4 Novembre 2019

Il governo “non consentirà la chiusura dell’Ilva”

Alessandro Pulcini

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“Il governo non consentirà la chiusura dell’Ilva”: lo affermano fonti del Mise presenti al vertice su Ilva e Arcelor Mittal che si sta tenendo al Ministero di via Veneto con i ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico), Giuseppe Luciano Provenzano (Sud), Sergio Costa (Ambiente), Roberto Speranza (Salute) e Nunzia Catalfo (Lavoro) e rappresentanti del Ministero dell’Economia. “Non esistono presupposti giuridici per il recesso del contratto. Convocheremo immediatamente Mittal” afferma la fonte vicina al ministro Patuanelli.

Le parole scelte da Am InvestCo Italy, contrariamente a quanto fatto trapelare dal Mise, non hanno lasciato aperte molte speranze: la multinazionale ha notificato ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate acquisite secondo l’accordo chiuso il 31 ottobre. Nel comunicato della multinazionale si legge che “secondo i contenuti dell’accordo” del 31 ottobre 2018 ArcelorMittal “ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione” della volontà di ArcelorMittal di lasciare l’Ilva.

Le cause dell’addio? L’eliminazione della “protezione legale” dal 3 novembre “necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando la comunicazione di recesso”. E “i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto che obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2” che “renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale, e, in generale, eseguire il contratto”.

“Non è possibile gestire lo stabilimento senza queste protezioni” legali “necessarie all’esecuzione del piano ambientale”, “definitivamente rimosse ieri con la mancata conversione in legge del relativo decreto”, scrive l’amministratrice delegata e presidente di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli, in una lettera ai dipendenti in cui comunica loro il passo indietro di Am Investco sull’acquisizione di Ilva. “Non è possibile esporre dipendenti e collaboratori a potenziali azioni penali”, afferma.

“Sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall’assenza di protezioni legali”, aggiunge Morselli. “Anche le attività di tutti gli altri reparti e aree operative saranno progressivamente sospese”, con l’obiettivo “di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo”.

È fondamentale che questo piano, spiega Morselli, “sia eseguito in modo sicuro e strutturato così che gli impianti non siano danneggiati e possano tornare a essere operativi in tempi rapidi sotto la responsabilità dei Commissari di Ilva spa in amministrazione straordinaria”, scrive ancora il ceo dell’azienda sottolineando come “questa è una notizia difficile per tutti i dipendenti”. “L’essenziale ora è agire nell’interesse dell’azienda e dei colleghi – aggiunge – cooperando nei prossimi giorni per supportare in ogni modo le attività volte a preservare il valore e l’integrità degli insediamenti produttivi. Un piano d’azione dettagliato sarà coordinato da Wim Van Gerven, AMI Chief Operation Officer”, comunica infine la manager.

“Apprendiamo la notizia della volontá di ArcelorMittal di comunicare ai commissari la volontà di recedere il contratto. Significa che partono da oggi i 25 giorni per cui lavoratori e impianti ex Ilva torneranno all’Amministrazione Straordinaria. Tra le motivazioni principali, il pasticcio del Salva-imprese sullo scudo penale. Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale”, ha commentato il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli.

“Le conseguenze per la filiera sarebbero enormi, esponendo tutti sempre di più alle dinamiche delle importazioni, ma sarebbero pesanti anche per la siderurgia Italiana nel suo complesso che è, ricordiamolo, la seconda in Europa e la decima al mondo”, dice il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato, sulla richiesta di risoluzione del contratto inoltrata da ArcelorMittal. “Quello che temevamo purtroppo si è verificato: cambiare le regole del gioco in corsa poteva fare saltare il banco”, aggiunge.

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