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Confindustria: economia colpita al cuore dal Coronavirus

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Numeri e parole per descrivere uno scenario economico ‘di guerra’. Se il pil nei primi sei mesi del 2020 registrerà un calo del 10%, è evidente che l’economia italiana sia stata “colpita al cuore”. Il Centro Studi di Confindustria fa i conti con l’emergenza Coronavirus e descrive un quadro drammatico per le imprese e, ipotizzando un “superamento della fase acuta dell’emergenza a fine maggio”, conferma la stima di un -6% per il 2020.

Numeri inequivocabili e parole che servono a spiegarli nelle loro conseguenze. A partire dall’avvertenza che riguarda ogni previsione: se l’emergenza dovesse protrarsi il costo complessivo salirebbe ancora: “Ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una percentuale ulteriore di prodotto interno lordo dell’ordine di almeno lo 0,75%”. Ecco perché “solo i prossimi mesi diranno” se nelle ipotesi fatte c’è “realismo o eccessivo ottimismo”.

Il messaggio politico è altrettanto fermo. “Bisogna agire immediatamente”, con interventi “massivi” in una misura che oggi “nessuno conosce”, “sia su scala nazionale che europea”. Proprio le istituzioni europee “sono all’ultima chiamata per dimostrare di essere all’altezza”. Non ci sono alternative. “Solo mettendo in sicurezza i cittadini e le imprese la recessione attuale potrà non tramutarsi in una depressione economica prolungata”, con una serie di conseguenze sul piano sociale: “aumento drammatico della disoccupazione e crollo del benessere sociale”.

Forte caduta del Pil. Nel primo semestre Il deteriorarsi del contesto economi- co interno e internazionale porta a prevedere una forte caduta del PIL italiano nel primo semestre di quest’anno, nell’ipotesi che la crisi sanitaria si prolunghi fino a maggio. Ad un arretramento del Pil del 4,0% nel primo trimestre, prevalentemente da ascriversi alla diminuzione del valore aggiunto nei servizi, seguirebbe una caduta del 6,0% nel secondo, quando anche il valore aggiunto dell’industria diminuirà in misura significativa (Grafico 1.10). Ciò per le conseguenze della caduta dell’attività nel terziario, per gli effetti diretti derivanti dalla sospen- sione della produzione in alcune aree o settori in Italia e per quelli indiretti derivanti dalle misure che sono state introdotte in quelle economie nelle quali la diffusione del Covid-19 è avvenuta con ritardo e che sono più strettamente legate da rapporti commerciali col nostro Paese.

Risalita lenta. Il recupero del Pil italiano è previsto a partire dal terzo trimestre del 2020, in maniera graduale. L’ipotesi è che le misure restrittive saranno al- lentate grazie a una frenata nella diffusione del Covid-19, in linea con quanto si sta già osservando in Cina. Il ritorno alla normalità però sarà lento, per cui la ripartenza è attesa procedere in maniera limitata rispetto alla caduta (nel secondo semestre si stima una variazione cumulata del Pil di circa +6,5 punti percentuali). Un boost importante, sebbene incompleto, è stato rappresentato dall’intro- duzione di misure anticicliche a metà marzo (circa 25 miliardi di risorse), a sostegno delle imprese e delle famiglie, che contribuiranno a contenere il calo del Pil. Questo decreto legge, cosiddetto ‘Cura Italia’, ha infatti adottato pri- me misure per il rafforzamento del sistema produttivo. Tuttavia, in aggiunta a questo intervento, è auspicabile che venga definito a breve anche l’utilizzo di risorse di fonte comunitaria, visto che gli interventi che restano da fare per la tutela del sistema sono molti e vanno in diverse direzioni. Nell’ultima settimana è stata anticipata da parte del Governo l’intenzione di varare un ulteriore decreto in aprile, di portata analoga a quello di marzo. Di queste misure, al momento, non sono disponibili i dettagli e, quindi, non sono incluse nel nostro scenario di base.

 

 

 

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