18 Novembre 2019

Sappiamo di essere seguiti dalla tecnologia. Ma la usiamo lo stesso

Carlotta Balena

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La maggior parte degli americani pensa che le proprie attività online e offline siano continuamente monitorate da aziende e dal governo. Nonostante questo, tutti continuano a usare i servizi di tech company e social network. Secondo uno studio del Pew Research Center appena pubblicato, circa sei americani su dieci pensano che non sia possibile vivere le attività di tutti i giorni senza che i propri dati siano raccolti e monitorati.  

Il Pew Research Center è un importante think tank con sede a Washington che si occupa spesso delle connessione tra tecnologie e dinamiche sociali. Nell’ultimo studio dedicato alla privacy, ha indagato sul grado di consapevolezza che gli americani hanno riguardo il trattamento dei loro dati online. Ebbene, nonostante molti prodotti alla cui base ci sono meccanismi data-driver vengano comunemente utilizzati nella società, una grande fetta di adulti pensa che i benefici da questi prodotti e servizi siano inferiori rispetto ai rischi di perdere la privacy: parliamo dell’81% degli intervistati. Una percentuale più piccola, il 66% teme la stessa cosa circa i dati raccolti dagli enti governativi. 

Infatti la maggior parte delle persone è preoccupata circa gli scopi e i metodi che le società private (79%) o il governo (64%) utilizzino per raccogliere e usare i dati. Gli americani non credono che le società sarebbero disposte ad ammettere responsabilità in eventuali errori nel trattamento dei dati, e la stessa mancanza di fiducia si ritrova anche nei confronti del governo. Il timore principale è quello di essere monitorati: il 72% degli americani sente che tutto ciò che fa online o attraverso uno smartphone venga tracciato da pubblicità, tech company o altre società. Il 47% pensa che a tracciare le proprie attività sia il governo. Non solo: molti (il 56%) credono che il governo controlli anche le loro attività offline.  

L’elemento che fa temere di più è la sensazione di non avere alcun controllo sul modo in cui queste entità utilizzano le informazioni personali. Otto persone su dieci (84%) ha ammesso di credere di non avere controllo sui propri dati gestiti dal governo. Le persone, inoltre, credono che la loro sicurezza sia diminuita rispetto al passato. Di fronte alla domanda se pensassero che i loro dati personali siano meno, più o ugualmente sicuri rispetto a 5 anni fa, il 70% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi meno sicuro. Solo il 6% crede che oggi la sicurezza sia aumentata. 

Tuttavia nessuno sembra rinunciare ai servizi online, alle iscrizioni ai social network e non si dichiara nemmeno più “diligente” nel leggere con attenzione i famosi “terms and conditions”, ovvero i termini e le condizioni di servizio che ognuno di noi è obbligato ad accettare per qualsiasi servizio online.  Quasi tutti ammettono di aver risposto alla richiesta di approvare le policies per la privacy ma sono pochissimi quelli che dichiarano di leggerle: solo un adulto su 5 dice di leggerle sempre (9%) o spesso (13%) prima di dare il consenso. Il 36% ha dichiarato di non leggerle mai. Dopotutto, anche coloro che le leggono, non è detto che le capiscano: generalmente, secondo il report del Pew, persiste una carenza di comprensione. Il 63% degli americani, infatti, ha detto di capire molto poco o proprio nulla delle leggi che regolano la privacy dei dati, mentre il 78% non ha idea di come il governo o altre società utilizzino i loro dati. 

Sei americani su dieci si sono accorti di pubblicità targettizzate esattamente secondo i propri dati e interessi. Ad ogni modo, negli Usa sono in molti a ritenere “accettabile” un utilizzo dei dati personali per determinati scopi come ad esempio accedere ai dati per capire chi possa essere un potenziale terrorista: il 49% ritiene giusta una invasione della privacy da parte del governo per questo fine.

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