17 Marzo 2020

Coronavirus, Air Dolomiti mette gli aerei a terra

Alberto Sisto

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Air Dolomiti, compagnia regionale e charter che fa capo al gigante dei cieli Lufthansa, si appresta a mettere, già dalla prossima settimana, tutti gli aerei a terra. La settimana scorsa la società, che ha la base operativa a Verona, aveva annunciato una riduzione dell’operativo del braccio italiano, ma la progressiva chiusura dei cieli, a causa del coronavirus, sta creando problemi anche alla solidissima casa madre della cicogna bianca i cui manager hanno deciso di mettere i motori al minimo, annunciando oggi anche il blocco della sorella austriaca.

Il gruppo tedesco al termine della riunione del consiglio di amministrazione prima del week-end ha fatto sapere che potrebbe essere costretta a tagliare l’operativo fino al 70%, con conseguenze devastanti per i conti, riassunte dall’annuncio di un risultato lordo significativamente più basso del 2019 e la proposta di un blocco del pagamento del dividendo.

L’aspetto più sconcertante del comunicato, oltre al continuo riferimento alla solidità finanziaria del colosso dei cieli (600 milioni appena raccolti sul mercato, che si aggiungono ai 4,3 miliardi disponibili e ad altri 800 milioni che si stanno negoziando), è che non si esclude la possibilità di vendere gli aerei. Alla solidità patrimoniale del gruppo, si legge, concorre “l’86% della flotta che è in proprietà e per il 90% libera da pegni garantendo un patrimonio di circa 10 miliardi”. Un gran bel gruzzolo che tuttavia non consente di guardare al futuro con tranquillità in un’azienda che ha spese operative per 30 miliardi l’anno. E così viene anche previsto il rinvio degli investimenti per rinnovare il parco aerei.

E i manager della società regional, dopo aver annunciato a dicembre del 2019 l’espansione dell’attività in Italia con l’apertura di un centro per la manutenzione a Firenze oggi hanno informato i sindacati italiani che Air Dolomiti ridurrà all’osso l’attività italiana, e fra una settimana metterà a terra la flotta e parte dei circa 1.000 dipendenti andranno in cassa integrazione.

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