29 Novembre 2019

Sostenibilità, Fincantieri aderisce al Global compact dell’Onu

Fortune

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Di Francesco De Filippo – Fincantieri aderisce ai dieci principi del Global compact delle Nazioni Unite, l’iniziativa globale per la sostenibilità del business. Vale a dire tutela dei diritti umani, lavoro, ambiente e lotta alla corruzione, miglioramento della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, riduzione degli impatti ambientali contribuendo alla lotta ai cambiamenti climatici.

Si tratta di una scelta presa nell’ambito del consolidamento della responsabilità d’impresa, convinti, come sostiene l’Ad, Giuseppe Bono, che “la sostenibilità d’impresa sia un elemento imprescindibile per creare valore nel lungo periodo, soprattutto in una prospettiva multi-stakeholder come quella che andrà consolidandosi nel prossimo futuro”. Il gruppo triestino diventa così il maggiore costruttore navale, e il primo tra quelli di navi da crociera, ad adottare i principi di quella proposta lanciata dall’ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan a Davos nel 1999, alla quale ad oggi hanno aderito 10 mila aziende di oltre 160 paesi. Intanto, è stato avviato l’investimento di 100 milioni di dollari (cui si sommano 30 milioni erogati dallo Stato del Wisconsin) che Fincantieri ha deciso per raddoppiare la capacità e ‘riergonomizzare’ il principale dei 3 stabilimenti in Usa, il Marinette Marine (Fmm).

In Wisconsin Fincantieri ha altri due impianti (Ace Marine e Bay Shipbuilding). Le tre realtà danno lavoro a 2.500 persone (con un indotto di 350 ditte) che a fine percorso aumenteranno di 700 unità, impianti che il vice presidente statunitense Mike Pence, ha definito “the heart of the Heartland”, il cuore dell’America. Pence è stato infatti in visita al FMM pochi giorni fa e in un lungo discorso ha avuto parole di elogio per Fincantieri, sottolineando, ad esempio, che il Marinette “ha giocato un ruolo fondamentale nella difesa nazionale”.

Si riferiva alle 190 tra navi e imbarcazioni di varie dimensioni varate e consegnate alla Us Navy dal 2009, quando Bono individuò e rilevò i tre siti. È qui che, in tandem con Lockheed Martin, si costruiscono le navi da combattimento di medie dimensioni Littoral Combat Ship (Lcs), e dove saranno realizzate le quattro unità multi-mission surface combatants (Mmsc) per l’ Arabia Saudita. Forse il ruolo di FMM per gli States diventerà ancora più importante: a metà 2020 dovrà essere aggiudicata la gara da 19 miliardi di dollari per la fornitura alla stessa Us Navy di 20 fregate multiruolo, cui Fincantieri partecipa. L’investimento di 100 più 30 milioni è stato deciso anche – ma non solo – in vista dell’esito della gara. Alla quale competono, oltre a Fincantieri, la Huntington Ingalls Industries, Austal Usa e, insieme, General Dynamics e Bath Iron Works e Austal Usa.

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