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14 Aprile 2020

Bankitalia: Per affrontare il Coronavirus servono più dati

Alessandro Pulcini

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“Già negli scorsi anni sono emerse numerose proposte per mettere i dati delle Big Tech a servizio del bene pubblico”. Ora che l’emergenza coronavirus ci ha messo di fronte a conseguenze economiche senza precedenti e difficili da prevedere, “è il momento di accelerare l’adozione di quelle migliori”. A dirlo è Bankitalia, in un paper dal titolo ‘Salviamo i dati economici dal Covid-19’ a firma di Claudia Biancotti, Alfonso Rosolia, Fabrizio Venditti e Giovanni Veronese, gruppo di monitoraggio dell’emergenza Covid-19.

 

“Due soli sistemi operativi, prodotti da Google e Apple, raccolgono dati da miliardi di dispositivi elettronici. Facebook ha almeno 2,4 miliardi di utenti attivi almeno una volta al mese. A fronte delle misure di lockdown, Amazon sta fortemente espandendo i suoi servizi di consegna a domicilio in tutto il mondo. L’impressionante mole di informazioni a disposizione di queste imprese può essere utilizzata per affrontare la crisi”, si legge nel paper. Proprio Google e Apple si sono già attivate sul tema, perlomeno per quanto riguarda le conseguenze sanitarie del coronavirus: attiveranno un sistema di tracciamento attraverso Bluetooth che possa aiutare a gestire il contenimento dell’epidemia.

 

“Il 19 febbraio 2020 la Commissione europea ha pubblicato la European Data Strategy, al termine di un lungo processo. La strategia illustra possibili modelli di cooperazione tra produttori pubblici e privati di dati, per liberare il potenziale di riutilizzo dell’informazione. Con particolare tempismo, suggerisce che ‘l’uso di dati aggregati e anonimizzati dalle piattaforme social può costituire ad esempio un utile complemento alle informazioni provenienti dalla rete sanitaria in caso di epidemia’. Un altro risultato importante è l’accordo siglato nello scorso marzo tra Eurostat e Airbnb, Booking, Expedia e Tripadvisor per l’accesso a dati unici e affidabili sul turismo. Al tempo del Covid-19, queste iniziative di collaborazione dovrebbero essere non solo rafforzate, ma anche estese alle altre piattaforme tecnologiche più diffuse”, suggerisce il gruppo di lavoro della Banca d’Italia.

 

L’epidemia di Covid-19, secondo lo studio, avrà un impatto negativo su imprese e famiglie in tutto il mondo “non solo attraverso i suoi effetti diretti sull’attività economica e sull’occupazione, ma anche indirettamente poiché ostacola la produzione delle statistiche ufficiali. Rischia di venire compromessa una fondamentale bussola per chi prende decisioni di politica economica, per i mercati e per il pubblico”.

 

Secondo i componenti del gruppo di monitoraggio dell’emergenza dell’istituto di via Nazionale, “vi è poi un altro aspetto rilevante: una diffusa mancanza di informazioni è un’arma formidabile in mano a quanti mirino a lacerare il tessuto delle nostre democrazie. In assenza di dati attendibili, che ancorino il dibattito pubblico, prospera la disinformazione. Diventa più facile – scrivono – far circolare notizie non accurate su questioni rilevanti come i costi umani ed economici della pandemia, per esagerarne o minimizzarne gli effetti a seconda della convenienza del momento e di strategie di più lungo termine. Siamo di fronte a una sfida senza precedenti che, in quanto tale, richiede sinergie nuove” tra istituti nazionali di statistica, altri enti pubblici, aziende specializzate nella costruzione di basi informative economiche e grandi piattaforme tecnologiche.

 

“Il mondo naviga in acque quanto mai agitate. Forse per la prima volta nella storia, abbiamo tutti di fronte la stessa minaccia, nei Paesi avanzati come in quelli emergenti, dentro e fuori le città, a tutti i livelli di reddito, di ricchezza e di istruzione. Ogni persona e ogni istituzione – si legge nel documento – può fare una parte nell’arginare l’onda. In molti possono concorrere a disegnare una mappa attendibile. Non riuscirci indebolirà la capacità di affrontare l’emergenza e l’efficacia dell’azione pubblica. In questo momento non ce lo possiamo permettere”, conclude lo studio sul coronavirus diffuso dall’istituto di via Nazionale.

 

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