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Il no dei sindacati alla trasformazione dell’Enac

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Il presidente dell’Enac lo ha messo sul tavolo, ma i sindacati non lo hanno raccolto e anzi lo hanno lasciato cadere. Il progetto di trasformazione in Ente pubblico economico dell’Ente nazionale per l’Aviazione civile, la motorizzazione dei cieli, è così diventato l’acciarino che rischia di incendiare la baracca con tanto di diffida, messa per iscritto, al presidente Nicola Zaccheo per comportamento antisindacale. Una novità per la pubblica amministrazione di cui non c’era bisogno visto che all’Enac spetta vigilare su aeroporti e compagnie aeree in un momento fra i più difficili, la ripartenza del settore dopo che la pandemia da Covid 19 ha dato il colpo di grazia alla già traballante Alitalia e ridotto al lumicino le entrate degli aeroporti. E spetterà proprio all’Enac abilitare la nuova Alitalia voluta dal governo e aiutare il piano degli aeroporti, cui sta lavorando la ministra Paola De Micheli, che fra l’altro dovrebbe servire a limare gli artigli alla concorrenza delle low cost nei confronti della nascitura Az proprio con interventi sugli aeroporti.

 

La trasformazione dell’ente da non economico in economico è un progetto sul campo da tempo, ricorda Vito Riggio, ex presidente di Enac fino all’arrivo di Zaccheo: il ministro dell’Economia “Giulio Tremonti lo vedeva come un passaggio verso la trasformazione in spa, prevedendo anche l’ingresso di privati, come è successo in Enav, ma io mi opposi perché i compiti di vigilanza di Enac non li ritenevo compatibili con la presenza di terzi. Il mantenimento all’interno della Pubblica amministrazione lega un po’ le mani in fatto di gestione del personale”. Certamente, pur avendo autonomia regolamentare, organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile e finanziaria qualche problema di farraginosità evidentemente l’Enac lo ha.

 

Nell’ultimo rendiconto redatto dalla magistratura contabile, relativo al 2017, la Corte dei conti si lamenta e, al tempo stesso, sollecita il management di Enac a smaltire l’esorbitante accumulo di residui, attivi e passivi, superiore ai 700 milioni che invece, dopo anni, sono rimasti praticamente tali. Nel bilancio provvisorio per il 2019 e nel preventivo per l’anno in corso l’accumulo di pagamenti e incassi passati assomma a 650 milioni. Anche se l’amministrazione ha sempre garantito un corposo avanzo di bilancio, frutto di contributi, canoni e tariffe pagate da viaggiatori, scali e compagnie aeree.

 

Zaccheo, manager del settore aerospaziale scelto dall’ex ministro Danilo Toninelli, evidentemente, non ha ancora preso le misure del mondo pubblico dove è approdato dopo decenni spesi da amministratore delegato di imprese come la Sitael, la maggiore azienda spaziale privata italiana, con 350 dipendenti, che produce fra le altre cose minisatelliti e motori spaziali. E così, secondo le denunce sindacali, avrebbe incominciato a muoversi come un elefante in una vetreria, facendo sondaggi informali con il personale, con riunioni convocate dai responsabili delle sedi locali, per saggiare la base e capire quanti dei circa 700 dipendenti dell’Enac sarebbero favorevoli al cambio di status, da dipendenti pubblici a privati, andando oltre i suoi compiti. Per statuto le deleghe sulle relazioni con i sindacati spettano al direttore generale e la consultazione dei dipendenti è un esercizio riservato alle organizzazioni dei lavoratori, che non l’hanno presa bene. Tuttavia, secondo un dirigente dell’Autorità per i Trasporti, che proprio dal precursore Enac ha raccolto una parte di competenze e dipendenti, siamo di fronte “ad un organismo il cui personale è fatto di dipendenti di livello superiore che si occupano di sicurezza dei voli, rilasciano licenze per aerei, abilitano il personale navigante e autorizzano le compagnie aeree a volare sui cieli italiani e studiano i piani di investimento e sviluppo degli aeroporti”. Insomma, una forza lavoro professionale che potrebbe anche avvantaggiarsi dalla trasformazione.

 

Ecco quello che hanno messo nero su bianco i sindacati. “Registriamo purtroppo che anche oggi sono continuate le convocazioni dei dipendenti da parte di tutta la dirigenza al fine di sondare e riportare la loro opinione riguardo i contenuti della Sua lettera del 15 maggio u.s. Le ribadiamo che in base all’art. 8 della legge 300/70 e alla giurisprudenza in materia, questo comportamento si potrebbe configurare anche come un comportamento antisindacale. Al riguardo, di fronte all’evidenza del ripetersi di questi episodi nonostante le Sue rassicurazioni espresse in riunione, le Scriventi OOSS Le ribadiscono con la massima fermezza che rappresenta condizione irrinunciabile per la prosecuzione del confronto avviato, l’interruzione immediata di tale attività. Qualora ciò non accadesse, nostro malgrado, ci vedremmo costretti a dover attivare un procedimento ai sensi dell’art.28 legge 300/70 per ripristinare condizioni di normalità”, questo uno dei passaggi della lettera sottoscritta da 6 delle 8/9 organizzazioni dei lavoratori che operano in Enac. L’Ente non ha voluto commentare i contenuti del confronto con i sindacati limitandosi a dire che “è un progetto sul tavolo”.

 

C’è chi si spiega le resistenze sindacali con problemi interni alle varie federazioni che si trascinerebbe l’uscita dalla Pa: ci sarebbe un deflusso degli iscritti da una categoria all’altra, dal pubblico impiego ai trasporti, da una federazione all’altra. Ma trattandosi di piccoli numeri, alcune centinaia di iscritti, non dovrebbe essere un vero ostacolo. Piuttosto i sindacati sono spaventati dalla prospettiva di traumatico cambio di status a cui andrebbero incontro i dipendenti anche se alcuni di loro si rendono conto che l’attuale assetto amministrativo rende difficile governare l’ente. “Il passaggio al privato non viene proprio digerito dai dipendenti tanto più dopo l’esperienza del Covid che ha visto molte imprese mandare in cassa integrazione i lavoratori, mentre nel pubblico le amministrazioni hanno tenuto”, riassume per tutti Claudio Tarlazzi segretario generale della Uiltrasporti. E così i sindacati, che guardano allo status delle Autorità portuali più privatistico ma sempre interno alla pubblica amministrazione, hanno mostrato i pugni. Senza grandi risultati. Dopo le scaramucce di maggio all’ultimo incontro, il 3 giugno, Zaccheo, ha ribadito l’intenzione di portare avanti il progetto chiedendo ai rappresentanti dei lavoratori di nominare un responsabile per ogni organizzazione e avviare un tavolo di confronto sul progetto di trasformazione dicendosi disposto a valutare ogni progetto. Ma i sindacati al momento non hanno risotterrato l’ascia.

 

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