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L’aut aut dello ‘statista’ Conte a Salvini e Di Maio

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Difende il suo ruolo e anche il contratto di Governo. Rivendica i risultati conseguiti e le scelte fatte, a un anno dal suo insediamento. Ma ammette di non avere nelle sue mani le sorti del governo, e si appella ai leader di Cinquestelle e Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini: dipende da loro la vita dell’Esecutivo. Il premier Giuseppe Conte parla a Palazzo Chigi in una sorta di resa dei conti pubblica. Parte di una strategia concordata con gli azionisti di maggioranza, o solo con uno dei due, oppure presa di posizione autonoma e reale aut aut? Stando alle parole del premier, questa volta Conte sembra volere tenere la giusta distanza sia dal Giallo sia dal Verde. Una giusta distanza che sarebbe stata chiesta – e ottenuta – dal Quirinale, nel rispetto del ruolo istituzionale che spetta al Presidente del Consiglio.

“Non posso essere certo della durata del governo: non dipende solo da me”, la premessa che porta Conte all’appello formale: “Chiedo quindi a entrambe le forze politiche a in particolare ai loro leader di operare una chiara scelta e di dirci se hanno intenzione di proseguire nello spirito del contratto”. Ancora, dice, “è compito delle forze politiche decidere” se far proseguire e come l’azione di governo. “Chiedo una risposta chiara inequivoca e rapida. Il Paese non può attendere“. In sostanza, è la richiesta del Presidente del Consiglio, è il momento di chiudere la perenne campagna elettorale degli ultimi mesi per dedicarsi all’azione di governo. I provvedimenti che il governo deve mettere in campo “richiedono visione, coraggio, tempo, impongono di uscire dalla dimensione della campagna elettorale e entrare in una visione strategica e lungimirante, diversa dal collezionare like nella moderna agorà digitale”.

Messa così, potrebbe sembrare solo una questioni di toni. “Il mio motto è sobri nelle parole e operosi nelle azioni”. Ma le parole di Conte vanno oltre, andando al merito. “Se continuiamo nelle provocazioni per mezzo di veline quotidiane, nelle freddure a mezzo social, non possiamo lavorare. I perenni, costanti conflitti comunicativi pregiudicano la concentrazione sul lavoro”. Insomma, così non si va avanti. “Personalmente resto disponibile a lavorare nella massima determinazione di un percorso di cambiamento”. “Ma non posso compiere questa scelta da solo. Le due forze politiche devono essere consapevoli del loro compito”. Quindi, arriva anche l’avvertimento. “Se ciò non dovesse esserci non mi presterò a vivacchiare per prolungare la mia presenza a palazzo Chigi. Molto semplicemente rimetterò il mio mandato”.

Anche scendendo sul terreno concreto, Conte non sembra fare sconti. A partire dal rischio sempre più tangibile dell’apertura da parte della Ue di una procedura di infrazione per eccesso di debito. “Leale collaborazione vuol dire che se il ministro dell’Economia e il presidente del consiglio dialogano con l’Ue per evitare una procedura d’infrazione, che ci farebbe molto male, le forze politiche non intervengono ad alterare quel dialogo riducendo quella trattativa a terreno di provocazione”. Spazio anche al capitolo caldo della flat tax. Il governo dovrà varare “una più organica riforma del fisco, non limitata alle aliquote, ma estesa a una relazione più equa tra amministrazione e contribuente”. Immediata anche la puntualizzazione sulla Tav. “Ho detto che la Tav oggi così com’è non la farei. Non la trovo conveniente ma mi ritrovo in fase di attuazione del percorso e o trovo un’intesa con la Francia e la Commissione europea o il percorso è bello e segnato”. Come dire, un colpo al cerchio e uno alla botte.

La prossima manovra dovrà mantenere un “equilibrio dei conti” perché “le regole europee rimangono in vigore finché non riusciremo a cambiarle”. Parole piuttosto ferme anche sul fronte spread. “Chi conosce i mercati sa che per preservare la fiducia occorrono parole univoche e chiare da parte degli esponenti del governo e dei parlamentari di maggioranza”. Concetti che il premier esplicita con chiarezza. “Dobbiamo lavorare a una manovra economica che si preannuncia complessa, basata su un’incisiva spending review e su tax expenditure. Saremo chiamati a scelte delicate ma che richiedono forte condivisione” nel governo, nel rispetto “dell’equilibrio dei conti”. Anche, perché, ricorda, “rimaniamo esposti alla fiducia degli investitori per il nostro debito”. Tutte parole da statista, sicuramente condivise al Colle.