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Il futuro della space economy

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È passato solo qualche giorno dai 50 anni del primo sbarco sulla Luna e molti articoli sono stati dedicati al rinnovato vigore della ‘space economy’. Ma la novità di oggi è l’uscita di un libro dal titolo ‘Space economy: from science to market’, scritto da Giorgio Petroni (manager, rettore, scienziato dell’INAF) e da Barbara Bigliardi, accademica dell’Università di Parma. Il tutto sotto l’egida di un editore di grande prestigio scientifico come Cambridge.

Un lavoro che affronta approfonditamente il tema della dimensione economica delle attività dello Spazio (investimenti, ritorni, sistema industriale, prodotti, servizi, occupazione), tracciando un filo rosso che unisce l’avvio della ‘space race’ (1957) con la nascita di un mercato (soprattutto di servizi satellitari) in costante crescita in tutto il mondo.

Nel 2018 il fatturato complessivo del settore è stato di 329 mld di dollari, di cui oltre la metà è stata generata dalle applicazioni satellitari (telecom, navigazione, osservazione della Terra). Le stime di BOA-Merril Lynch ipotizzano una crescita di 8 volte nei prossimi 30 anni e proiettano il fatturato complessivo della space economy a 2,7 trilioni di dollari nel 2045. Un balzo in avanti poderoso che verrà trainato dal segmento ‘downstream’, cioè dallo sviluppo dalle applicazioni satellitari.

L’analisi incrocia poi tutti i principali attori del settore (Istituzioni politiche, militari, comunità scientifica, agenzie spaziali, centri di ricerca, imprese, innovazione) approfondendone le attese, i conflitti ed i comportamenti reali. Anche perché il comparto non è più esclusivo appannaggio del settore pubblico, come ai tempi in cui l’unico attore era la NASA. Sono già entrate in questo mercato aziende private quali Virgin Galactic (Richard Branson) e SpaceX (Elon Musk) e sono oltre 250 i fondi di venture capital che hanno deciso di investire nel settore spaziale.

In ogni caso, il paradigma di fondo è che la space economy sia ‘technology push’. E questo anche se i dati economici peraltro non sempre riescono a dare conto dell’impatto sociale delle tecnologie satellitari. In questo periodo OneWeb Satellites e Airbus stanno lanciando 900 satelliti per fornire una connessione globale a prezzi accessibili. Le ricadute di queste nuove connessioni potrebbero essere enormi: satelliti che offrono servizi internet a banda larga contribuiranno a ridurre il costo dei dati, aprendo un’era nuova per lo sfruttamento dei Big data.

Senza poi dimenticare le applicazioni che i satelliti hanno nella gestione delle risorse idriche, nel contrasto alle carestie, nell’agricoltura di precisione, nel controllo della temperatura degli oceani, nella meteorologia. Con un retro-pensiero da non sottovalutare: lo space mining, il rinvenimento di materie prime nello Spazio.

Uno sviluppo senza precedenti che non può però sottovalutare i problemi che possono ostacolare lo sviluppo della space economy. Tra questi l’elevato costo di investimento ed il rischio di un ritorno economico di troppo basso nel medio periodo con la derivata di un utilizzo dello Spazio prevalentemente per finalità militari.

Opportunità e pericoli che vanno conosciute per fare scelte consapevoli.

Angelo Deiana è il presidente di Confassociazioni.