24 Ottobre 2019

L’ultimo board di Draghi e l’appello ai governi

Fortune

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Di Domenico Conti – È l’ultimo consiglio della Bce che presiederà. Ma non per questo, per Mario Draghi, la riunione di oggi sarà un semplice rito simbolico di chiusura degli otto anni a Francoforte. Piuttosto il contrario. Già da ieri sera, alla cena della vigilia, Draghi è stato impegnato a difendere fino all’ultimo il pacchetto di nuove misure lanciato a settembre. E alla sua ultima conferenza stampa da presidente, oltre ai saluti, forse a qualche sobria concessione all’emozione dell’addio, con ogni probabilità lancerà un nuovo, forte appello affinché i governi si mobilitino, con uno stimolo di bilancio che affianchi quello monetario.

Lo aveva già detto il mese scorso, lo ha ribadito alle riunioni del Fondo monetario internazionale a Washington: di fronte alla crescita che frena, con la manifattura in Germania e Italia che fanno intravedere aria di recessione, “i governi con spazio di bilancio che affrontano un rallentamento dovrebbero agire efficacemente, e tempestivamente”. Un appello, se non un grido d’allarme, che Draghi rivolge in particolare alla Germania, leader economico recalcitrante dell’Eurozona.

Proprio dalla Bundesbank, del resto, leader dei membri del consiglio (oltre un terzo) che hanno fatto ‘fronda’ a settembre con le clamorose dimissioni di un membro tedesco del board Bce, Sabine Lautenschlaeger, Draghi dovrà difendere il suo nuovo pacchetto di stimolo monetario. Lo farà col vigore di sempre, rafforzato dai dati più recenti, dai dazi di Trump che colpiscono l’Europa, dalla Brexit senza soluzione. Ma dovrà anche fare i conti con un campanello d’allarme. Le aspettative d’inflazione misurate dagli swap – nonostante un nuovo programma di acquisti di bond al ritmo di 20 miliardi al mese che parte a novembre e un nuovo taglio dei tassi a -0,5% con la promessa di non fare rialzi finché necessario – sono crollate ai minimi storici, a 1,1150% agli inizi del mese. Segno che gli investitori non sono del tutto convinti della determinazione della Bce a portare l’inflazione al 2%.

Colpa della fronda di alcuni governatori, e di alcune uscite pubbliche contro il pacchetto-Draghi che hanno vistosamente irritato gli altri governatori. Ma anche di un ruolo delle banche centrali percepito dagli investitori come sempre meno efficace di fronte alle difficoltà dell’economia mondiale e alle spinte deflazionistiche globali. Una bella sfida, dunque, è quella che aspetta Lagarde (e Draghi): convincere gli investitori che la Bce è pronta a tutto, persino ad aumentare il Qe o tagliare ulteriormente i tassi. Per farlo, l’orientamento pare essere quello di rimuovere la regola che vuole acquisti dei titoli nazionali proporzionati alla quota di ciascun Paese nel capitale della Bce. Una sfida che potrebbe mettere zizzania già domani nell’ultima riunione della Bce di Draghi. La posta in gioco è altissima. Draghi sa bene che il corposo pacchetto di settembre, di fatto, ha spianato alla Lagarde la strada per proseguire nel segno della continuità nonostante l’opposizione dei ‘falchi’. Ma questi promettono battaglia.

La capacità di creare consenso nel consiglio Bce della Lagarde, donna e avvocato che sarà quasi circondata da uomini economisti con un background di politica monetaria, è tutta da vedere. Anche se le sarà d’aiuto il probabile arrivo di Isabel Schnabel, economista non ortodossa che ha difeso la Bce di Draghi, sostenuta dalla Spd, al posto della ‘falca’ Lautenschlaeger. Così come l’arrivo nel board di Fabio Panetta dalla Banca d’Italia, che ieri ha ricevuto il via libera proprio della Bce.

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