8 Gennaio 2020

Come ha fatto Israele a diventare una ‘startup nation’

Fortune

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Come ha fatto Israele a trasformare un territorio arido e poco popolato nello Stato con maggior numero di società innovative pro capite al mondo? Reportage da Tel Aviv, il cuore digitale della ‘startup nation’.

Articolo di Carlotta Balena apparso sul numero di Fortune Italia di gennaio 2019

Dream big, dice il motto che Shimon Peres ha scelto per il suo Centro per la Pace e per l’Innovazione a Tel Aviv. Sogna in grande, perché sei in Israele, il Paese che è riuscito a trasformare un territorio più piccolo della Sicilia, dalle scarsissime risorse naturali, e con una popolazione che oggi arriva a 8,9 milioni di abitanti, nello stato più avanzato al mondo in termini di tecnologia e imprenditoria innovativa.  

Sembrerebbe una contraddizione, ma questa è la terra delle contraddizioni. Come il vento caldo che percepisci sulla pelle, anche se è dicembre. Manca una manciata di giorni a Natale, eppure sui chilometri di spiagge puntellati dalle palme ci sono decine di surfisti e runner in boxer da mare. I grattacieli che svettano in centro e le decine di cantieri aperti, simbolo di una città che cresce a ritmo frenetico, stridono con le case antiche, un po’ diroccate, con i fili della luce a vista e i panni stesi alla finestra. Tel Aviv la chiamano ‘la città bianca’. Perché, a due passi dalla ‘city’, il suo tessuto è fatto di candide case basse dalle immense vetrate: sembra che nessuno voglia perdersi nemmeno uno scampolo di sole, che pure da queste parti abbonda. Qui, negli anni ’30, furono costruiti circa 4mila edifici in stile Bauhaus: la più grande concentrazione al mondo di questo stile architettonico scarno, senza alcun ornamento, dal 2003 riconosciuto come patrimonio dell’Unesco. Dove domina il bianco delle pareti e la curva dei balconi rotondi. La razionalità e funzionalità dell’architettura rispecchiano bene l’indole di chi ci vive dentro: gli israeliani che sognano in grande e vanno dritti al punto. Niente capitelli sui palazzi, niente convenevoli nelle conversazioni. Un’attitudine al pensiero e alla vita che molti indicano come il fattore principale del miracolo economico che Israele è riuscito a creare negli ultimi tre decenni.  

Benvenuti in quella che Dan Senor e Saul Singer nel loro libro del 2009 hanno fortunatamente battezzato la ‘Startup Nation’. “La metà delle persone che vedi in giro per Tel Aviv o nei caffè sta cercando di creare una startup” mi dice il tassista dal clacson facile che ha sulla macchina la bandierina di Gett, l’app che tutti qui usano per prenotare o pagare le corse. Chiedergli di pagare col bancomat è impossibile, accetta solo contanti. Si paga in shekel oppure via app (altra contraddizione). Gett è la startup israeliana dei trasporti fondata nel 2010 che ha raccolto in totale oltre 800 mln di dollari in finanziamenti, 300 solo dal gruppo Volkswagen, e che è valutata attualmente 1,4 mld di dollari.  

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di gennaio.

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