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27 Luglio 2020

Recovery, si tratta per definire la task force

Carlotta Balena

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Prosegue il dibattito per decidere chi e in quale sede dovrà comporre la cosiddetta task force dedicata a definire il piano di riforme per l’Italia che impiegherà i soldi in arrivo dal Recovery Fund europeo. Da più parti si è sollevata la richiesta che il Governo ceda il passo al Parlamento per portare avanti la discussione e procedere alla definizione delle strategie, punto sul quale il premier Conte ha mostrato una certa apertura rendendosi disponibile al confronto: fermo restando che le proposte dovranno provenire dal Governo e in particolare dal Comitato interministeriale per gli Affari europei, da Conte presieduto, che dovrà scrivere il piano.

 

La prima ipotesi circolata, su proposta di Forza Italia, è stata quella della costituzione di una bicamerale sul Recovery Fund: ipotesi che in queste ore sembra sempre più difficile da realizzare per una questione di tempistiche. La task force dovrà essere messa in piedi per agosto e i tempi richiesti dalla formazione di una commissione bicamerale (si dovrebbe varare una legge) non sarebbero coerenti con la necessità di fare presto. 

 

Le richieste di assegnare al Parlamento la fase di formulazione delle strategie provengono da più parti della Camera Alta: “Conte deve fare chiarezza sulla gestione delle risorse del Recovery Fund, che deve coinvolgere in modo pieno e  concreto il Parlamento, l’unico organo costituzionale che ha il potere di approvare le necessarie riforme strutturali” ha rimarcato ieri la capogruppo di Fi al Senato, Anna Maria Bernini. Anche la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto ha dichiarato che “è obbligatorio e necessario che il Parlamento, sede del potere legislativo per dettato costituzionale, eserciti una funzione determinate e centrale nel decidere come investire quei fondi. Non si tratta di scelte arbitrarie. Gli investimenti dovranno muoversi lungo le tre direttrici indicate dall’Europa: green economy, innovazione tecnologica e riduzione delle diseguaglianze. All’interno di questo perimetro al governo spetta l’onere della proposta, al Parlamento quelli di formulare linee di indirizzo vincolanti e di esprimere col voto la decisione finale”.

 

Rispetto alla proposta dell’istituzione di una commissione bicamerale, però, nelle ultime ore sta prendendo piede l’ipotesi di costituire due commissioni parlamentari monocamerali, che sarebbero più facili da comporre in tempi stretti. In questo modo il governo potrebbe avere un dialogo diretto con la parte più moderata dell’opposizione, cioè Forza Italia, a cui verrebbe affidata la presidenza di una delle due commissioni. A questo proposito circola già un nome: quello del deputato Renato Brunetta.

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