stime sottostanti alla legge di bilancio per il 2019. Di conseguenza il disavanzo dovrebbe attestarsi significativamente al di sotto delle previsioni della commissione e le variazioni del saldo strutturale dovrebbe essere conforme al Patto di stabilità e crescita anche sulla base della stima di output gap della Commissione”.

Scrive ancora Tria: “Concordiamo circa la necessità di conseguire un avanzo primario di bilancio più elevato, per riportare il rapporto debito pil su un percorso chiaramente discendente”.

Poi, ci sono i buoni propositi. Nella lettera il ministro dell’Economia chiama in causa “lo spirito di collaborazione che ha consentito di raggiungere l’accordo dello scorso dicembre” e sottolinea che per il 2018, “sebbene le condizioni macroeconomiche non abbiano consentito all’Italia di soddisfare gli sfidanti requisiti della Regola di riduzione del debito”, il Governo “abbia seguito un approccio prudente e responsabile”.

L’epilogo della vicenda è altrettanto sorprendente. Il Mef annuncia che lunedì il gen. Fabrizio Carrarini, vice-capo di gabinetto del ministro e responsabile della sicurezza cibernetica, depositerà alla Procura della Repubblica in nome e per conto del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, “una denuncia per divulgazione di atti secretati e violazione di segreto d’ufficio”.

La decisione fa seguito proprio “alla diffusione a mezzo stampa di una bozza di lettera del ministro in risposta alle richieste di spiegazioni da parte della Commissione europea circa l’evoluzione del debito italiano nel 2018”. Non è inutile, a questo punto, ricordare che bozze di documenti, di ogni genere, sono sempre state diffuse. Con tutti i governi e in tutte le stagioni storiche.

Se con la lettera si voleva dare un’immagine di affidabilità, il nuovo scontro consumato sul tortuoso asse Tesoro-Maggioranza-Palazzo Chigi conferma tutti i dubbi sulla tenuta di un governo che continua a vivere nonostante lo scontro aperto tra le forze che lo sostengono.

 

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