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2 Ottobre 2019

Gli ultimi capitoli del disastro Bio-On

Alessandro Pulcini

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“Se ci sono 400 mila tonnellate di plastica nel mondo e questo polimero (il Pha,ndr) ne può sostituire il 40%, significa che siamo andati a toccare 250 miliardi di euro di interessi”. Così Bio-on, tramite il suo presidente, è uscita ieri dal silenzio, dopo gli attacchi estivi del fondo Quintessential. Lo ha fatto in occasione della presentazione al mercato della semestrale e dell’annuncio di un nuovo piano industriale 2020-2024 che cancella il precedente. Nè i conti, né l’annuncio (né la polemica con il fondo) hanno fatto bene allo stato di salute delle azioni dell’azienda. Dopo il primo scossone (-48% a 10 euro) e l’allerta di Consob e Procura di Bologna, gli effetti negativi sono proseguiti oggi in una seduta Aim in cui Bio-On non è riuscita neanche a fare prezzo e a entrare negli scambi.

Gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda si devono proprio alle richieste della Consob (che quando si configura un possibile ‘market abuse’ può usare i suoi poteri anche su società quotate solo all’Aim). Bio-On rassicura sulla liquidità e solvibilità dell’azienda e in una nota riporta – come indicato nella semestrale – la disponibilità degli azionisti fondatori a supportare finanziariamente la società. In particolare viene evidenziato come siano stati sottoscritti dai soci fondatori Marco Astorri e Guy Cicognani due contratti irrevocabili di finanziamento soci per un importo pari a 10 mln di euro per una durata di 12 mesi. “Non è accaduto per caso e non è solo un attacco speculativo”, aveva detto ieri il presidente Marco Astorri sugli attacchi di Quintessential, che però aveva confermato l’allarme su “liquidità e solvibilità della società”, escludendo il complotto industriale.

Sempre grazie alle sollecitazioni dell’autorità dei mercati, l’azienda di bioplastiche ha spiegato i motivi che hanno spinto il suo Nomad, Event Capital Market, che aveva accompagnato il gruppo in Borsa, di rinunciare all’incarico. Bio-On rivela che “sabato 28 settembre 2019 EnVent, lamentando una presunta mancata collaborazione e il venir meno del rapporto fiduciario, ha comunicato la rinuncia per giusta causa al contratto di Nomad”. Bio-On “ha immediatamente contestato la presenza della giusta causa ma, proprio per il carattere fiduciario del rapporto, ha deciso di accettare lo scioglimento, fermo restando che il rapporto si estinguerà a decorrere dal 28 ottobre prossimo, data in cui EnVent cesserà di essere Nomad di Bio-on o, se precedente, dalla data in cui verrà attivato il rapporto con un nuovo Nomad”.

Tornando ai conti presentati il primo ottobre da Bio-On, la perdita è più che triplicata da 2,96 a 10,14 milioni di euro, l’ebitda è negativo per 4,94 milioni di euro (da 2,37 milioni) con i ricavi drasticamente in calo a 917 mila contro i 6,12 milioni dichiarati nel 2018.

Nonostante l’attacco del fondo Bio On è comunque riuscita a chiudere nuovi contratti di licenza: uno nel beverage (della durata di 30 anni per 10 milioni di euro) e due joint-venture nel settore cosmetico e nell’oral care (per ricavi proveniente da terzi pari a complessivi 1,6 milioni) ma ha dovuto rivedere le stime per il 2019 a stabili, senza più la ‘una tantum’ dei ricavi da joint venture (circa 30 milioni di euro nel 2018). Nel conto economico consolidato appaiono inoltre ammortamenti e svalutazioni per 1,27 milioni e svalutazione di crediti per 2,13 milioni che vanno a pesare sul risultato operativo (negativo per 8,84 milioni rispetto a un utile operativo di 1,8 milioni registrato nel primo semestre 2018).

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