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13 Luglio 2020

Autostrade, il buco nero della propaganda

Fabio Insenga

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“Lo Stato non può essere socio dei Benetton”. In questa frase del premier Giuseppe Conte ci sono buona parte delle distorsioni del dossier Autostrade. Se la questione diventa personale, è inevitabile che tutto finisca nel buco nero della propaganda.

 

I Benetton hanno le loro responsabilità come imprenditori, il crollo del Ponte Morandi è una ferita che si porteranno inevitabilmente dietro per sempre. Possono aver sbagliato management per Aspi, possono aver sbagliato a sostenerlo, possono non aver esercitato fino in fondo il controllo che un’azionista di maggioranza può esercitare. Ma utilizzare il nome dei Benetton per spiegare che lo Stato non può scendere a patti con ‘il nemico’ vuol dire assecondare la peggiore retorica da bar. I Benetton sono gli azionisti di una società privata (Atlantia), quotata in Borsa, che ne controlla un’altra (Aspi), che ha la concessione per più di 3000 km di autostrade italiane. Un’opzione è quella di revocare la concessione, aprire un contenzioso legale e trovare un altro concessionario. L’altra è trovare un accordo che sia più conveniente possibile per il Governo e per lo Stato. La terza via, espropriare una società privata e processare in piazza un’intera famiglia di imprenditori non è percorribile in un Paese civile.

 

Per questo, sarebbe bene non assecondare pubblicamente lo schema della condanna a furor di popolo. Non serve a nessuno, neanche ai sostenitori della revoca a tutti costi. Quella frase, “Lo Stato non può essere socio dei Benetton”, è sbagliata comunque.

 

Se, come sembra per altro inevitabile vista l’assenza di alternative percorribili, lo Stato diventando socio dei Benetton risolve un problema che si trascina da troppo tempo, e lo fa con un accordo che consente al Paese di avere un concessionario autostradale che funziona, il premier dovrebbe trovare il modo di convincere la parte della maggioranza che non ne vuole sapere (i Cinquestelle) che quella è la soluzione migliore.

 

Oppure, se ritiene che ci sia un’alternativa percorribile deve annunciarla, spiegarla e difenderla.

 

C’è un passaggio nella nota di Atlantia che illustra la proposta fatta che difficilmente può essere contestato. È il passaggio finale. Autostrade per l’Italia auspica che “le decisioni che verranno assunte siano basate solo ed esclusivamente su aspetti di tipo giuridico, tecnico, sociale ed economico e tengano conto del patrimonio industriale unico rappresentato dalla società e degli interessi dei suoi 7.000 lavoratori, dei 17.000 piccoli
risparmiatori – che detengono una quota del debito – e delle migliaia di creditori commerciali e fornitori, che rappresentano una quota assolutamente rilevante del comparto produttivo del Paese”.

 

Qualcuno può leggerla come una posizione ricattatoria. Ma andrebbe invece considerata per quello che è: la rappresentazione della realtà. Se ci sono elementi giuridici, tecnici, sociali, economici per decidere nel senso della revoca, lo si faccia. La propaganda, soprattutto a questo punto, non serve.

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