24 Luglio 2019

Il si’ (giusto) alla Tav che può cancellare M5S

Fabio Insenga

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Fare la Tav è una scelta di buon senso. Farla perché costa meno che non farla è una constatazione altrettanto lineare. È così, lo dicono i contratti e gli impegni già presi. Lo dimostrano anche, nonostante le epurazioni di Toninelli, le analisi degli esperti. Se vengono lette senza la lente della propaganda. Non solo. Fare un’infrastruttura che serve al Paese, rispettando la tutela del territorio e dell’ambiente, è un passo avanti. Comunque.

Fare la Tav perché Salvini non può giustificare l’ennesimo ‘no’ alla sua gente è però un’altra cosa. Dire ‘si’ andando contro una delle ragioni fondanti di un Movimento nato intorno a una serie di ‘no’ ha ancora un peso diverso. Soprattutto perché il no alla Tav è stata una delle poche cose veramente chiare sostenute con coerenza dal leader politico, Luigi Di Maio, dall’inizio dell’esperienza di governo giallo-verde. Una posizione identitaria, mai inserita nella lista delle poste barattabili.

Quella che ha ufficializzato il premier Giuseppe Conte è anche per questo una decisione che cambia ancora una volta le carte sul tavolo. Perché sposta ancora la soglia entro la quale i Cinquestelle sono disposti a muoversi pur di restare al governo. Di più, potrebbe essere la decisione che segna la separazione definitiva tra chi ancora crede in un movimento capace di tenere fermi i ‘no’, anche quelli palesemente anacronistici come quello sulla Tav, e chi è invece disposto a cambiare idea, in questo caso anche facendo la cosa giusta, cedendo al compromesso che impone il governare. Prendendo in prestito terminologie di altri, radicali contro riformisti.   Ma ha senso un Movimento come quello fondato da Grillo e Calaseggio (padre) che si scopre riformista?

Sicuramente i Cinquestelle che mettono la faccia e la firma sulla Torino-Lione non possono essere gli stessi che scendevano in piazza con i no Tav. Erano un Movimento di protesta e di rottura. Oggi sono la stampella, neanche indispensabile, di un governo che nei fatti è ormai un monocolore leghista. 

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