23 Dicembre 2019

Un pezzo strutturale dell’industria: le richieste di Assoferr al governo

Fortune

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Il colpo di genio è stato scegliere di eleggere lei, Irene Pivetti, alla presidenza di Assoferr, l’Associazione che raggruppa gli operatori ferroviari intermodali, un centinaio di aziende che coprono l’intera filiera, dai costruttori ai possessori e ai manutentori di carri fino agli operatori logistici e intermodali. Non più un ‘semplice’ imprenditore del settore ferroviario a rappresentarne gli interessi verso le istituzioni e la politica ma una personalità di primo piano, che delle istituzioni e della politica è stata protagonista e poi, negli anni, si è trasformata in imprenditrice e da ultimo, obbligata dallo stato dell’arte, si è persino inventata organizzatrice di trasporto merci via ferrovia dall’Italia alla Cina per Only Italy, la rete di imprese che ha fondato e che è divenuta una piattaforma internazionale per promuovere sui mercati asiatici i prodotti delle aziende italiane, specialmente piccole e medie.

“L’idea brillante”, come la definisce Pivetti, va a merito del suo predecessore alla guida di Assoferr, Guido Gazzola, che si è speso per coniugare l’expertise industriale e tecnica del settore che lui stesso garantisce con l’esperienza istituzionale e la rete di relazioni di colei che è stata la più giovane presidente della Camera dei Deputati. Senza contare che Pivetti porta anche in dote l’ottima conoscenza delle infrastrutture e delle piattaforme logistiche cinesi per averle visitate molte volte, e del mercato potenziale per i prodotti italiani.

Una coppia che funziona. Come conferma la svolta impressa al quarto appuntamento con il Forum di Pietrarsa, l’evento annuale promosso da Assoferr, che quest’anno si è tenuto a Trieste. Già il titolo segnalava una disposizione inedita “sul campo di gioco”, chiamiamolo così, istituzionale e politico: “La sfida del mercato euroasiatico – Il Corridoio Intermodale Adriatico per il rilancio dell’industria italiana”. Niente ferrovia, né treni nel titolo, niente logistica ma industria, manifattura, tanto che la relazione d’apertura del professor Federico Pirro dell’Università di Bari era centrata sul “Profilo dell’industria manifatturiera della dorsale adriatica” e che tra i partecipanti spiccavano i presidenti di Confindustria, Vincenzo Boccia, e di Confetra, Guido Nicolini.

A tirare le fila della discussione è intervenuta il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli. Avete messo l’accento sul rilancio dell’industria, non tanto della ferrovia, come negli appuntamenti precedenti, perché? “Noi ci sentiamo un pezzo dell’industria, di più, noi siamo un pezzo strutturale della filiera industriale, del tessuto produttivo italiano – risponde pronta Irene Pivetti – Gli associati Assoferr tengono molto alla dimensione industriale. Non avere infrastrutture efficienti, non poter contare su collegamenti ferroviari merci adeguati, danneggia in primo luogo la nostra manifattura”.

Un’industria che guarda a Est e si misura con la sfida del mercato eurasiatico. “Da tempo, e ancor di più dalla firma del Memorandum per la Belt&Road Initiative, la cosiddetta nuova via della seta, l’argomento è di stretta attualità. Meglio tardi che mai, finalmente la mettiamo al centro della nostra riflessione sul futuro. Far fronte alla sfida del rapporto con la Cina, rafforzare le interconnessioni eurasiatiche ci aiuterà anche a uscire dalla crisi strutturale che affligge il Paese. Partiamo da un pesante deficit infrastrutturale, da una fragilità estrema, siamo subalterni alla logistica tedesca e nordeuropea: questo rappresenta uno svantaggio competitivo per le nostre imprese. Ecco perché proponiamo di investire sulla ferrovia per muovere le merci: è la modalità più ecologica di trasporto terrestre e riduce di molto i tempi di attraversamento. Sono 15 giorni di treno per Chengdu, 21 per Tianjin che è nel Nord della Cina contro i 55 giorni di una nave portacontainer. Senza contare la rottura di carico nave-treno per raggiungere le zone interne”.

Secondo la presidente di Assoferr il sistema trasportistico italiano non è sufficientemente orientato a Est, una direttrice che va assolutamente rafforzata: da qui la scelta di Trieste e di accendere un faro sul Corridoio adriatico. “È il più fragile, eppure ha grandi potenzialità. Muovendoci dall’ottica dell’industria, c’interessava esplorare il sistema produttivo dell’area adriatica: lo studio che abbiamo commissionato conferma che avevamo ragione nel considerarla un continuum industriale, dalla Puglia al Friuli Venezia Giulia. Se rafforziamo questa dorsale facciamo un favore alle imprese che lì sono insediate. Possibile che la Puglia non abbia uno sbocco ferroviario adeguato verso i mercati del Centro e del Nord Europa?”

C’è anche un’altra ragione che ha suggerito all’associazione e alla sua presidente di insistere su questo corridoio. “L’Unione Europea ha anticipato la fase di ridisegno dei corridoi Ten-T – spiega Pivetti – prevista tra due anni. È tempo che l’Italia giochi bene il suo ruolo e torni a battersi per imporre il Corridoio 8 originale: ora si ferma a Sofia e torna su Duisburg, avrebbe dovuto, invece, proseguire fino in Albania, attraversare il mare e arrivare a Bari. Dobbiamo pretendere il rafforzamento del corridoio Baltico-Adriatico e aprire un focus sul tracciato dell’antica Via dell’Ambra. Della questione abbiamo investito David Sassoli, il presidente del Parlamento europeo, che ben capisce di logistica”. La Via dell’Ambra partiva dalle spiagge del Mar Baltico, dove si raccoglieva la preziosa resina, e si snodava per la Polonia, attraversava la Boemia e l’Austria, arrivava in Slovenia per poi raggiungere l’Adriatico e da lì ripartire via mare per Roma. “Adottare il punto di vista dell’industria – prosegue – significa impegnarsi a far viaggiare via treno da Bari a Trieste e oltre materie prime, semilavorati, prodotti finiti, e anche energia e merci pericolose. Rilanciare la dorsale ferroviaria adriatica per le merci aiuta anche il traffico passeggeri, il cargo viaggia di notte e intanto tiene in esercizio la linea”.

A Trieste, con l’amministratore delegato di RFI, Maurizio Gentile, a cui riconosce di aver fatto un buon lavoro sui terminal ferroviari, la presidente Pivetti ha battuto anche su un altro tasto: “Dobbiamo sviluppare il traffico diffuso, portare il binario nei siti industriali che lo richiedono e riaprire le piattaforme che hanno un senso industriale”. Sono queste alcune delle richieste che Assoferr avanza al nuovo governo e, in particolare, al ministro De Micheli? “Voglio innanzitutto ringraziarla – sottolinea Pivetti – per aver partecipato al Forum, è un segnale che apprezziamo molto. Abbiamo ribadito che consideriamo l’investimento sul potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria una misura decisiva per lo sviluppo industriale del Paese e chiesto di inserire nel contratto di servizio con RFI il traffico diffuso. Gli incentivi, ferrobonus e sconto traccia, restano importanti ma gli investimenti sono strategici”. “Le nostre imprese – conclude la Presidente – chiedono solo di poter vivere, di essere messe nelle condizioni di funzionare. Siamo un pezzo della competitività del Paese”.

 

Articolo di Morena Pivetti apparso sul numero di Fortune Italia di novembre 2019.

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