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L’economia sospesa ai tempi del Coronavirus

Le Borse continuano a bruciare miliardi. Le grandi aziende, nelle aree colpite, chiudono gli uffici e sperimentano lo smart working. Saltano gli eventi, vengono annullati i viaggi e gli spostamenti. Rimandati gli investimenti, congelati i contratti, evitata qualsiasi attività che non sia normale amministrazione. Nell’emergenza Coronavirus rallenta, fino a rischiare di fermarsi, l’economia dei grandi numeri.

C’è poi un’altra economia, quella quotidiana, quella dei consumi, quella dei piccoli numeri che sommati insieme diventano enormi. Negozi, ristoranti, locali, cinema, teatri vuoti. Artigiani senza clienti, spese di tutti i giorni rimandate a tempi migliori. Nelle aree colpite direttamente e in tutto il resto del Paese, dove i costi della psicosi di massa salgono con il passare delle ore.

Tutto questo, senza che al momento possa essere prevista la durata del periodo di sospensione che sta attraversando il Paese. La situazione innescata dalle misure prese rischia di sfuggire di mano, provocando il passo successivo, quello dell’interruzione dei flussi di lavoro e consumo, di spesa e di ricavi, che ne sostengono l’economia.

Mettere insieme le esigenze della tutela della salute, prioritarie, e quelle del governo del Paese, incluse le valutazioni sulle ricadute economiche, richiede equilibrio. Andare oltre l’ondata emotiva dell’emergenza richiede una capacità di valutazione che non può prescindere da due linee guida: le indicazioni della scienza e la capacità di prendere decisioni proporzionate alla reale dimensione degli eventi.

Sul primo fronte, è utile ricordare la sintesi di Walter Ricciardi, Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): “Dobbiamo ridimensionare questo grande allarme, che è giusto, da non sottovalutare, ma la malattia va posta nei giusti termini”. Per farlo, servono i numeri. “Su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario, il 5% è gravissimo, di cui il 3% muore. Peraltro sapete che tutte le persone decedute avevano già delle condizioni gravi di salute”.

Sull’altro fronte, si misureranno le capacità della politica e del governo, in particolare, di non farsi travolgere dalla pressione prodotta da un corto circuito fatto di cronaca, doverosa ma fisiologicamente ansiogena, e speculazione, sostenuta da informazioni approssimative, illazioni e congetture. In gioco, subito dopo la sicurezza e la salute, c’è anche la nostra, già fragile, economia.

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