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9 Settembre 2019

Manovra, il governo giallo-rosso a caccia di risorse

Fortune

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Di Corrado Chiominto – Gli obiettivi da raggiungere sono chiari: sminare l’aumento da 23 miliardi dell’Iva che scatterebbe dal primo gennaio e poi ridurre il cosiddetto ‘cuneo fiscale’ che pesa sulle buste paga dei lavoratori. Quello che invece va ancora definito è come trovare le risorse per realizzarli. Il calo dello spread ha dato un aiuto – se si posizionasse sui 200 punti il risparmio sarebbe di 3 miliardi, ma ora è ben sotto questa soglia – la manovrina di metà anno ha fornito un ‘tesoretto’ anche nel 2020.

Il nuovo governo punta poi ad ottenere una nuova flessibilità sul deficit che potrebbe valere una decina di miliardi. Ma il tutto non basterebbe a raggiungere i 33 miliardi – quattro volte l’impegno stanziato quest’anno per il reddito di cittadinanza – che si stima saranno necessari per la prossima manovra. È allora caccia alla risorse per coprire gli interventi. Con un handicap. L’orologio corre veloce e all’appuntamento con la legge di Bilancio mancano poco più di 40 giorni. Ancora prima, tra poco più di due settimane, il governo dovrà modificare le previsioni del Def con la ‘nota di aggiornamento, e quindi le macro poste dovranno già essere state identificate.

Nel primo Ecofin previsto per il fine settimana ad Helsinki il ministro Roberto Gualtieri affronterà le domande dei colleghi. Il ministro è già al lavoro ma è difficile che in così poco tempo si possa lavorare di cesello, ad esempio con una spending review. Le scelte saranno inevitabilmente tranchant. I dossier già pronti al ministero dell’economia, sui quali avevano lavorato anche i cinquestelle, partivano da un intervento sui sussidi ambientali dannosi, i cosiddetti Sad. Il ministro dell’ambiente Sergio Costa – uno dei pochi riconfermati nel Conte bis – ha già stilato l’elenco ad inizio luglio e li ha quantificati in 19,3 miliardi. Ma chiaramente non potranno essere tagliati del tutto.

L’altro tema sul tappeto è una rimodulazione delle tax expenditure, un capitolo nel quale sono inserite le agevolazioni fiscali, come detrazioni e deduzioni. Se un taglio ci sarà, sarà probabilmente lineare. In questo capitolo ci sono anche i bonus. Il precedente governo aveva ipotizzato di assorbire gli 80 euro nella flat tax salviniana. Chiaramente lo scenario è cambiato: semmai gli 80 euro che portano la firma di Renzi potrebbero essere potenziati e trasformati per alleggerire il fisco per la fascia di lavoratori dai redditi medi e bassi.

Lo stop agli aumenti Iva rimane una delle ragioni della nascita del nuovo governo M5s-Pd. Il precedente governo aveva anche studiato interventi di modifica selettivi, con il passaggio di alcuni beni e servizi dall’aliquota del 10% a quella del 22%, magari legando il minor prelievo solo all’utilizzo di mezzi di pagamento tracciabili. Un’idea questa accarezzata dall’ex vice-ministro all’Economia Garavaglia. Ma chiaramente per ora l’ipotesi di interventi selettivi non è ipotizzabile. Anche se, chiaramente l’Iva richiede una revisione complessiva – che è partita dalla e-fattura che da sola ha garantito un aumento del gettito di 3 miliardi. Qualche esempio? Le bibite gassate sono tassate al 10% se si comprano al supermarket e al 22 se le si acquista al bar. E poi ci sono i pannolini, un bene di largo consumo che bene starebbero con l’Iva al 10% mentre ora ne scontano una al 22. Inoltre tra il 10 e il 22% c’è un vero “fossato fiscale” e forse – se proprio fosse necessario – potrebbe essere toccata solo l’aliquota del 10%: un solo punto darebbe 3 miliardi in più di gettito.

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