7 Novembre 2019

Autotrasporto, Anita: la sostenibilità passa dagli investimenti

Morena Pivetti

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Uno sguardo sul futuro, a quando i camion si guideranno da soli connettendosi ai sensori sulla strada, comunicheranno via internet al magazzino che aspetta la consegna della merce l’ora di arrivo e il carico che portano e dai tubi di scarico usciranno non più Co2 e NOx ma H2O, acqua, condensa. Un futuro carico di idrogeno non poi così lontano – il traguardo è al 2050 – ma che comincerà a vedersi già nel 2021/2022, quando dal Far East, Toyota lancerà per prima sul mercato il Tir alimentato ad idrogeno, seguita subito dopo dal truck che parla italiano, l’Iveco di casa FCA.

È stata Anita, l’associazione dell’autotrasporto aderente a Confindustria che raccoglie le imprese italiane più strutturate, ad aprire una finestra sugli sviluppi del trasporto delle merci via strada, proprio mentre festeggiava i suoi 75 anni di vita, un traguardo che la rende una delle associazione più longeve del settore. “Da 75 anni assistiamo i nostri associati nelle scelte che riguardano la politica dei trasporti, guardando al futuro, perché senza la logistica dei trasporti l’economia non si muove. Un’economia che oggi ci chiede di essere sostenibile e a tutela dell’ambiente,” così il presidente Thomas Baumgartner si è rivolto alle imprese che ha chiamato a raccolta, insieme a esperti e istituzioni per offrire una riflessione comune sull’inevitabile percorso di transizione ambientale ed energetica che l’Italia ha davanti.

“I nuovi motori euro 6 hanno ridotto di molto le emissioni nell’aria, ma non è abbastanza, dobbiamo fare di più, trovare nuove tecnologie. Per questo – ha rimarcato – abbiamo scelto di celebrare i 75 anni con un evento che guarda al futuro, per aiutare le imprese associate a collocare i futuri investimenti in un quadro realistico e metterle in condizione di competere e crescere professionalmente, attraverso la green economy che oggi gioca un ruolo di primo piano”.

E a raccontare come vedono loro, il futuro, si sono alternati sul podio i big dei costruttori, i rappresentanti di Iveco, Mercedes-Benz e Italscania, e dei fornitori di infrastrutture ed energia come Snam, Enel e Bosch.

In rappresentanza del governo è intervenuto il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Salvatore Margiotta che, dopo aver salutato Anita come “interlocutore attento che sa guardare lontano”, ha spiegato che “se è vero che abbiamo raggiunto tanti degli obiettivi che ci eravamo dati nel 2006, oggi gli obiettivi sono aumentati. Mentre è stato facile incrementare la produzione di energia attraverso fonti rinnovabili, il settore che oggi può dare il contributo maggiore alla decarbonizzazione è il trasporto”.  “Sarete senz’altro degli interlocutori privilegiati del ministero. Intanto voglio ricordare – ha concluso il sottosegretario – che metteremo a disposizione 19 milioni in aggiunta i 25 già stanziati per sostenere il rinnovo delle flotte dell’autotrasporto, con veicoli Euro 6, a metano, a gas liquido, ibridi e a fuel cell. Riattiveremo il fondo di garanzia, il super e iper ammortamento e la Legge Sabatini”.

Se per i mezzi pesanti, che in un anno trasportano e consegnano la stratosferica cifra di 15mila miliardi di tonnellate nel mondo, nello scenario più futuribile la risposta al problema delle emissioni zero, almeno sulle lunghe percorrenze, è rappresentata – a detta di tutti – dall’idrogeno, ovviamente prodotto da fonti energetiche rinnovabili e sostenibili, nel breve il diesel, riveduto e corretto, continuerà ad essere il carburante più utilizzato. Però, nelle sue declinazioni più sostenibili ed eco-friendly, come il bio-diesel, scientificamente HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), ricavato dalle bio-masse. “Il diesel è tutt’altro che morto – ha sottolineato Enrico Ferraioli di Mercedes-Benz – nel 2035 ci sarà ancora”.

Sempre nel breve, mentre la Commissione sta lavorando alla definizione dello standard Euro 7, la soluzione, già pienamente disponibile e meno inquinante, sta nell’impiego del gas naturale allo stato liquido (LNG, quello gassoso, CNG, è più adatto alle vetture): Iveco è leader di mercato con oltre il 50% di share, ma anche Italscania, come ha spiegato Daniel Dusatti, lo rende disponibile nelle sue gamme di Tir. Resta da risolvere il tema delle stazioni di servizio che erogano LNG – in Italia, che batte tutti gli altri Paesi, ce ne sono 56 su 230 in Europa -, la cui rete si sta velocemente ampliando, e delle forniture, su cui sia Snam (che sta attrezzando l’infrastruttura, ovvero i gasdotti) che Eni stanno lavorando.

Nel breve e medio periodo il ventaglio dell’offerta è destinato ad ampliarsi, le soluzioni saranno molteplici: diesel, bio-diesel, gas naturale liquido, bio-gas da bio-masse e rifiuti, elettrico, ibrido-elettrico, idrogeno e fuel cell. Poi ne resterà solo uno: l’idrogeno da energie rinnovabili locali. L’elettricità in eccesso verrà stoccata e, come con l’acqua, al bisogno basterà aprire il rubinetto: questo il paragone portato da Walter Huber, membro dei Cda di H2 South Tyrol IIT, il primo Centro di produzione di idrogeno in Italia.

“A Bolzano siamo pronti a implementare il progetto – ha raccontato Huber – e a servire tutto l’asse del Brennero e della A22, anche per i camion. I primi ad arrivare sul mercato saranno quelli di Toyota, che conta di lanciarli già nel 2021/2022, poi arriverà Hyundai, 1.600 veicoli pesanti che andranno in Svizzera. La Cina diventerà attiva nel 2022, dopo le Olimpiadi invernali. E noi, in Occidente che facciamo? Al momento la più avanti è Iveco, che dovrebbe essere pronta nel 2021”. Grazie alla partnership con l’americana Nikola Motors, che produce fuel cells, come aveva spiegato Marco Liccardo di Iveco: “L’Italia, che è ricca di rinnovabili, può produrre idrogeno e distribuirlo, con una propria rete di tubature, in Europa”.

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