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17 Aprile 2020

Coronavirus, il food&beverage tra i settori più colpiti

Antonio Santamato

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Tra i settori più colpiti dall’emergenza Coronavirus c’è il food and beverage. Si è misurato (e si misurerà) con il brusco calo del flusso turistico nelle città e che ha dovuto da subito chiudere i battenti al pubblico lasciando aperto, in alcuni casi, solo il delivery. A preoccupare gli imprenditori è soprattutto il pagamento degli stipendi per i propri dipendenti.

 

“È un momento drammatico per la ristorazione – afferma a Fortune Italia Dennis Tesciuba, COO & Co-Founder della catena di ristoranti giapponesi Daruma Sushi (www.darumasushi.com) che a Roma è presente con 7 ristoranti – Non c’è cosa più difficile per un imprenditore che gestire una situazione in cui i propri esercizi al pubblico non possono fatturare.  Saggiamente il Governo ha autorizzato le consegne a domicilio e noi siamo al momento operativi su tutta la città con un servizio capillare per i nostri clienti”. Il calo del fatturato di marzo di Daruma Sushi corrisponde attualmente al 70% in meno rispetto a marzo 2019 e si prevede lo stesso per il mese di aprile. “Dopo l’emergenza la gente ricomincerà ad uscire ma non con la spensieratezza di prima.  Sarà un periodo non semplice e mi auguro che il Governo faccia di tutto per sostenerci anche dopo che sarà passata l’attenzione mediatica sull’emergenza. Detto ciò – prosegue Tesciuba – quello della cassa integrazione è stato un intervento fondamentale, ma è necessario sburocratizzare al massimo le procedure per far pervenire questo denaro ai dipendenti.  Per il lato imprenditoriale auspichiamo un aiuto più deciso per il pagamento dei canoni di affitto che ovviamente al momento sono spropositati rispetto all’attuale volume di lavoro”.

 

È d’accordo anche Pierluigi Bizzarri, CEO del Gruppo Bizionaire che a Firenze e nell’hinterland è proprietaria di 7 ristoranti e che nel mese di marzo ha riportato una perdita del 95% del fatturato. “Valutando l’intero 2020 – afferma a Fortune Italia Bizzarri – possiamo prevedere una perdita totale pari al 65%. La ripartenza sarà lenta, i locali si ritroveranno a dover lavorare con il 50% dei posti a sedere, ma con il solito personale, il consueto affitto, i medesimi costi, mentre da parte dei consumatori mi aspetto positività, fiducia e un generale atteggiamento filantropico perché, senza dubbio, nel male abbiamo ritrovato attenzione ed umanità per il prossimo. Il Covid-19 lascerà il segno, troveremo una ‘nuova normalità’, si tornerà ad usufruire di ristoranti e bar, certo, ma con attenzioni ed esigenze differenti”. Sul futuro remoto Pierluigi Bizzarri è meno speranzoso: “L’aiuto dello Stato – dice – è solo una parte di ciò che serve per l’avvenire e potrà garantire circa 4 mesi di sopravvivenza. La liquidità è senza dubbio importante ma servirà solo per la ripresa e, al di là delle garanzie e della bontà dell’operazione, rappresenterà comunque un debito ulteriore che l’azienda dovrà restituire in 6 anni, appesantendosi ulteriormente. Per me il futuro va totalmente ricreato ed è questa è la parte più difficile, la vera sfida per garantirsi il futuro e che preparerà la più grande selezione nel nostro ambiente”.

 

A fare da contraltare alle cattive notizie, ci sono per fortuna molte iniziative che hanno concesso di aumentare la speranza per un futuro migliore. Azimut, la prima realtà finanziaria indipendente nel settore del risparmio gestito in Italia, ha lanciato ad esempio “Azimut Sostieni Italia”, una nuova iniziativa per supportare le attività imprenditoriali commerciali particolarmente colpite dall’emergenza. Si tratta di un nuovo veicolo d’investimento studiato per far confluire capitali privati direttamente alle attività commerciali territoriali che hanno necessità di supporto per la loro ripresa. I capitali vengono raccolti attraverso una campagna su MamaCrowd, piattaforma di equity crowdfunding. L’iniziativa ha il duplice obiettivo di essere di supporto alla ripresa degli esercizi commerciali e di generare rendimento per gli investitori che, aderendo all’iniziativa, supportano così il rilancio del Paese.

 

“Quello del food and  beverage – afferma a Fortune Italia Paolo Martini, AD e Direttore Generale di Azimut Holding – è un settore strategico per l’Italia e la sua economia, che in Italia vale 86 miliardi di euro di fatturato e occupa 1,2 milioni di persone, risorse preziose che a nostro avviso non devono essere abbandonate. Sono questi gli esercizi commerciali i più colpiti economicamente dalla diffusione del virus, con flussi di cassa che si sono improvvisamente interrotti”. Azimut seleziona gli esercizi (ristoranti, bar e società di catering) meritevoli di accedere al veicolo tramite un team che, per mitigare il più possibile l’assunzione di rischio di default, opera sfruttando informazioni elaborate da Wiserfunding, la piattaforma fondata dal Prof. Edward Altman specializzata nella valutazione del merito creditizio delle Pmi. La soglia di ingresso per gli investitori è di 1.500 euro e l’obiettivo di raccolta totale è pari a 8 milioni di euro, il massimo consentito dalla normativa per ogni singola campagna di crowdfunding. Il veicolo prevede in questo modo di supportare circa 70 esercizi commerciali con un ticket medio di circa 100 mila euro. “In sei giorni la campagna ha già raccolto 250 mila euro  – afferma Martini – e ci aspettiamo un’accelerazione nelle prossime settimane. È un’iniziativa per la quale Azimut non riceverà alcuna commissione se non quella una tantum che andrà a coprire i costi di costituzione del veicolo e della sua operatività. Dalle nostre simulazioni è emerso che il rendimento potrà essere di circa il 3,5-4% annuo”. In questo momento di emergenza, conclude, “riteniamo che supportare le eccellenze del territorio sia fondamentale per garantire stabilità e durata alle loro attività e contribuire così a creare un effetto traino per l’intera economia nazionale”.

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