9 Agosto 2019

Mediobanca: imprese ed export frenano, ora rischio dazi

Fortune

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Di Alfonso Neri – Si conferma la frenata per il sistema produttivo italiano: i fatturati delle imprese crescono sempre meno e non si crea più valore, con l’export che fatica e anzi quest’anno rischia di venire azzoppato dalla guerra dei dazi. Lo afferma la ricerca dell’Area Studi Mediobanca sulle principali 2.095 aziende attive in Italia, che mette in luce un dato a sorpresa: la media delle tasse sugli utili delle imprese, escluse quindi Iva e altre imposte ‘indirette’, scende sempre di più ed è sotto quota 20%, la ‘flat tax’ di Trump.

Secondo lo studio che ha analizzato tutti i bilanci delle principali imprese con attività italiane, l’anno scorso il fatturato medio è aumentato del 3%, circa la metà della crescita del 2017. L’export è salito in misura ancora inferiore (+2,4% contro +7,1%), tanto che le vendite domestiche sono andate meglio di quelle all’estero, fatto mai accaduto nell’ultimo decennio. E il 2019 mostra per ora un quadro simile, che potrebbe venir peggiorato dalla guerra dei dazi. L’Area Studi Mediobanca definisce “crescita decelerante” l’andamento delle aziende analizzate, con il 2018 che segna la stagnazione del valore aggiunto (-0,1% sul 2017), con i maggiori ricavi che quindi non hanno generato nuova ricchezza.

In particolare, la performance deludente della manifattura dipende integralmente dalle sue imprese maggiori (-7,8%), poiché le medie aziende (+4,4%) hanno fatto molto meglio e appaiono come la base più sicura per il sistema produttivo italiano. Nonostante sia stato un anno difficile per fatturati ed export, l’anno scorso le principali imprese con attività in Italia hanno chiuso con utili in crescita del 10%, grazie soprattutto alla ricca campagna dividendi incassati, in aumento del 30%.

Gli investimenti però sono rimasti congelati (-0,1% sul 2017) e rispetto al livello del 2009 sono calati in media del 4,7%. E dal 2010 la produttività nominale è aumentata di un timido 0,8% medio annuo, che diventa di fatto ‘crescita zero’ se si tiene conto dell’inflazione, con l’occupazione che l’anno scorso è salita di un punto percentuale, ma resta dello 0,5% inferiore rispetto al 2009. Intanto le revisioni delle aliquote degli ultimi anni hanno portato il ‘tax rate’ medio al 19,7%, contro il 21,2% del 2017 e il 27,5% del 2013, con i grandi gruppi che spesso pagano meno e le piccole-medie che accusano ancora esborsi superiori.

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