28 Agosto 2019

Governo M5S-PD, l’impegno di Di Maio e Zingaretti

Fabio Insenga

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Accordo raggiunto tra Movimento Cinquestelle e Partito Democratico per la formazione del nuovo governo. La crisi, dopo giornate convulse e strappi continui, rientra nel corretto perimetro istituzionale e trova una soluzione al Quirinale. Nelle dichiarazioni alla Vetrata, prima di Nicola Zingaretti e poi soprattutto di Luigi Di Maio ci sono le assunzioni di responsabilità che il Capo dello Stato Sergio Mattarella attendeva: nessun riferimento alla piattaforma Rousseau e, finalmente, parole sufficientemente chiare. A questo punto, dovrebbe arrivare a stretto giro il conferimento dell’incarico a Giuseppe Conte, convocato domani mattina al Colle.

Prima è stato il turno del Pd. “Alla luce degli equilibri parlamentari abbiamo riferito al presidente di aver accettato la proposta del M5s di indicare in quanto partito di maggioranza relativa il nome del presidente del Consiglio dei ministri. Questo nome ci è stato indicato dal M5s nei giorni scorsi”, annuncia Zingaretti, che aggiunge: “abbiamo confermato risolutamente l’esigenza ora di costruire un governo di svolta e discontinuità“. Il segretario Pd parla del contenuto politico della scelta fatta. Sia chiaro che non c’è alcuna staffetta da proseguire e non c’è alcun testimone da raccogliere ma semmai una nuova sfida da cominciare”. Ovvero, la tanto invocata discontinuità. Serve, dice aprendo una parentesi programmatica, “un governo che abbracci una chiara discontinuità delle ricette economiche in chiave redistributiva e di equità sociale” e che promuovono “uno sviluppo economico verde”.

Poi è stato il turno dei Cinquestelle. “Oggi abbiamo detto che c’è un accordo politico con il Pd affinché Giuseppe Conte possa diventare di nuovo presidente del Consiglio“, annuncia Di Maio, facendo esplicitamente il nome di quello che sta per diventare il premier incaricato. Due le indicazioni politicamente più rilevanti. La prima potrebbe aprire alla possibilità di un passo indietro rispetto alle ambizioni da vicepremier. “Il ruolo di Giuseppe Conte ci fa sentire garantiti sulle politiche che vogliamo realizzare”. Una puntualizzazione che può essere interpretata come l’ammissione di ‘appartenenza’ di Conte alla quota Cinquestelle della squadra di governo. La seconda sembra conseguente. “Lasciatemi dire infine che i cittadini hanno assistito a un dibattito poco edificante su ruolo e cariche. Come capo politico chiederò che il percorso di formazione del nuovo governo parta dalla redazione di un programma omogeneo. Solo dopo si potrà decidere chi sarà chiamato a realizzare le politiche concordate e su questo chiediamo che si rispettino alle prerogative del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio“. Quindi, un programma omogeneo e le decisioni sulla squadra di governo in mano a Mattarella e Conte.

Il riferimento esplicito alla proposta avanzata da Matteo Salvini, quel secondo forno che ha aleggiato per giorni sulla trattativa, aggiunge una puntualizzazione sulla personalizzazione della crisi. “Si sono alimentate tante polemiche sulla mia persona e mi ha sorpreso che in una fase così delicata qualcuno abbia pensato al sottoscritto piuttosto che al bene del Paese”, afferma, prima di rivelare: “la Lega mi ha proposto di propormi come premier per il M5s e mi ha informato di averlo comunicato anche a livello istituzionale. Li ringrazio con sincerità ma con la stessa sincerità dico che penso al bene di questo Paese e a non me”.

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