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7 Maggio 2020

Nel 2025 il 50% dei consumi di lusso sarà in Cina

Maria Elena Molteni

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(Luxury and Finance) – Tra le tante conseguenze della pandemia da coronavirus, una su tutte si rende evidente nel mondo del lusso: entro il 2025 il 50% dei consumi parlerà cinese. Letteralmente, perché saranno domestici. Intanto, per il primo trimestre del 2020, si assisterà a una contrazione del 25% per l’intero comparto, e per il secondo quarter la stima è di una decrescita di circa il 50-60%. Le stime sono di Bain & Company e sono contenute nel Monitor Bain Altagamma sui Mercati Mondiali.

 

 

Due gli scenari invece per il secondo semestre: “vanno da una situazione più positiva che implica una recovery molto forte della Cina e un forte rimpatrio dello shopping turistico e un secondo scenario, al momento il più probabile, con un rebound più rallentato e un forte strascico recessivo sull’Europa e gli Stati Uniti cui si aggiunge uno zero di traffico turistico” chiarisce Claudia D’Arpizio, partner di Bain, evidenziando una forbice che va da ±0/-10% e -20/-25% nella seconda metà dell’anno e che implica una decrescita nel 2020 tra il -20/-25% e il -30/-35%. Va da sè che anche la profittabilità sarà colpita fortemente e “anche i brand che hanno notoriamente margini molto alti potranno al limite andare a break even o passare leggermente in negativo”. Federica Levato, coautrice dello studio e anch’essa partner di Bain, mostra un mondo spaccato quasi a metà: Europa e America da una parte con un impatto della crisi sull’economia reale, sulla consumer confidence e sulla capacità di spesa dei consumatori e una parte Est del mondo che andrà veloce, con “la Cina in particolare, ma anche il resto dell’Asia”.

 

 

Con il fermo dei viaggi e dei flussi turistici, i consumi si riverseranno entra moenia. “Se ci proiettiamo al 2025 vediamo innanzitutto una middle-class cinese sempre più desiderosa e volenterosa di entrare in questo mondo, al punto tale che tale che sarà un grandissimo mitigante e un motore a livello globale. Per questo – spiega Levato – rimaniamo positivi e prevediamo una crescita overall dal 2019 al 2025 di un 2-3%” (da 4,5% della precedente stima).

 

 

Insomma, “il mercato sarà sempre più cinese. Probabilmente quasi 50% del consumo al 2025 sarà trainato da consumatori cinesi. Il grande cambiamento sarà che questi consumatori ridirezioneranno i loro acquisti in Cina. Che diventerà, diversamente da quello che proiettavamo qualche mese fa, il primo mercato del lusso a livello di consumi locali. Questo avrà impatti fortissimi su come i player dovranno ridisegnare la loro route to consumer, la loro strategia a servizio del consumatore nei diversi touchpoint e nelle diverse aree del mondo” sottolinea Levato. Per quanto riguarda l’online che è l’unico canale di vendita a crescere nel 2020 raggiungerà una penetrazione del 30% nel 2025.

 

 

Tornando alle stime sull’anno in corso, l’Altagamma Consensus 2020, elaborato in collaborazione con 22 analisti internazionali, stima un calo dei consumi di beni di lusso personale su tutti i mercati, con una media del -20%. Per Europa (-29%) e Americhe (-22% il Nord e -21% l’America Latina) si prevede la maggior decrescita. Gli acquisti dei consumatori cinesi (-9%, primi ad uscire dall’emergenza), giapponesi (-14%) e del resto dell’Asia (-16,5%) sono attesi in forte diminuzione nel 2020, anche se con un impatto inferiore rispetto a europei (-25%) e nord americani (-21%). Per quanto riguarda i prodotti, hard luxury e abbigliamento sono i segmenti che soffrono di più le conseguenze del coronavirus. I peggiori impatti sono stimati per gioielli (-23%), orologi (-25%) e abbigliamento (-21,5%), mentre per pelletteria (-17%) e cosmesi (-13%) il calo sarà inferiore. In calo anche la profittabilità  delle imprese del comparto del 30% nel 2020. “Un forte segnale positivo è la performance dei canali digitali retail: +16% e  wholesale +12%. La trasformazione digitale delle aziende sarà certamente potenziata e la crisi porterà a nuovi stili di vita – più sostenibili, moderati e  consapevoli – la cui interpretazione sarà determinante per il rilancio dell’ alto di gamma” sottolinea Stefania Lazzaroni, direttore generale di Altagamma. Per il presidente Matteo Lunelli “l’industria creativa italiana, dotata di risorse manifatturiere, creative e imprenditoriali uniche, ha le carte in regola per rilanciarsi e tornare a esercitare la sua leadership mondiale. Vi sono però alcune priorità: nel breve periodo la tutela delle filiere in difficoltà; nel medio periodo la trasformazione digitale, il rilancio del turismo, che è strategico per tutti i settori,  e un’attenzione ancora più forte alla sostenibilità ambientale e sociale”.

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