25 Marzo 2020

Coronavirus, Draghi e la ‘fine’ del debito pubblico

Fabio Insenga

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Mario Draghi sceglie il Financial Times per usare parole che cambiano senso allo scenario. Quando lo faceva da presidente della Bce doveva trovare il modo di ‘forzare’ il linguaggio controllato del banchiere centrale. Oggi può farlo con ancora maggior decisione. Dice due cose che, più di altre, hanno una profonda valenza economica e politica. Il debito pubblico, nella guerra al Coronavirus, non può avere lo stesso peso di prima e deve inevitabilmente crescere per salvare il debito privato; gli anni ‘20 sono un precedente che deve indicare la strada da seguire: “il costo della mancata azione può essere irreversibile”.

L’analisi è netta a partire dall’incipit. “La pandemia di coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Molti oggi vivono nel terrore o piangendo i loro cari. Le azioni intraprese dai governi per evitare che i sistemi sanitari vengano travolti sono coraggiose e necessarie. Devono essere sostenute. Ma quelle azioni comportano un enorme e inevitabile costo economico”.

L’ex numero uno della Bce osserva che “mentre molti affrontano il rischio di perdere la vita, molti di più rischiano di perdere i mezzi di sussistenza. Giorno dopo giorno, le notizie economiche peggiorano. Le aziende fanno i conti con perdite nell’intero sistema economico. Molte già si stanno ridimensionando e licenziano lavoratori. Una profonda recessione è inevitabile“.

Ancora, spiega Draghi, “la sfida che affrontiamo riguarda il modo di agire con sufficiente forza e velocità per evitare che la recessione si trasformi in una prolungata depressione, resa più profonda da una sequenza di default che lascerebbero danni irreversibili. E’ chiaro che la risposta debba coinvolgere un significativo incremento del debito pubblico. Le perdite del settore privato – e il debito per colmare il gap – devono essere assorbite, in toto o in parte, dai bilanci pubblici. I livelli più alti di debito pubblico diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata dalla cancellazione del debito privato”.

 

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