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12 Marzo 2020

Coronavirus, quando lo smart working non si improvvisa

Antonio Santamato

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Quelli che stiamo vivendo sono giorni inusuali in cui tutti stanno cercando di convivere con nuove regole stringenti, cercando di continuare a vivere una vita normale. Nei limiti del possibile. Nei limiti della “distanza sociale” con il prossimo. I provvedimenti presi a causa dell’arrivo del coronavirus per molti hanno rappresentato l’occasione di sperimentare un nuovo modo di lavorare, lo smart working. Le aziende, chi prima, chi dopo, hanno consentito ai loro dipendenti e collaboratori di lavorare da casa. A questo punto è stato da subito evidente il gap tra aziende pubbliche e private, ma anche la differenza tra le società che sperimentano da tempo lo smart work e quelle che non l’avevano mai fatto. Sono molte, infatti, le aziende che hanno adottato in questi ultimi anni il “lavoro intelligente” per alcuni giorni a settimana, con risultati positivi sulla produttività e per la vita privata dei loro dipendenti. Per alcune aziende i flussi di lavoro, le modalità e le consuetudini non sono cambiate in queste settimane, perché rientrano in quella sfera di imprese che già utilizzano abitualmente questa tipologia di lavoro. Ne raccontiamo tre: Seta Capital, Fluentify e Worldz. Per loro lo smart work è un’abitudine già consolidata; con l’arrivo del Covid-19 quindi non hanno dovuto riprogrammare il loro lavoro.

Seta Capital, una boutique specializzata in servizi di consulenza cross border tra l’Italia e la Cina con uffici a Milano, Shanghai e Amsterdam, ha vissuto da vicino il dramma del coronavirus visto che una delle sue sedi si trova nella zona in cui tutto è iniziato. A febbraio avevamo intervistato il Ceo Tommaso Lazzari. Proprio per la gestione di un team diffuso in 3 diversi Stati e con 3 diversi fusi orari, sin dalla fondazione di Seta Capital nel 2014, Tommaso Lazzari ha impostato il lavoro con il team collegando tutti i dipendenti tramite l’app WeChat che permette di organizzare call e meeting, di scambiare file attraverso un hard disk in cloud e ha implementato un database che permette agli impiegati di accedere alle informazioni necessarie tramite qualunque device. L’unico elemento che per ora rimane bloccato è la gestione della documentazione che deve essere timbrata da un ufficio in Cina per poter mandare avanti alcune pratiche. “È stupefacente – afferma Lazzari – quanti incontri con i clienti si possono fare con questa modalità di lavoro. Mentre prima in una giornata se ne poteva fare uno solo, perché il cliente risiede spesso in una città lontana, ora le occasioni per fare ‘meeting’ virtuali in una giornata raddoppiano aumentando così la produttività. Al momento ritengo, sommando il risparmio delle spese di viaggio, il risparmio di tempo e tenendo in considerazione le perdite di efficienza con i clienti, che vi sia un aumento di produttività di circa il 20%”. “I punti di debolezza – continua – sono che ad alcuni clienti manca la cultura dell’utilizzo degli strumenti digitali e che Seta Capital lavora nel settore dell’internazionalizzazione e dell’attrazione di investimento in Italia ed è difficile che un imprenditore investa in un’azienda senza incontrare fisicamente i manager o vedere l’azienda di persona”.

Fluentify, società di Torino, operativa nel settore del long-distance learning, fondata nel 2013 da Giacomo Moiso, Claudio Bosco e Matteo Avalle, da diverso tempo permette ai propri dipendenti di lavorare da remoto. “I nostri collaboratori, già prima di questa emergenza avevano la possibilità di aderire allo smart working”, spiega a Giacomo Moiso, Ceo di Fluentify. Un passaggio naturale per l’azienda, con oltre 20 dipendenti organizzati in tre diverse sedi, che utilizza strumenti come Zoom per le video call, Slack per comunicare velocemente e Jira per la gestione dei progetti. “Senza un impianto tecnologico e di project management avanzato, sarebbe impossibile per la nostra Head of Education coordinare gli oltre 180 tutor sparsi in giro per il mondo – conclude Claudio Bosco, Coo di Fluentify -. Gestire un’azienda da remoto richiede sforzi da parti di tutti. La parola chiave resta: responsabilizzazione”.

Diverso il caso di Worldz, la piattaforma di Social Commerce che consente di ottenere uno sconto per lo shopping online, valutato in base alla popolarità social di ogni utente. Nata nel 2015 da un’idea di Joshua Priore, fin dal primo giorno Worldz ha offerto ai suoi 20 collaboratori la possibilità di lavorare completamente da remoto grazie all’impiego di una serie di tool di comunicazione e task management quali Skype, Asana e Pipedrive. Il Ceo Joshua Priore spiega che “il work-life balance di chi lavora in smart working acquisisce concretezza. Il team è probabilmente più unito così di quanto non lo sarebbe se fossimo fisicamente presenti. In un contesto in cui le società sono restie o riluttanti allo smart working, ho parlato con candidati che erano disposti addirittura al 30-40% del compenso in meno pur di lavorare da casa”.

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