2 Gennaio 2020

Stern, l’uomo che ha fatto l’Nba

Nicola Sellitti

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L’avvocato che ha costruito il mito Nba. Nelle scorse ore lo sport americano ha perso David Stern, l’ex commissioner della lega di pallacanestro più importante al mondo, morto a 77 anni, a tre settimane da un’emorragia cerebrale.

Con Stern, grazie a Stern, l’Nba in poco meno di 30 anni è passata dall’oblio alla grandezza, diventando il primo prodotto sportivo al mondo, una lega che incassa oltre tre miliardi l’anno per la cessione dei diritti televisivi negli Stati Uniti e nel mondo, come spiega lo studio Global Sports Salaries Survey, pagando anche gli stipendi più alti in media agli atleti (quattro milioni di dollari). Un modello per tutti, con due leggi: il rapporto con i media e la vendita del prodotto basket all’estero. Dalla Cina, all’India, all’Europa e poi all’Australia: la Nba sotto la guida di Stern è divenuta un carrozzone itinerante con le superstar che portano canestri e autografi nei palasport di tutto il mondo. La presenza di icone contemporanee straniere come Luka Doncic, Giannis Antetokoumpo è stata preceduta, anche grazie a Stern, da fenomeni come Drazen Petrovic, Arvydas Sabonis, Toni Kukoc, Dirk Nowitzki, Pau Gasol.

Al suo arrivo da commissioner, Stern si ritrovò una lega con palazzetti vuoti, poche presenze in tv nazionale (anzi si era costretti a pagare le tv via cavo per trasmettere le partite) e due stelle da sfruttare, ovvero Magic Johnson, icona dei Los Angeles Lakers, e Larry Bird, architrave dei successi dei Boston Celtics. Si aggiunse – e qui la fortuna che sorride ai coraggiosi – anche Michael Jordan, l’uomo che ha obiettivamente riscritto il copione della pallacanestro e i Chicago Bulls una franchigia stellare. E assieme a un regolamento ferreo contro l’uso delle sostanze stupefacenti tra gli atleti e la reintroduzione (le prime prove avvenute decenni prima) del salary cap, primo tetto a 3,6 milioni di dollari (nel 2019-20 è a quota 109 milioni) la Nba cambiò marcia. E un altro balzo in avanti si ebbe nei primi anni Novanta, con l’intuizione di assecondare l’idea del capo della federbasket internazionale (Fiba) Boris Stankovic: collegare la Nba alle Olimpiadi di Barcellona, altro moltiplicatore di interessi, sportivi e soprattutto economici: in Spagna sbarcò il Dream Team, la selezione dei cestisti più forti di sempre, Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird, Charles Barkley, Karl Malone. Mai vista una sfilata di tanti fuoriclasse nella stessa rosa, mai la Nba aveva consentito ai suoi migliori atleti di partecipare ai Giochi.

Mentre il boom dal punto di vista economico si registrò con la nascita di Nba TV, il canale tematico della Lega, produzione di contenuti originali, ideale transizione verso il boom del digitale, con accesso per tutti attraverso il pagamento di una cifra mensile (ora anche acquisti partita per partita), con decenni di vantaggio sulle altre leghe. Il giro d’affari della Nba passò da 165 milioni di dollari nel 1984 a 5,5 miliardi di dollari nel 2014, ultimo anno di Stern al timone.

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