3 Gennaio 2020

In Giappone c’è il mercato dei cosmetici di lusso usati

Carlotta Balena

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Vi passereste sulle labbra un rossetto che è stato già usato da una sconosciuta? E riciclereste il mezzo vasetto di una crema antirughe di qualcun altro, pagandolo un terzo del prezzo di listino? In Giappone, giovani ragazzi e ragazze stanno foraggiando un mercato di cosmetici e make-up di lusso di seconda mano. Ciprie Chanel, mascara YSL, creme Estée Lauder e tutti i grandi brand del beauty trovano una seconda vita online passando di mano in mano, chiudendo un occhio sull’igiene. Il motivo? I prezzi competitivi. In fondo uno smalto rosso Chanel non cambia colore solo perché il flaconcino è stato già aperto. E lo stesso si può dire dei costosi pennelli professionali o dei tubetti di contorno occhi che fanno ringiovanire: perché – sembrano chiedersi i giovani giapponesi – spendere tanti soldi per un cosmetico di cui non si è sicuri dell’efficacia? Un test con un prodotto già aperto e rimesso in vendita può essere una valida alternativa.   

Secondo il magazine specializzato Business of Fashion, il Giappone fa da sfondo a un mercato di articoli di seconda mano valutato intorno ai 483,5 miliardi di yen (circa 4,59 miliardi di dollari) nel 2017, con una crescita vertiginosa anno su anno: il 58% secondo il ministero dell’Economia. Ma abbigliamento e accessori non hanno le stesse implicazioni igieniche del settore beauty. Il mercato per cosmetica e make up in Giappone è vastissimo e molto sofisticato. L’ossessione per la bellezza è condivisa da uomini e donne, la domanda per marchi di lusso – primo fra tutti Shiseido – è molto grande, profumerie e negozi di cosmetica si trovano a ogni angolo. Secondo Euromonitor International, il Giappone ha la più alta spesa pro-capite per questo tipo di prodotti.

Come sanno bene gli appassionati, però, i prodotti di bellezza di lusso costano molto. E sono sempre di più i millennials che ripiegano sull’usato, seguendo, inoltre, quella frugalità tipica dei giapponesi che fin da piccoli vengono incentivati a non sprecare nemmeno un chicco di riso. Non dimentichiamo che il Giappone è la patria di Marie Kondo, la teorica del “less is more” che togliendo oggetti e abiti dalle case incentiva a concentrarsi solo su pochi articoli. Così i giovani giapponesi hanno iniziato a spendere meno nel lusso da spalmare in faccia e a riciclare quello di qualcun altro. Ma dove? Ovviamente online: Mercari è la piattaforma leader delle vendite tra privati in Giappone. Ma ci sono anche Depop e Reddit dove sono apparsi cosmetici usati a prezzi dimezzati. Nessuno sembra preoccuparsi delle implicazioni igieniche che occorrono quando si condividono creme o prodotti per le labbra, lo scambio di batteri che c’è quando più persone usano lo stesso barattolo di crema. 

Tutto questo certamente cozza con l’immagine che abbiamo del Giappone, un Paese dove c’è un secchio per l’immondizia in ogni angolo, le persone indossano mascherine e tutti sono ossessionati dalla pulizia. Ad ogni modo, sembra che i giovani siano portatori di un cambio di mentalità, e siano disposti a correre rischi igienici a patto di avere nella borsetta cosmetici di lusso pagati poco. Su Mercari è possibile vendere cosmetici usati a patto che non siano scaduti e che foto e descrizione siano sufficientemente dettagliati. Una piattaforma del genere è l’ideale per le giovanissime che vogliono provare, ad esempio, ombretti dalle colorazioni stravaganti senza doverle pagare a prezzo pieno, oppure brand stranieri che costerebbero decisamente troppo per le loro tasche. Una boccetta di profumo Chanel n. 5 piena per i due terzi viene venduta a 65 dollari, circa la metà del prezzo di listino. Una palette di quattro ombretti “slightly used”, cioè un po’ usati, arriva a un terzo del prezzo in negozio. E pazienza se prima se li è messi sugli occhi qualcun altro. 

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