8 Agosto 2019

Dall’allarme Germania alla guerra dei dazi: investitori pronti alla recessione

Fortune

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Di Domenico Conti – Via dalle Borse, corsa ai titoli di Stato, anticipando una corsa delle banche centrali mondiali a tagliare i tassi. Gli investitori – è il segnale che arriva dal crollo dei rendimenti di Btp italiani, Bund tedeschi o treasuries americani – vedono aria di recessione e corrono ai ripari. In un’economia mondiale stremata dalla guerra dei dazi fra Usa e la Cina, si aggiunge la guerra valutaria con uno yuan fatto svalutare per rispondere alle minacce di Donald Trump.

E l’Europa, esposta com’è all’export, rischia di fare la fine del vaso di coccio: lo sanno bene a Berlino, dove arriva l’ultima tegola sulla crescita tedesca: la produzione industriale fa un tonfo (-1,5%) ben maggiore delle attese (-0,5%). Non cadeva così tanto da un decennio, dalla grande crisi finanziaria. È il segnale di una recessione del manifatturiero che rischia di cancellare la ripresa tedesca del primo trimestre (+0,4% del Pil dopo una fine 2018 negativa). E rischia di essere un anticipo dei mesi a venire, se l’istituto Ifo certifica oggi, nella sua Business Survey, che con un calo a -5,7 delle aspettative delle imprese sulla produzione “una fine della recessione dell’industria in Germania non è in vista”, come sintetizza Robert Lehmann dell’istituto di ricerca tedesco. Carsten Brezeski, capo economista per il paese di Ing, è categorico: dati “devastanti” che sottintendono a una caduta del Pil nel secondo trimestre. Che rischia di avere un trascinamento anche sulla seconda parte dell’anno per la manifattura italiana.

Gli investitori prendono nota: fra Brexit con il rischio di un mancato accordo fra Londra e la Ue, minacce di dazi dagli Usa anche all’Europa, la possibilità concreta di una rottura fra Washington e Pechino, le prospettive economiche rischiano di poter solo peggiorare. Il Bund tedesco, termometro della corsa verso il porto sicuro dei titoli governativi a tripla A, vede una corsa agli acquisti, e quindi un crollo degli interessi fino all’ennesimo minimo storico (-0,586%). La curva dei rendimenti tedesca comincia ad assomigliare a quella Usa, prossima a un’inversione (con i titoli a breve che pagano più di quelli a lungo) che presagisce recessione.

È l’anticipo di una nuova fase di interventismo della Bce, peraltro sottolineato dal taglio dei tassi di India, Nuova Zelanda e Thailandia sui timori della ‘botta’ che sta arrivando per l’economia globale. Mario Draghi si prepara a tagliare i tassi a settembre, e anche i Btp italiani festeggiano, con uno spread che resta sopra 200 punti ma con il tasso del decennale che finisce sotto l’1,50%, ai minimi da fine 2016. La scossa che pervade l’economia, però, se premia i titoli pubblici punisce le Borse: quelle europee reggono oggi dopo la forte correzione degli ultimi giorni, ma non Milano (-0,45%) e neanche Wall Street, dove si teme, da fine 2019 in poi, l’impatto dell’esaurirsi dello stimolo fiscale di Trump.

Il timore, poi, è che il braccio di ferro fra Trump e Xi Jinping sfugga di mano, fra le accuse di manipolare i cambi a cui Pechino risponde con un’ulteriore deprezzamento dello yuan a 7,09 sul dollaro. Anche i tresuries a dieci anni, nonostante la crescita tenga, si avvicinano allo zero anticipando nuovi tagli della Fed (stimano oltre un punto in meno da qui a fine 2020) e Trump stesso ci mette del suo: “il nostro problema è la Fed” che “deve tagliare i tassi molto e velocemente”. Il petrolio segna un calo di oltre il 2%, l’oro vola a oltre 1.500 dollari, segno che gli investitori cercano un appiglio sicuro per proteggersi da quella che, potenzialmente, è una tempesta perfetta.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.