1 Ottobre 2019

Dati e intelligenza artificiale: così le startup cambiano lo sport

Carlotta Balena

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Dall’azienda che analizza i dati in tempo reale e progetta strategie mentre i giocatori sono in campo, alle soluzioni per migliorare l’esperienza del pubblico. La tecnologia digitale già da qualche anno sta cambiando il mondo dello sport, e le startup nel mondo che ci lavorano sono oltre mille, con una raccolta che supera i 4 miliardi di dollari. Anche l’Italia si sta muovendo, con un incubatore specifico che a Chiavari realizza corsi di formazione e offre un co-working per gli imprenditori. 

Le aziende che rendono “smart” lo sport lavorano con app e internet delle cose per monitorare le performance atletiche e trasformare i dati in scelte specifiche, e usano l’intelligenza artificiale per coinvolgere gli spettatori, migliorare l’esperienza negli stadi, ma anche gestire la vendita dei biglietti. Le discipline su cui le startup si concentrano di più sono basket e calcio ma c’è anche chi si rivolge a rugby e atletica.

Secondo uno studio dell’Osservatorio Innovazione Digitale nell’Industria dello Sport della School of Management del Politecnico di Milano, a livello internazionale ci sono 1.012 startup digital nel settore dello sport, di cui 686 finanziate, per un investimento complessivo di oltre 4 miliardi di dollari. L’Italia ha un orizzonte più ridotto, ma è comunque presente: le startup finanziate sono 24 (su un totale di 50) e hanno raccolto più di 17 milioni di dollari e un investimento medio di circa 700 mila euro (dati 2018). Non mancano le eccellenze: un esempio è WyScout, startup che analizza le prestazioni calcistiche che è stata recentemente acquisita dal colosso Hudl con un’operazione da 30 milioni di euro. 

Il settore su cui le startup si concentrano di più (lo sceglie quasi un’azienda su due) è quello delle performance atletiche, offrendo soluzioni per monitorare le prestazioni sportive e l’allenamento. Al secondo posto c’è l’esperienza dello spettatore, ovvero tutti quei sistemi che migliorano il coinvolgimento del fan attraverso dispositivi virtuali e sistemi per la vendita di biglietti online. Il 16% delle startup si occupa poi di gestione eventi, e solo l’un per cento si concentra sullo staff e sulla squadra.

Le percentuali internazionali rispecchiano la fotografia italiana, dove la maggior parte delle startup (58%) offre soluzioni incentrate sulle performance atletiche, circa una sua cinque propone soluzioni per la fan experience (20%) e per la gestione di eventi (18%), mentre solo il 4% si dedica all’ambito sport club. La maggior parte delle nostre startup sceglie una sola disciplina (56%) fra cui hanno la meglio il calcio (22%), il fitness (10%) e il basket (4%). Il 44%, invece, offre soluzioni multisport.

Scendendo nello specifico, gli sportivi non hanno che l’imbarazzo della scelta. Wearit, per esempio, è una piattaforma dedicata agli sciatori, che possono monitorare le proprie prestazioni sulla neve attraverso dei sensori applicati direttamente sugli scarponi. La startup ha vinto lo scorso anno lo Spin Accelerator Italy, un programma di accelerazione internazionale dedicato proprio alle tecnologie per lo sport. Math&Sport, invece, ha sviluppato un “allenatore virtuale” per le partite di calcio che utilizza la tecnologia 5G e l’intelligenza artificiale per analizzare dati in tempo reale e suggerire strategie di gioco. Non è tutto: la startup vuole anche realizzare un servizio di realtà aumentata dedicato ai tifosi. Math&Sport è stata incubata a Polihub, l’incubatore del Politecnico di Milano, e nasce con l’obiettivo di applicare modelli matematici e algoritmi di machine learning allo sport. Ceo e founder è l’ingegnere Ottavio Crivaro: la startup si è aggiudicata il bando “Action for 5G” lanciato da Vodafone Italia per spingere le startup a trovare soluzioni innovative per l’applicazione della tecnologia 5G.

WeFit si rivolge, invece, agli amanti del fitness: è una piattaforma che consente di contattare i trainer direttamente, senza l’intercessione di una palestra. Attraverso l’app si può consultare una lista di allenatori e scegliere il più adatto alle proprie esigenze. L’intelligenza artificiale, poi, si può impiegare anche per vendere i biglietti dello stadio: DynamiTick è la startup che utilizza la tecnologia del dynamic price ticketing, che permette di individuare il prezzo migliore a cui vendere un biglietto in un determinato momento. Fondata nel 2016 da quattro giovani, DynamicTick utilizza un algoritmo proprietario che incrocia domanda, vendite già effettuate e altre variabili per determinare il prezzo migliore. Sembra una scommessa, e invece questo sistema riempie gli stadi (o i teatri): tant’è che la startup ha stretto partnership commerciali con la società di pallacanestro Auxilium Fiat Torino, e la società calcistica Virtus Entella. 

Ma gli ambiti per innovare lo sport sono tanti: GoalShouter è l’app che permette ai cronisti dilettanti di fare la telecronaca della squadra del cuore e condividerla sui social; Corehab, invece, ha inventato un dispositivo per la riabilitazione degli sportivi dopo la rottura del legamento crociato anteriore; BeSport, infine, organizza e gestisce eventi a tema sportivo. A Chiavari c’è anche un incubatore interamente dedicato alle startup del settore: è Wylab, nato nel 2016. Attualmente ha una rete di trenta startup con investimenti diretti in 8 di queste. Offre spazi di co-working ed ha appena lanciato un corso di formazione in “Football data analysis”.  

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