16 Giugno 2019

Imprese logistica vogliono crescere ma serve la politica

Morena Pivetti

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Le imprese di trasporto e logistica sono in campo, pronte a competere, hanno ‘Voglia di crescita’, come recita il titolo dell’assemblea annuale di Anita, l’associazione delle aziende di trasporto su gomma aderente a Confindustria. Quel che manca è la politica, il governo, una visione strategica del futuro dell’Italia che indichi la direzione verso cui procedere. “Per crescere – ha ribadito il presidente Thomas Baumgartner nella sua relazione – abbiamo bisogno che il Paese riconosca il ruolo strategico della logistica, che ci metta nelle condizioni di poter competere ad armi pari in Italia e in Europa e che riconosca il valore delle nostre imprese, a prescindere dalla dimensione aziendale. Per chiudere il gap con gli altri Paesi”.

C’è bisogno del supporto delle istituzioni, il pubblico deve giocare il suo ruolo. “La logistica è un servizio che crea valore aggiunto, non un mero costo da sopportare – ha sottolineato Baumgartner – E’ importante che tutti gli stakeholder della filiera, istituzioni incluse, sposino questo concetto. La mobilità di persone e merci è un valore”.

Valore, anche economico, oltre che sociale, di prima grandezza: le aziende di trasporto e logistica producono il 10% del Pil, impiegano 800mila addetti e negli ultimi anni la crescita media del settore è stata più elevata di quella media del Pil nazionale. Il solo autotrasporto muove 0,9 miliardi di tonnellate l’anno, genera un fatturato di 47 miliardi di euro e occupa 328mila persone.  Ma mentre la manifattura italiana è settima nel mondo e seconda in Europa, stando alle valutazioni della Banca Mondiale i sistemi logistici nazionali sono appena al 19° posto nel ranking, preceduti da quelli di ben 10 Paesi europei, i mercati di riferimento dell’Italia.

Gli imprenditori sono pronti a mettere le loro energie, a sperimentare nuove soluzioni, rendendo sempre più stretto il rapporto tra manifattura e logistica, il governo deve mettere politiche di sostegno e sviluppo: infrastrutture efficienti, senza le limitazioni e i divieti del passato, a cominciare dagli atti unilaterali dell’Austria per bloccare il passaggio al Brennero del nostro export verso il Centro e il Nord Europa (50 milioni di tonnellate l’anno) e rivedendo radicalmente la “Convenzione delle Alpi”, incentivi per il rinnovo del parco mezzi (veicoli Euro VI e esenzione dai pedaggi autostradali per i veicoli LNG). Nell’autotrasporto merci è essenziale combattere la concorrenza dei Paesi dell’Est Europa, il “dumping sociale” e il lavoro transnazionale irregolare.

Che all’Italia e all’Europa manchi una strategia pubblica, dei governi, di lungo periodo sulla logistica e i trasporti, lo ha denunciato nel dibattito anche il presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Zeno D’Agostino: “La Cina ha varato nel 2013 la Via della Seta. Mi chiedo: quali grandi progetti stiamo elaborando a Bruxelles e a Roma? Ci limitiamo a inseguire le idee degli altri. L’Africa è fondamentale, possibile che la lasciamo alla Cina? Se l’Europa non si muove, facciamolo noi italiani, progettiamo il futuro. Gli operatori fanno il loro ma serve una regia pubblica”.

Sul tasto Europa aveva battuto anche Baumgartner: “E’ del tutto irrealistico pensare che l’Italia da sola, ma anche Germania, Francia o Spagna da sole possano fronteggiare l’avanzata di economie come la Cina o l’India, che crescono a ritmi vertiginosi. Sarà decisiva la strada che le nuove istituzioni comunitarie decideranno di percorrere: chiediamo che si rimuovano le barriere che ancora ostacolano il funzionamento del mercato unico e si rivisitino le politiche europee per i trasporti e la logistica”.

Concetto ripreso nella conclusione dei lavori dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: “L’Europa è il mercato più ricco del mondo, essa sola può raccogliere le sfide lanciate da Stati Uniti e Cina. Ma l’Europa non va usata come alibi per non affrontare le questioni interne, italiane.  Resta di importanza strategica dotare il Paese di infrastrutture moderne e sostenibili, sono lo specchio di una società aperta ed inclusiva. Sono indispensabili a dare significato politico ed economico alla nostra posizione geografica, centrale tra Europa e Mediterraneo, aperta a Est e a Ovest”. Alla vocazione dell’Italia come crocevia, piattaforma logistica naturale in mezzo al mare

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