21 Novembre 2019

Snam, aumentano gli investimenti. “Fino a 40 mln per Taranto”

Alessandro Pulcini

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Il Gruppo “non opera nell’acciaio”, naturalmente. Ma Snam potrebbe comunque investire fino a 40 milioni a Taranto nell’ambito di progetti per la transizione energetica. A dirlo l’Ad di Snam Marco Alverà, che ha parlato della città dell’ex Ilva commentando le nuove stime del piano industriale dell’azienda.

Quello di Taranto, anche dopo l’annunciato addio di Arcelor Mittal, è , secondo Alverà, “un tema delicato, ci stiamo lavorando da mesi come su altre città, abbiamo incontrato gli amministratori locali mentre con Cdp ci sentiamo quotidianamente su tanti temi come con il Governo”.

“Abbiamo in programma una serie di investimenti – ha spiegato Alverà – che possono arrivare fino a 40 milioni di euro, parte dei 400 dedicati alla transizione energetica”. “Abbiamo una lista ricca e dettagliata di investimenti – ha aggiunto – sta a noi scegliere se partire da una città piuttosto che un’altra” . Nell’ambito dei 400 milioni Snam investe in “ForestaMi a Milano e in altre iniziative a Genova e Napoli”. In questo ambito “Taranto può essere interessante, un candidato ideale non solo perché c’è un’esigenza, ma anche per l’attenzione che c’è, che consentirebbe di aumentare gli investimenti con ritorno”. Alverà ha parlato una “tipologia di investimento che ci piace moltissimo” e tra le possibili iniziative, “di cui non abbiamo ancora individuato l’area”, ha citato “Lng in piccola scala perché c’è il porto e Cng, per far funzionare i mezzi pubblici e privati a metano, l’efficienza energetica e il biometano”.

Intanto Snam rivede al rialzo tutti gli obiettivi del proprio piano industriale, portando gli investimenti a 6,5 mld di euro (+14%) al 2023. In particolare aumentano del 65% quelli dedicati alla cosiddetta ‘green economy’ e all’innovazione (Snamtec), che superano quota 1,4 mld. In rialzo l’utile per azione (+5,5% annuo) al 2023, con una crescita annua dell’utile del 4%. Confermata la politica dei dividendi, con un progresso del 5% annuo fino al 2022.

Snam prevede di raddoppiare a 400 mln di euro gli investimenti nei business della transizione energetica. Allo scopo ha effettuato due acquisizioni, una già perfezionata e l’altra in via di definizione, nelle infrastrutture di biometano e prevede il lancio di una ‘business unit’ sull’idrogeno. In aumento l’efficienza da 60 a 65 milioni di euro a fine piano, mentre sono “in forte riduzione”, si legge in una nota, le emissioni, previste in calo del 40% per il metano al 2025, e del 40% per la CO2 equivalente, dirette e indirette, al 2030. Snam ha inoltre annunciato il supporto a un progetto di riforestazione urbana del Comune di Milano. “Rafforziamo il ruolo di Snam nella transizione energetica – ha commentato l’amministratore delegato Marco Alverà – e proseguiamo il percorso di crescita e di remunerazione degli azionisti”. In particolare, l’attenzione del gruppo è focalizzata su “efficienza, qualità del servizio, riduzione delle emissioni e sviluppo dei territori”.

Snam rivede al rialzo anche la propria stima sull’utile del 2019, che si porterà a quota 1,08 miliardi di euro, mentre l’utile per azione è previsto in rialzo del 32% dai livelli del 2016. In ulteriore crescita l’utile netto del 2020, atteso a circa 1,1 miliardi, con un livello di indebitamento a fine anno pari a circa 12,4 miliardi, escludendo l’assorbimento di circolante di natura tariffaria atteso a circa 100 milioni. La Rab (attività regolata) per i ricavi 2020 è attesa a circa 20,6 miliardi. Secondo il Gruppo di San Donato Milanese, l’incidenza del costo di trasporto per metro cubo di gas è scesa del 10% rispetto al 2015.

Snam procederà poi con un piano di riacquisto titoli da 150 milioni di euro in attuazione del via libera della scorsa assemblea degli azionisti del 2 aprile. Lo ha detto l’amministratore delegato Marco Alverà, secondo il quale “lo scenario è più favorevole, la crescita di domanda di gas ha sorpreso tutti in Italia e in Europa e la transizione energetica prevede un ruolo molto importante dei gas rinnovabili, come il biometano e l’idrogeno”. Il tutto crea “aspettative migliori rispetto al nostro piano strategico”. La Rab, l’attività regolata, è cresciuta del 7,5%, perché “la domanda di gas è cresciuta del 5% a livello mondiale nel 2018 e nel 2017 del 4%, generando una crescita del 9% in due anni a fronte di domanda media tradizionalmente in rialzo dell’1,5%”. “Fino al 2040 – ha spiegato il manager – il gas è previsto in crescita in tutto il mondo e servono molti miliardi di euro di nuove infrastrutture in tutto il mondo”. L’Italia crescerà del 4,4% complessivamente nel gas a fine anno con “un +12% nel termoelettrico, perché il 2019 è stato un anno secco, con minor produzione idroelettrica e per le minori importazioni dalla Francia per manutenzioni e per il funzionamento ridotto degli impianti a carbone”. “Si è invertita la tendenza – ha sottolineato Alverà – e quest’estate la discesa del prezzo del gas molto marcata e un aumento del prezzo della Co2 che ha reso il gas per la prima volta competitivo rispetto al carbone”. Alverà ha poi ricordato che “al 2025 l’Italia si è impegnata a uscire dal carbone per la generazione elettrica e chi ha oggi impianti a carbone sta chiedendo a Snam l’allacciamento alla rete”.

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