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27 Aprile 2020

Ricostruzione, De Masi: il vero criterio keynesiano è rimboccarsi le maniche/Video

Carlotta Balena

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“Ci siamo ritrovati nello smart working come naufraghi, come persone che non hanno deciso nulla. E invece potevamo decidere”. Secondo il sociologo e professore emerito dell’Università Sapienza di Roma Domenico De Masi l’Italia ha potuto finalmente sperimentare largamente lo smart working, tema su cui si è concentrata la sua ricerca negli ultimi decenni. Il professore è stato ospite del ciclo di incontri Ricostruzione di Fortune Italia. 

 

Dalla fine degli anni ’80 a oggi non è cambiato tanto in fatto di telelavoro: “I telelavoratori all’inizio del 2020 erano una parte esigua, poi è arrivato il virus e in 4 settimane il numero di lavoratori in smart working è schizzato. Ma temo che i capi stiano aspettando la fine dell’epidemia per riportare tutti nell’ovile aziendale. Se da una parte la situazione è incoraggiante perché si è fatto un grande esperimento collettivo, dall’altra non sono sicuro che gli aspetti che abbiamo appreso saranno poi applicati con perseveranza, perché l’incompetenza è eccessiva”.

 

Un’opinione aspra è quella rivolta a un concetto di lavoro incessante proveniente soprattutto dalle regioni del Nord Italia: “Andrebbe ridiscussa con gli amici lombardi una visione per cui hanno fatto di tutto affinché si chiudesse il più tardi possibile e hanno fatto di tutto affinché si riaprisse il prima possibile. Durante questi mesi hanno lavorato quasi come sempre. C’è chi non ha mai smesso di lavorare, per esempio le aziende che producono armi. C’è una visione di lavoro onnivora per cui il lavoro prima di tutto, anche prima della famiglia e non parliamo dei famigliari. Questa massa di morti negli ospizi è vergognosa. È l’evidenza di una abitudine efferata a ‘stoccare’ i vecchi anziché onorarli in casa, in questi luoghi che praticamente precedono il camposanto e ne accelerano l’accesso, perché vivere in un ospizio significa vivere anni in meno con quel tipo di socializzazione coatta. Questa visione andrebbe riconsiderata”.

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