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13 Maggio 2020

Coronavirus, sostenibilità non più rinviabile a tempi migliori

Maria Elena Molteni

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Nella drammaticità dell’emergenza sanitaria alcune cose le abbiamo capite, con grande chiarezza: che l’ambiente è il pilastro su cui costruire il futuro e la sostenibilità il metro dell’agire delle società, delle aziende e delle persone. Temi non più rinviabili a tempi migliori. Emanuela Trentin, amministratore delegato di Siram Veolia, gruppo presente in Italia con oltre 130 sedi tra uffici operativi e presidi, impegnato nella gestione del ciclo globale di energia, acqua e rifiuti speciali, ne è certa: “Credo che questo momento abbia portato a una riflessione importante sul tema, in particolare su quello che è l’impatto di un comportamento non sostenibile, a tutti i livelli. Il Coronavirus in qualche modo viene legato al tema della sostenibilità, allo sfruttamento del pianeta e ai disequilibri e può diventare, proprio per questo, un motore di ripartenza. Ci ha costretti a ripensare alle basi, alle cose importanti”. Siram Veolia non si è mai fermata durante il lockdown, per la natura stessa del suo business e per la tipologia di clienti cui si rivolge. Tra i privati (che pesano per il 15% dei ricavi), i maggiori clienti non hanno subito battute d’arresto in ragione del Covid-19. E Siram Veolia di conseguenza. Ma è con il pubblico che la società opera soprattutto, tanto che il settore pesa per l’85% del giro d’affari. Siram Veolia sin dal ‘minuto uno’ dell’emergenza sanitaria ha attivato protocolli e processi interni che l’hanno resa immediatamente operativa.

 

L’amministratore delegato spiega che “tutte le sedi sono state rapidissimamente convertite allo smart working”. Ciò è stato possibile perché “già un anno e mezzo fa abbiamo aderito a un progetto globale Veolia di passaggio alla piattaforma Google e abbiamo spostato tutti gli applicativi su cloud”. Di conseguenza, “eravamo pronti e questo ci ha consentito di fare lavorare da casa tutte le persone impiegate ad accezione dei tecnici che operano su sito e in particolare sui sistemi di telecontrollo degli ospedali che non sono ancora in cloud. Questo è stato un grandissimo vantaggio”. Dei 3000 dipendenti del gruppo, 2000 sono operativi e almeno 1500 di questi dedicati agli ospedali.

 

“Li abbiamo dotati immediatamente di mascherine FFP2 o analoghe – evidenzia Trentin – di massima sicurezza, aspetto che ci ha creato non poche difficoltà, perché all’inizio non si trovavano, oltre a un impegno economico notevole”. Ma “per noi – tiene a sottolineare – la salvaguardia dei lavoratori è la cosa più importante. Lavorando in ambiente ospedaliero, tra l’altro, sono particolarmente esposti al rischio. Abbiamo rivisto la pianificazione delle attività, cercando di rimandare e anche diminuire la periodicità di tutte le operazioni pericolose”. Ad esempio, è stata completamente rivista la turnazione delle squadre che prima si incontravano per un passaggio di consegne. Bandita la possibilità di un contatto massivo, oggi vengono forniti report scritti alla squadra del turno successivo. Agevole per Siram Veolia anche l’organizzazione del lavoro per fasce orarie: “Già lavoriamo su più turni, siamo già attivati in tal senso”. Un tema che andrà affrontato a livello dei contratti sarà però la copertura oraria, che ora è fissa e che “dovrà essere in qualche modo rivista”.

 

Se l’attività negli ospedali è stata centrale in questi mesi, una parte del business del gruppo riguarda le scuole. Anche in questo caso, nonostante fossero chiuse, gli interventi non sono cessati del tutto, perché la manutenzione viene operata proprio quando gli studenti non sono in classe. “Ora staremo a vedere come verrà riorganizzata l’attività nelle scuole. Esiste la possibilità che si debba garantire il riscaldamento per un arco di tempo giornaliero più lungo. Anche in questo caso dipenderà dalla amministrazione pubblica come organizzarsi per rispondere a nuovi bisogni”, sottolinea l’ad.

 

Per una realtà che non ha mai smesso di operare, la contrazione del business evidentemente non è stata rilevante: “abbiamo stimato una riduzione inferiore al 10% lato ricavi. Ma onestamente è ancora tutto da capire. Questo ci ha comunque consentito di limitare l’utilizzo della cassa integrazione ad un solo mese, coinvolgendo un numero contenuto di risorse e con una media di un giorno a settimana. Per coerenza con lo sforzo richiesto ai dipendenti inoltre, il top management si è ridotto lo stipendio per lo stesso periodo del 20%. In attesa di comprendere meglio i reali impatti, è stato istituito un ‘fondo ferie solidale’ in modo da poter sostenere la riduzione parziale di attività attraverso l’utilizzo delle sole ferie. Nel privato abbiamo come clienti società operanti nel settore della difesa, del pharma e dell’automotive che non hanno significativamente rallentato l’operatività. All’interno di queste aziende l’attività che Siram Veolia svolge è la manutenzione degli impianti di riscaldamento e raffreddamento e degli impianti produttivi. “Chiaramente beneficiamo anche del fermo produttivo perché consente di intervenire sulle macchine” spiega Trentin. E se qualche attività ha comunque subito un rallentamento, dall’altra se ne sono aggiunte delle nuove: “abbiamo lavorato alla realizzazione della parte impiantistica di nuovi padiglioni di terapia intensiva, compreso quello di Fiera Milano”.

 

E per l’immediato futuro, Siram Veolia si avvantaggia del fatto di avere già sperimentato l’attività in emergenza. Ora studia la turnazione del personale impiegatizio, “in modo da continuare lo smart working, dando a poche persone la possibilità di venire in ufficio. E’ importante e va gestita con cautela: lo faremo scaglionando il personale, scalando orari di ingresso e uscita in modo da non creare ingorghi anche su mezzi pubblici. Abbiamo ridotto gli ingressi negli uffici, modificato il layout per consentire le distanze minime”. Se sarà strutturale questo cambiamento nel modo di lavorare lo dirà il tempo. Per  Trentin “questa sperimentazione dello smart working forzata ha dato un grandissimo aiuto per la sua normalizzazione. Il Covid-19, tra i tanti problemi e sofferenze che ha portato con sé, ha anche aperto la strada a una serie di miglioramenti: innanzitutto il fatto di delegare, poi la gestione del collaboratore non per ore ma per obiettivi”. Due aspetti affatto scontati in Italia. “Anche chi opponeva più resistenza, si è dovuto ricredere. La produttività è un po’ diminuita ma soltanto fisiologicamente. A crescere è stata la cultura del lavorare per obiettivi”. Il coronavirus ci ha anche portati a “viaggiare meno, fare più conference call: due aspetti che diventeranno complementari nel futuro. Non annulleremo quello che c’era – il contatto fisico conta molto – ma stiamo imparando che si può lavorare anche in maniera diversa”. Sarà, dunque, un bilanciamento tra la necessità della presenza degli operatori e una spinta al digitale, con servizi e controlli da remoto, “che l’emergenza sanitaria ha mostrato più che mai importanti e necessari”.

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