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25 Marzo 2020

L’approccio alla gestione finanziaria di Moneyfarm

Giorgio Nadali

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Innovare il panorama degli investimenti, utilizzando una gestione semplice e trasparente. E con costi contenuti. E’ l’approccio alla consulenza finanziaria di Moneyfarm, spiegato da Paolo Galvani, presidente e co-fondatore Moneyfarm. 

Come nasce Moneyfarm?

Nasce dall’idea che troppe persone, soprattutto in Italia, non hanno accesso agli strumenti necessari per proteggere e accrescere il proprio risparmio nel tempo.

Quali sono i punti di forza e i numeri di Moneyfarm?

Credo che nel nostro piccolo abbiamo contribuito a innovare il panorama degli investimenti, in Italia. Grazie alle tecnologie che abbiamo sviluppato riusciamo a offrire una gestione semplice e trasparente agli investitori a prezzi molto competitivi. Il fatto che oltre 50.000 risparmiatori in Europa ci abbiano scelto è per noi motivo di grande orgoglio.

Considerato che non tutti gli investitori possono considerarsi geni assoluti della finanza, come può Moneyfarm supportare, in concreto, chi non alcun talento o conoscenza in fatto di investimenti?

Supportiamo gli investitori attraverso la consulenza indipendente. Il rapporto che abbiamo con loro (che non è quello prevalente nel panorama italiano della gestione del risparmio) è molto chiaro: prendiamo le scelte finanziarie che riteniamo migliori per il raggiungimento dei loro obiettivi. Esiste un perfetto allineamento degli interessi: i portafogli sono gestiti da un team di professionisti e tutti i nostri clienti possono avvalersi del supporto di un consulente che li supporti lungo il percorso di investimento.

“Negli affari le cose migliori da fare sono le cose semplici, ma farle è sempre molto difficile.” (Warren Buffet). Cosa ne pensa?

Apprezzo questa citazione e l’ho imparato con la mia esperienza imprenditoriale. Una cosa sono le idee, un’altra cosa è la loro realizzazione. Quando abbiamo fondato Moneyfarm ci immaginavamo un servizio in cui i risparmiatori fossero in grado di fare tutto in autonomia, ben presto ci siamo accorti che per far funzionare il nostro modello avremmo dovuto articolare meglio l’offerta (creando per esempio un team di consulenti). Lungo la strada si impara che negli affari niente è veramente semplice.

Nel 2018 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è diminuita, mentre il tasso di risparmio è lievemente cresciuto. Oltre il 50% non ha conoscenze di base in campo finanziario; il 77% non conosce i prodotti finanziari. Perché questa situazione e a quale target sociale si rivolge Moneyfarm?

Non saprei indicare le ragioni: sicuramente gli italiani hanno moltissima ricchezza e una grande cultura del risparmio e questo è un bene. Tuttavia, in generale, esiste una scarsa propensione a investire sui mercati e, in media, l’educazione finanziaria non è diffusa. Si tratta di un problema molto rilevante, perché se non riusciremo a fare le scelte corrette con i nostri risparmi significa che faremo fatica a proteggere la nostra ricchezza. Noi principalmente ci rivolgiamo a un target che ha già avuto dimestichezza con gli investimenti e che quindi può apprezzare meglio i vantaggi del nostro servizio. Il nostro prodotto piace anche ai giovani che si affacciano al mondo degli investimenti per la prima volta.

Il 30% delle famiglie italiane dichiara di possedere almeno un’attività finanziaria, rappresentata da fondi comuni e titoli di Stato italiani, rispettivamente nel 26% e nel 18% dei casi. È per questo motivo che In Italia il numero totale di milionari nel 2018 era solo di 418.090?

Non credo. In questi casi è difficile individuare il rapporto di causa ed effetto. In generale gli italiani hanno un patrimonio (mobiliare e immobiliare) grandissimo, che permette di mantenere uno stile di vita elevato anche a fronte di un mercato del lavoro che da anni fa fatica. Se continuiamo a tenerlo sui conti correnti questa cosa potrebbe non valere più per la prossima generazione.

Morningstar ha confrontato l’incidenza dei costi dei fondi di investimento aperti che gravano sui clienti retail in 26 nazioni, l’Italia è fanalino di coda insieme a Taiwan. Perché e cosa cambiare?

Sicuramente scarsa educazione finanziaria e possibilità di creare strutture di costo complesse hanno contribuito a elevare i prezzi. Noi abbiamo da sempre preso un approccio diverso: trasparenza e semplicità, oltre a costi contenuti. L’anno scorso l’Europa ha imposto delle nuove pratiche nella comunicazione dei costi: noi ci siamo battuti perché la normativa fosse recepita. Chi fornisce un servizio di consulenza può decidere di applicare i costi che ritiene consoni, l’importante è che ci sia consapevolezza dell’investitore e un mercato concorrenziale.

 

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