28 Giugno 2019

Atlantia e la responsabilità di governo

Fabio Insenga

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I conti, le previsioni degli analisti, le percezioni del mercato. Una società quotata deve fare i conti con la propria credibilità, un fattore chiave per determinarne il valore e la quotazione in Borsa. In Italia, da oggi, c’è una nuova variabile. Impazzita. Le parole della politica, peggio le parole del governo, che sono in grado di destabilizzare una società con il peso di una dichiarazione non solo poco accorta ma palesemente infondata. 

Parlare di Atlantia come un’azienda decotta a causa di un provvedimento di revoca delle concessioni autostradali, che ancora non c’è, vuol dire parlare senza avere la cognizione di quello che si dice. Insistere, il giorno dopo, sullo stesso copione vuol dire avere in mente una strategia più elaborata rispetto all’eccesso di foga di una dichiarazione estemporanea. La tesi del ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, stavolta, è inequivocabile. “Se non fai le manutenzioni i ponti crollano, e se non lavori bene i tuoi titoli crollano. Non è una questione di dichiarazioni ma di fare il proprio dovere”. Presuppone l’accertamento di fatti che spetta alla Magistratura e la valutazione della gestione aziendale che spetta al management e agli azionisti. Il governo può e deve occuparsi delle concessioni autostradali. Ma non può e non deve esprimere giudizi ne’ sulle indagini in corso ne’ su provvedimenti che ancora non sono efficaci ne’ tantomeno sullo stato di salute di una società quotata.

Il problema, però, è un altro. Si chiama responsabilità di governo. È, semplificando, l’attenzione per le regole, il buon senso e la misura che un esponente di governo non dovrebbe mai abbandonare. Tirare dentro l’arena della contesa politica ogni tema o dossier, con la stesse modalità per il gossip o per l’economia e l’industria, danneggia il Paese, prima ancora che l’azienda o il potente di turno. Perché le parole hanno un peso e le azioni hanno conseguenze. Soprattutto se sono quelle di un vicepremier, che è anche il ministro dello Sviluppo Economico e ministro del Lavoro, e del leader del partito che esprime il maggior numero di parlamentari. Ancora più sorprendente il fatto che non ci si renda conto dei danni che si producono. Trattare un’azienda come Atlantia allo stesso modo di un avversario qualunque non solo produce danni ma evidenzia la pericolosa tendenza a mettere tutto sullo stesso piano, quello della propaganda. 

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