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Space economy, i piani dell’Esa contro il Coronavirus

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Ne sentiamo parlare soprattutto quando seguiamo i nostri astronauti. Ma l’Esa, l’Agenzia spaziale europea, potrebbe aiutare a rilanciare un intero settore industriale. Anche dopo il Coronavirus. La versione completa di questo articolo, a firma di Alessandro Pulcini, è disponibile sul numero di Fortune Italia di aprile.

 

Le agenzie spaziali “devono cambiare”. Johann-Dietrich Wörner ha appena terminato il suo giro per i padiglioni della Fiera di Roma, durante l’expo sulla New Space Economy dello scorso dicembre. Pochi giorni prima si trovava a Siviglia, per la Ministeriale che ha portato nelle casse dell’Agenzia spaziale europea 14,4 mld di investimento dagli Stati membri (con l’Italia al terzo posto dopo Germania e Francia: 2,3 mld investiti) per i prossimi cinque anni: un budget record per l’agenzia. A Roma il Direttore generale dell’Esa ripete quello che aveva detto in Spagna. L’Esa deve passare “da space agency a new space agency, il che significa sempre più riduzione dei costi, attività commerciali, innovazione, flessibilità e agilità”.

D’altronde, a vedere quanto si è sviluppata la filiera industriale legata allo Spazio (solo all’expo di Roma erano presenti 140 espositori tra aziende, centri di ricerca, istituzioni e startup), andare in una direzione diversa sarebbe controproducente. L’esplorazione spaziale è diventata un business. Perché non usare tutta la potenza dell’agenzia per ottimizzarlo?

Qualche mese dopo, il 28 febbraio, sul suo blog, il Direttore generale ha annunciato con un anno di anticipo il suo addio all’Esa: non rinnoverà il suo mandato, che, iniziato nel 2015, scadrà nel 2021. Anche se non è riuscito a “fare il 100%” di quello che voleva, Worner lascerà un’agenzia completamente “trasformata, dentro e fuori”. L’industria spaziale “sta cambiando rapidamente, e insieme ci siamo assicurati che l’Esa avrà un ruolo centrale”. Nel suo ultimo anno da Dg, comunque, “c’è ancora molto lavoro da fare, bisogna lavorare a stretto contatto con i nostri Stati membri per rendere l’Esa una ‘European NewSpace Agency’. Ciò include la discussione di una nuova collocazione per l’Esa, in un ambiente spaziale in evoluzione”. Il titolo dell’articolo di Worner è ‘un mese fuori dal normale’: il 28 febbraio infatti la (ancora non proclamata) pandemia di Coronavirus sta cominciando a raggiungere numeri importanti. “Non appena il virus ha raggiunto l’Europa, abbiamo definito misure chiare per l’Esa per ridurre al minimo la sua diffusione”, ha scritto Worner. “A causa della necessità per noi di continuare a far funzionare i satelliti, ci sono alcuni limiti a ciò che possiamo fare”. Le peculiarità senza precedenti di una crisi al contempo sanitaria ed economica mettono a dura prova qualsiasi industria. Quella spaziale, però, sembra avere le caratteristiche per reggere l’impatto. E le armi per ripartire.

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di aprile. Si può comprare in edicola e in versione digitale, oppure ci si può abbonare:

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