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14 Novembre 2019

Le sfide del private equity e del venture capital

Giorgio Nadali

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Sostenere i soggetti attivi sul mercato italiano nel private equity e nel venture capital è la mission di Aifi, l’associazione che rappresenta fondi e società che operano attraverso il capitale di rischio, investendo in aziende con l’assunzione, la gestione e lo smobilizzo di partecipazioni prevalentemente in società non quotate. Parla dello stato di salute e delle sfide del settore il direttore generale Anna Gervasoni. A partire dal fundraising e dagli investimenti che possono avere ricadute positive sull’economia reale.

Quali sono le maggiori sfide che AIFI ha dovuto affrontare nel corso del 2019?

Il segmento degli investitori rappresentati da AIFI, fondi di private equity, venture capital e private debt, ha come tema forte quello del fundraising, ovvero la raccolta di capitali per il lancio del proprio fondo. AIFI lavora da tempo con fondi pensione, assicurazioni e investitori istituzionali per sensibilizzarli sul tema e permettere così di creare un terreno fertile con il quale rilanciare gli investimenti che hanno una ricaduta positiva sull’economia reale, direttamente sulla crescita delle imprese e indirettamente su occupazione e territorio. Avere una fiscalità certa e stabile è un secondo tema di rilevanza per l’associazione perché questi due punti fanno la differenza tra l’avere o meno un investitore internazionale interessato a operare nel nostro Paese. Dobbiamo pensare a una maggiore stabilità dell’impianto regolatorio per dare fiducia agli investitori che hanno grandi capitali pronti da investire nelle pmi italiane per farle crescere e rafforzarle permettendogli così di concorrere a livello internazionale.

Qual è lo stato di salute del settore?

I dati del 2018 che abbiamo presentato a inizio anno hanno segnato un nuovo record per gli investimenti nel mercato italiano del private equity e venture capital, ci sono stati dei mega deal realizzati da grandi operatori internazionali, in particolare nel settore infrastrutture ma anche escludendoli, il mercato ha segnato un +16%, passando da 3.340 milioni a 3.863 milioni di euro quindi un buon segnale che fa ben sperare sulla ripresa delle attività del private capital.

Quali sono i nuovi trend del private equity in Italia?

Il private equity si muove non su trend ma su opportunità di investimento. Se un’azienda è solida, ha prospettive di crescita nell’ambito del proprio settore, il fondo è interessato a entrare nel capitale della società per accelerarne consolidamento e crescita. Per quanto riguarda gli operatori, a mio parere le vere sfide sono la crescita dimensionale e l’attivazione di maggiori legami con i colleghi internazionali. Stiamo lavorando su questi temi.

Il venture capital in Italia è ancora piccolo, cosa fa AIFI per incentivare il settore?

Le iniziative in tema di venture capital incluse nell’ultima legge di bilancio possono rappresentare, se correttamente attuate, una spinta al settore. Ora vanno implementate, per noi è molto importante l’attuazione del fondo di fondi, che potrebbe portare nuove risorse al sistema e fare nascere nuovi operatori. Anche gli incentivi fiscali possono contribuire a fare affluire capitali verso il settore. A titolo di esempio, ricordo la detrazione/deduzione dell’investimento, anche attraverso fondi, in startup innovative di cui possono beneficiare le persone fisiche e le società. Tale agevolazione è stata innalzata dal 30% al 40%, ora deve essere concessa l’autorizzazione comunitaria. Su questo mercato c’è comunque ancora  strada da fare. Col nostro portale venture up continuiamo poi a sollecitare il mondo degli startupper e dell’innovazione.

Il mercato del private debt è più giovane, quali sono i numeri a oggi?

Nel primo semestre del 2019 sono stati raccolti sul mercato 273 milioni di euro in crescita del 94% rispetto ai 141 del primo semestre 2018; dall’inizio dell’attività (2013) a oggi, il fundraising complessivo ammonta a 2,3 miliardi di euro. La crescita del fundraising dei fondi di debito nel primo semestre è positiva anche se è principalmente di origine domestica; anche il numero degli investimenti effettuati è in crescita, pur se si tratta di operazioni di taglio più piccola rispetto al precedente anno, tanto che il valore complessivo degli investimenti è sceso nel primo semestre del 2019. La presenza di operatori di mercato che si specializzano in una strategia di investimento e finanziamento focalizzata su strumenti di debito e credito è oggi in forte ascesa; questo dimostra come il mercato ha finalmente riconosciuto in questi asset un valido supporto a una strategia finanziaria di crescita diversificata. Serve comunque ancora una forte attività di dissemination. Lato investitori e lato imprese Aifi sta promuovendo la conoscenza e l’interesse verso il mondo del private capital. Ultimo nato il portale K4G – key for growth, appunto una chiave per lo sviluppo d’impresa.

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