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28 Giugno 2020

Dal calciomercato agli aiuti di Stato, la finanza post Covid del calcio

Nicola Sellitti

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Scambi fantasiosi per sistemare i bilanci, cessioni per iscriversi al prossimo campionato, prestiti garantiti dallo Stato. Il Covid-19 ha davvero messo nei guai le finanze di tanti club del calcio europeo, anche dei top club, che si sono ritrovati con inattese perdite sul fronte incassi al botteghino, con tagli anche dagli sponsor e – come sta avvenendo nel calcio italiano – con le tv a pagamento che tardano a saldare il conto annuale.

 

 

La liquidità 

 

 

E quindi, serve liquidità. Specie per società con pregressi conti in rosso come la Roma, che per ora ha visto svanire la cessione del pacchetto azionario al miliardario texano delle concessionarie di automobili, Dan Friedkin. Per ora resta in sella James Pallotta e nonostante i paletti posti dalla Uefa ora siano meno stretti per l’emergenza Virus, il rapporto tra indebitamento e patrimonio è tale che servono cessioni, milioni, per l’iscrizione dei giallorossi al prossimo torneo di A e anche alle Coppe Europee. Ma anche sulla sponda Juventus, nonostante una proprietà con riserve infinite, si pensa alle plusvalenze per fare cassa respingendo l’onda del Covid-19: è ai dettagli il passaggio di Pjanic al Barcellona per 60 milioni di euro, mentre a Torino arriva dagli spagnoli il brasiliano Arthur, certo più adatto per il gioco di Maurizio Sarri e pagato 70 milioni di euro. Con la deroga concessa dalla Uefa, causa Covid-19, l’operazione permette alla Juventus una plusvalenza da 45-50 milioni di euro (Pjanic era a bilancio per circa 13) e così il Barcellona, che lo scorso anno ha pagato Arthur 30 milioni di euro più bonus.

 

La finanza creativa

 

Ma la finanza creativa bianconera è stata ancora più fervida con la cessione del difensore Simone Muratore, 22 anni, 15 presenze in Serie C con l’under 23 della Juve, mai una presenza in A ma venduto all’Atalanta per otto milioni di euro. E se in Serie A ci sono altri club che apparecchiano la tavola per plusvalenze per dare aria alle tasche, nella Liga ecco Real Madrid e Barcellona che hanno chiesto prestiti da 200 milioni di euro all’Istituto di Credito Ufficiale (ICO), ovvero con lo Stato che si assume il rischio dell’80% del finanziamento. Le linee di credito sono concesse da colossi bancari come Santander, BBVA, Caixabank, Bankia e Sabadell. Con queste società il Barcellona ha rinnovato polizze di credito per 100 milioni, stessa cifra richiesta dal Real Madrid e ottenuta da Caixa Bank, che è tra gli sponsor del club dal 2017.

 

 

La Premier League 

 

 

E il ricorso allo Stato è avvenuto anche in Premier League: il Tottenham ha ottenuto un prestito da 197 milioni di euro dalla Banca d’Inghilterra, da restituire in un anno, con tasso allo 0,5%. Mentre il Manchester United si sarebbe rivolto alla Bank of America per un mutuo da 140 milioni di euro. E ci sarebbero club, come scritto dal Daily Mail, che per la liquidità in tempi brevi hanno pensato a istituti finanziari con altissimi tassi d’interesse.

 

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