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Ricostruzione, Parmitano: il lancio SpaceX uno stimolo per l’Europa/Video

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parmitano esa

Pochi giorni fa SpaceX ha portato i suoi due astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale: di fatto, il primo lancio ‘privato’ di umani in orbita. Ma l’industria dello Spazio si è aperta ormai da tempo a una dimensione più commerciale. Perché allora, quello compiuto dalla Nasa e dall’azienda di Elon Musk viene definito come un punto di svolta? Lo abbiamo chiesto all’astronauta dell’Esa Luca Parmitano, in collegamento da Houston per il ciclo di video interviste del progetto Ricostruzione di Fortune Italia.

 

“Questo è il primo lancio dal ritiro dello Space Shuttle, la prima occasione in cui Nasa e Stati Uniti hanno riconquistato un accesso indipendente allo Spazio. È la prima volta in cui viene lasciata un’ampia autonomia all’azienda costruttrice, in questo caso SpaceX”, che grazie alla sua autonomia “potrà in futuro mandare in orbita anche altri attori che non siano astronauti professionisti”, dice Parmitano. Inoltre “questa astronave ha la capacità di portare a bordo 4 astronauti”, quindi anche per gli europei rappresenta un’opportunità di accesso alla stazione. Ma l’aspetto più interessante per Parmitano è che un evento del genere “possa essere uno sprone” per le aziende e le agenzie europee; che si possa cominciare a pensare che cose del genere “possiamo farle anche noi, perché ne abbiamo sia il desiderio sia la capacità”.

 

 

Il capitolo SpaceX è solo uno di quelli affrontati dall’astronauta italiano durante l’intervista. L’impatto del Coronavirus, ad esempio: gli astronauti sono “privilegiati”, perché sono stati in grado di continuare a lavorare in maniera remota, o ad addestrarsi grazie a precauzioni particolari, ma il Coronavirus ha naturalmente avuto delle conseguenze. “Per gli astronauti in partenza per la Stazione spaziale internazionale sono state prese precauzioni molto più aggressive per evitare possibili contagi”. Anche gli astronauti di SpaceX sono stati in isolamento “per quasi un mese” prima di partire. Parmitano invece è tornato sulla Terra lo scorso febbraio: tra i tantissimi esperimenti compiuti durante i suoi mesi di comando sull’Iss, forse quello più impressionante è stato quello dell’Ams, il sistema di misurazione dei raggi cosmici, il cui upgrade è stato effettuato proprio da Parmitano nelle sue ormai famose passeggiate spaziale. Un upgrade che è servito, e molto: sta dando risultati “eccellenti”, rivoluzionari per il nostro modo di comprendere l’Universo. “La stabilità data dal sistema di raffreddamento che abbiamo installato ha permesso una stabilità dei dati anche superiore alle aspettative”.

 

 

Andare sulla Luna, per Parmitano come probabilmente per qualsiasi astronauta, è un sogno, e si è già detto più volte pronto ad andare. Ma è ancora presto per sapere se e quando un italiano sbarcherà sul nostro satellite. “In questo momento abbiamo un programma di circa dieci anni e che prevede degli step obbligatori prima di avere l’accesso al suolo lunare per un astronauta europeo. Sappiamo già che in futuro l’accesso ci sarà”, e saranno le agenzie a decidere le tempistiche. “Io sono pronto a dare il mio contributo”.

 

Intanto, tra il nuovo documentario con protagonista Parmitano, Starman, quello di prossima uscita sulla missione Beyond, e l’annuncio di un film con Tom Cruise girato sulla Iss, alla dimensione commerciale dello spazio sembra aggiungersi quella cinematografica, o almeno culturale: una trasformazione che, in un modo o nell’altro, sembra avere al centro astronauti veri. Esiste una tendenza che utilizza il fascino dello spazio per creare divulgazione culturale, anche a livello cinematografico, e questo per l’industria spaziale è ottimo, dice Parmitano. Una tendenza che, come magari il turismo spaziale, potrebbe concorrere ad allargare il ruolo degli stessi astronauti, soprattutto nel caso divenisse frequente l’accesso di figure diverse alle strutture spaziali. “Credo sia un’evoluzione. Continueranno ad esserci astronauti professionisti che fanno il loro lavoro scientifico e di gestione, ma iniziamo a includere anche persone che hanno un background completamente diverso”.

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