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1 Aprile 2020

Non solo Coronavirus, il caso Tirrenia

Morena Pivetti

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Il Mascalzone Latino, dal nome della barca a vela con la quale ha partecipato alla Louis Vitton Cup nel 2003 e nel 2007, al secolo Vincenzo Onorato, potrebbe avere incrociato la burrasca definitiva, onde così alte da capovolgerlo e spingerlo fuori gara. Come se già non bastassero i cavalloni prodotti dall’emergenza coronavirus. I commissari straordinari di Tirrenia hanno sequestrato i conti correnti della sua Compagnia di Navigazione Italiana (Cin) e lui, con quella che si fatica a non leggere come una ritorsione, ha annunciato l’immediata interruzione dei collegamenti marittimi, passeggeri e merci, con la Sardegna, la Sicilia e le Tremiti. Già resi difficili dalla pandemia, e per i quali deve garantire “la continuità territoriale”, visto il sonante contributo di 73 milioni ogni anno dallo Stato.

Martedì pomeriggio nella conference call con i commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria (la ex azienda di Stato) e i vertici di Tirrenia Cin, il veicolo societario con il quale nel 2015 onorato ha rilevato gli asset quando è stata privatizzata, la ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, e il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, hanno chiesto ad entrambi di adottare entro 24 ore gli atti necessari a sbloccare le navi per garantire la continuità. Poi si arriverà alla definizione anche della complessiva situazione debitoria di Tirrenia CIN.

Da mesi in guerra contro tutti, fossero, di volta in volta, i commissari a cui deve una prima tranche di 55 milioni di euro (sui 115 milioni totali stabiliti dalla Commissione Ue), i bondholder che hanno in mano sue obbligazioni per 300 milioni di euro piuttosto che i concorrenti sulle rotte per Sardegna e Sicilia o il governo sul Registro Internazionale per l’imbarco dei marittimi, il patron di Moby e Tirrenia Cin  è incappato anche negli strali della ministra De Micheli.

“Per mesi Tirrenia non ha risposto alle richieste dei commissari e ora non può scaricare le responsabilità sulla politica – ha scandito De Micheli –. Il presidente Onorato è stato convocato da me e dal ministro Patuanelli per rendere conto del comportamento di un’impresa che deve gestire un’attività di trasporto di servizio pubblico con soldi pubblici. La pazienza ha un limite e il limite è stato superato”

Ma ripercorriamo i fatti con ordine. I tre commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria, Gerardo Longobardi, Beniamino Carovita di Toritto e Stefano Ambrosini, hanno disposto il sequestro cautelativo dei conti correnti di Cin. Una mossa obbligata, hanno spiegato i commissari: “L’esecuzione del sequestro in ottemperanza al provvedimento del tribunale di Roma del 4 marzo scorso è per legge un atto dovuto”. Aggiungendo che “la decisione è stata assunta in piena intesa con l’Autorità di Vigilanza”. E non va dimenticato che, in caso di inadempimento, i commissari rischiavano di essere citati per danno erariale.

La famiglia Onorato ha reagito puntando il dito contro di loro: “Malgrado Cin abbia più volte comunicato in forma scritta la propria disponibilità ad offrire, nei limiti del consentito, garanzie di pagamento di quanto reclamato da Tirrenia in amministrazione straordinaria, i commissari hanno eseguito, in questo momento così drammatico per il Paese, un sequestro conservativo sui conti correnti di Cin. La società è liquida ma, di fatto, il blocco dei conti correnti ne impedisce l’operatività e paralizza la compagnia”. Nuova replica dei commissari: “Il tentativo di Cin di strumentalizzare a proprio favore il drammatico frangente in cui si trovano l’Italia e il mondo intero si commenta davvero da sé”.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dello Sviluppo Economico precisavano, a loro volta, che il sequestro conservativo “è stato assunto dall’organo commissariale in autonomia e indipendenza di giudizio, sulla scorta di un parere favorevole reso dal Comitato di Sorveglianza, che tutela le ragioni e la posizione del ceto creditorio”. Il Mit ha poi garantito che “in questa fase critica per il Paese, in emergenza Covid-19, attraverso l’operatività di altri armatori non ci saranno problemi di trasferimento delle merci, in particolare alimentari e farmaceutici, e di collegamenti con le isole. In caso di necessità si attuerà un piano straordinario”.

La strambata con cui Onorato ha sospeso i collegamenti con le isole potrebbe rivelarsi una manovra errata, e nel momento sbagliato, per la gioia dei suoi concorrenti, Grimaldi Lines e GNV, che negli ultimi anni gli hanno sottratto traffico e hanno subito garantito che i servizi con le isole non si interromperanno. Lo stesso ha fatto Confitarma, l’associazione degli armatori aderente a Confindustria: “Posso assicurare che i nostri associati e anche altri armatori – ha affermato il presidente Mario Mattioli -, che già oggi effettuano circa il 70% dei servizi, continueranno a garantire i collegamenti marittimi con la Sardegna, la Sicilia e le isole minori per il trasferimento delle merci essenziali. Mi è stato confermato che è già in programma il potenziamento delle corse esistenti”.

Dello stesso tenore la nota di Alis, l’associazione guidata da Guido Grimaldi. “L’intero cluster Alis e, in particolare, tutti gli armatori e i trasportatori associati, continueranno ad operare in prima linea per garantire la continuità territoriale. Intendiamo agire ed operare al fianco del governo e delle isole”, ha reso noto il direttore Marcello Di Caterina.

Tanto che Vincenzo Onorato ha poi ha deciso di ripristinare, utilizzando navi Moby, quattro linee: la Livorno-Cagliari, la Civitavecchia-Olbia, la Genova-Porto Torres e la Napoli-Cagliari.

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