fbpx

Mercedes in Italia, grande potenziale ma serve più ‘sistema’

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

L’Italia è un mercato con un grande potenziale ma serve più ‘sistema’, una maggiore capacità di mettere insieme imprese e istituzioni. Soprattutto, servono regole certe. Parla Radek Jelinek, presidente e Ceo Mercedes Benz Italia.

Come valuta la situazione commerciale di Mercedes Benz nell’attuale mercato dell’auto in Italia?

L’Italia rappresenta il terzo mercato europeo per Mercedes-Benz Cars. È un Paese con un fortissimo potenziale di crescita, quello che forse manca è la volontà di fare sistema per dar vita ad una reale value chain. Uno scenario che vede insieme mondo imprenditoriale e istituzioni con il comune obiettivo di generare valore per il Paese ed accrescerne la competitività. Ma per questo occorre che il Governo ci veda come reali partner, anche nella definizione di un quadro normativo coerente e omogeneo. Regole chiare, che non cambino di regione in regione o addirittura di città in città, generando grande incertezza nei nostri clienti che sempre più di frequente rimandano l’acquisto di una vettura in attesa di una maggiore certezza normativa. Oltre ad un danno all’intera filiera, ciò comporta importanti ricadute anche sulle entrate dello Stato in termini di immatricolazioni, Iva, messa su strada, tanto per citare solo le voci più evidenti. Sarebbe sufficiente una visione più ampia e strutturata di questo importante tema, prendendo come riferimento la roadmap sulle emissioni stabilità in Europa, un orientamento che guida anche i nostri investimenti in ricerca e sviluppo.

In cosa fa la differenza oggi Mercedes-Benz nel mercato di alta gamma dell’auto, anche in Italia?

La capacità di porre il cliente al centro in tutte le nostre attività, di interpretarne e spesso anticiparne i bisogni attraverso prodotti e servizi sempre più innovativi e coerenti con i cambiamenti sociali e culturali sempre più complessi e diversificati.

Tre parole per definire la vostra mission

Innovazione, sostenibilità e sicurezza.

Lei ha dichiarato che ‘La maggiore difficoltà in Italia è la capillarità’. E’ soddisfatto del mercato italiano? Con quali numeri?

Capillarità in questo caso significa dispersione di un potenziale attraverso troppi interlocutori nello stesso tavolo, che spesso hanno anche visioni e approcci differenti. Tutto questo genera difficoltà nel portare avanti progetti di interesse comune e nel realizzare quella catena di valore che porterebbe ricadute positive all’intero ecosistema Paese. Vorrei che il mercato fosse in grado di esprimere a pieno il suo potenziale, ma per questo c’è bisogno di mettere in campo quelle misure cui ho già accennato e una maggiore attenzione per un settore che in Italia vale 93 miliardi di euro di fatturato, pari al 5,6% del Pil, conta 5.700 imprese e 250 mila occupati: il 7% dell’intera forza lavoro dell’industria manifatturiera italiana.

Nel suo Paese di origine si dice Malé ryby taky ryby. I piccoli pesci sono anch’essi pesci. Mercedes però non si accontenta. Quali progetti di crescita avete?

Il nostro motto è da sempre ‘the best or nothing’, forse a prima vista può sembrare un po’ arrogante, ma non lo è. Si tratta di un vero e proprio impegno, una promessa ai nostri clienti che dobbiamo mantenere in tutto ciò che facciamo. Più che di progetti parlerei di strategia, racchiusa in cinque C che identificano altrettante componenti strategiche. CORE, CASE, CULTURE, COMPANY e CUSTOMER sono le chiavi per attuare il più grande cambiamento nella storia del nostro Gruppo, da leader nella produzione di veicoli, a protagonisti nella fornitura di servizi per la mobilità.

Perché il vostro cliente tipo ha scelto una vettura Mercedes?

Perché in qualche modo rispecchia la sua personalità e quei valori che da sempre identificano il nostro marchio: innovazione, affidabilità e un fascino e uno stile distintivo che attinge dal passato per disegnare il futuro.

Secondo Lei la Formula 1 è utile ai fini del marketing e quanto incide sulle vendite?

I successi in Formula 1 hanno sicuramente delle ricadute positive anche sul nostro business, soprattutto negli ultimi anni, con l’avvento dei motori ibridi, che hanno reso sempre più stretta la cooperazione tra Motorsport e produzione di serie. In passato era soprattutto quest’ultima a beneficiare della ricerca e sviluppo del mondo delle competizioni, oggi per la prima volta, è avvenuto l’esatto contrario e tutto il knowhow acquisito nella progettazioni di motori ibridi destinati alle vetture di serie ha portato un grande contributo al nostro impegno sui tracciati di tutto il mondo. Lo vedremo ancora di più con l’ingresso il prossimo anno in Formula E, dove il Motorsport si farà ambasciatore della nuova famiglia di prodotti 100% elettrici della stella che va sotto il marchio EQ.

Quanto dedicate a ricerca e sviluppo e quali modelli avete in uscita?

Lo scorso anno il Gruppo Daimler ha investito oltre 9 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, di cui una buona parte destinato alle tecnologie green. In questo momento stiamo vivendo una vera e propria primavera del nostro portfolio con il rinnovamento di tanti modelli strategici. Il prossimo salone di Francoforte vedremo il debutto di novità importanti come le versioni plug-in hybrid di Classe A e Classe B e il nuovo GLB, che proprio a Francoforte farà la sua show première prima del lancio in concessionaria.