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27 Maggio 2020

Lo strumento di Twitter contro le bufale (anche di Trump)

Alessandro Pulcini

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Twitter, la piattaforma social preferita da Donald Trump, ha applicato il suo fact checking allo stesso presidente degli Stati Uniti, suscitandone l’immediata reazione. Ad essere bollati come non veritieri, con conseguente avvertimento ai lettori di “verificare i fatti” sono stati due tweet nei quali il presidente Usa sostiene che il voto per posta, che alcuni Stati vogliono utilizzare nelle presidenziali di novembre per prevenire la diffusione del contagio da Covid-19, è soggetto a brogli.

 

Nello smentire Trump, Twitter ha reindirizzato gli utenti verso una serie di articoli e fonti che confutano le sue affermazioni. Non era mai accaduto prima e Nick Pacillo, portavoce di Twitter, non ha voluto commentare sul fatto che il nuovo strumento di fact checking recentemente introdotto per contrastare la diffusione di fake news possa essere nuovamente applicato al presidente Usa. Lo strumento usato da Twitter non è sbucato fuori dal nulla. Il social lavora da tempo a meccanismi del genere, addirittura dallo scorso giugno, mentre se ne parla da ancora prima, e proprio il caso di Trump è uno di quelli che aveva più di tutti provocato l’allarme, tra gli osservatori e i critici del social, su cosa è concesso scrivere in un tweet. La diffusione di fake news sui social è stata spesso giudicata particolarmente pericolosa durante l’epidemia di Coronavirus, e il problema dei bot che condividono contenuti fuorvianti o falsi grava da tempo sul social di Jack Dorsey.

 

 

Incipit della schermata di Twitter in cui gli utenti vengono invitati a non credere alle parole del presidente Trump e ad approfondire su fonti certificate.

 

Twitter ha reso effettivi questi nuovi meccanismi a marzo, nel pieno dell’emergenza Coronavirus (e con il propagarsi di fake news sull’epidemia) aggiornandoli a maggio e scrivendo che “sebbene i contenuti falsi o fuorvianti possano assumere molte forme diverse, intraprenderemo azioni basate su tre grandi categorie: informazioni fuorvianti, dichiarazioni o asserzioni che sono state confermate false o fuorvianti da esperti in materia, come le autorità di sanità pubblica; affermazioni contestate, dichiarazioni o asserzioni in cui l’accuratezza, la veridicità o la credibilità del reclamo sono contestate o sconosciute; affermazioni non verificate, informazioni (che potrebbero essere vere o false) non confermate al momento della condivisione.

 

 

Twitter ha dei team appositi che lavorano sul riconoscimento dei tweet da segnalare. Inoltre, ha scritto il social a maggio, “impareremo molto mentre usiamo queste nuove etichette e siamo pronti ad adeguarci mentre esploriamo l’etichettatura di diversi tipi di informazioni fuorvianti […] Servire l’opinione pubblica rimane la nostra missione generale e continueremo a lavorare per costruire strumenti e offrire un contesto che permetta alle persone di trovare informazioni credibili e autentiche su Twitter”.

Trump, che ha un seguito di 80 milioni di follower, con un tweet ha accusato il social media di “interferire nelle elezioni presidenziali 2020” ed ha a sua volta bollato come diffusori di fake news la Cnn e il Washington Post. Si tratta di due dei suoi bersagli preferiti e anche dei media verso i quali gli utenti venivano reindirizzati per verificare le sue affermazioni sul voto per posta.

 

 

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