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30 Aprile 2020

Coronavirus, cosa insegna l’emergenza agli under30

Chiara Baldi

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Sarà una ‘fase 2’ con giorni difficili perché la pandemia di Coronavirus è stata “uno spartiacque” ma, anche, un modo per rafforzare “il senso di appartenenza a una comunità nazionale” che potrà essere la risorsa decisiva proprio per la ripartenza. È il pensiero che emerge dall’ottava edizione dell’Osservatorio Giovani e Futuro di MTV, l’indagine sugli under-30 italiani promossa da ViacomCBS Networks Italia, in relazione all’emergenza Coronavirus. “I dati raccolti puntano dritti ad una conclusione: dobbiamo ripartire dai giovani, ribaltando la cronica condizione di marginalità economica, sociale e culturale in cui si trovano”, commenta Andrea Castellari, EVP e Amministratore Delegato ViacomCBS Networks Italia, Medio Oriente e Turchia, secondo cui il “nostro ruolo come media è anche quello di essere cassa di risonanza e amplificatori delle loro richieste. I ragazzi chiedono di essere riconosciuti come risorsa su cui investire, nel lungo percorso verso il rilancio della nostra economia, di non essere più considerati come ‘un onere di sistema’”.

 

Per Castellari, si deve “incentivare la condivisione di idee innovative, incubatori e start-up, valorizzare in sede di assunzione le esperienze di impegno sociale e volontariato, favorire il ricorso a e-learning e smart working anche in futuro: pensiamo che un segnale concreto di attenzione verso i ragazzi possa e debba partire da qui. Su questo sarà certamente necessario riflettere, anche a livello istituzionale”.

 

Tra i tanti aspetti analizzati dalla ricerca – a cui, a fine marzo, hanno preso parte mille giovani tra i 16 e i 30 anni – c’è anche quello sul mondo che verrà e sulla scuola, con particolare riferimento a e-learning e maturità. Per quanto riguarda la ‘fase 2’, l’86% degli intervistati dice che piccole e medie imprese e le partite Iva potranno trovarsi in difficoltà economiche serie, mentre un altro 86% del totale pensa che le competenze scientifiche troveranno una nuova centralità. Infine, l’87% dei mille intervistati crede che si dovrà riconoscere l’importanza della sanità pubblica, in cui tornare ad investire. Un altro tema caldo è quello della digitalizzazione: in questo caso, il 74% di loro pensa che questa sia una risorsa più utilizzata per lavorare e studiare, anche se gli smart workers intervistati (224 persone) lamentano una dotazione domestica non adeguata al lavoro agile.

 

In più, per quanto i più giovani ammettano che lo studio su piattaforme digitali possa essere una opportunità, la scuola resta il luogo di crescita per eccellenza. Il 94% degli intervistati studia in modalità e-learning e di questi il 65% ne è soddisfatto. Ma otto ragazzi su dieci pensano che la relazione diretta con compagni e insegnanti sia insostituibile. Per la metà degli intervistati i voti assegnati in questi mesi sono validi, mentre più di sei su dieci pensano che la promozione debba essere garantita a tutti, garantendo dopo corsi per colmare le lacune. Uno dei temi che più preoccupa gli studenti delle superiori è quello della maturità: non chiedono l’annullamento dell’esame di maturità, ma una revisione che lo semplifichi. La quasi totalità (97%) chiede una prova d’esame commisurata al programma svolto; il 91% vorrebbe una commissione interna; il 64% vorrebbe l’ammissione per tutti gli studenti e il 70% vorrebbe che l’esame fosse solo orale. Infine, il 67% di coloro che frequenta l’ultimo anno è preoccupato che l’attuale situazione impatti negativamente sull’arrivo all’università.    

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