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6 Agosto 2020

Da ‘rottame’ ad auto elettrica: come funziona il retrofit

Federica Venni

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Auto vecchia, tecnologia nuova. La Cinquecento di qualche anno fa parcheggiata in garage o il grazioso pulmino vintage Volkswagen possono diventare gemelli, o quasi, delle auto di nuova generazione. Come? Con un’alimentazione a batteria. In pochi lo sanno perché è un mercato ancora di nicchia, ma in Italia da qualche anno esiste la possibilità di restaurare auto, furgoncini o autobus destinati alla rottamazione e convertirli in mezzi elettrici. Non è fantascienza: tecnicamente si chiama retrofit elettrico dei veicoli e in pratica consiste nel dotare i ferrivecchi di nuove tecnologie per ridar loro vita.

mobility revolution, auto elettriche retrofit elettrico

 

Si restaurano la carrozzeria e l’abitacolo, si dà loro nuovo smalto e li si equipaggia per diventare mezzi sostenibili, attraverso un kit fabbricato ad hoc. È un’opportunità di economia circolare, avviata grazie ad un decreto del 2015, il decreto Retrofit appunto, che permette la riqualificazione elettrica di alcuni veicoli con motore a combustione. In particolare, i veicoli modificabili sono le auto, gli autocarri e gli autobus sotto le tre tonnellate e mezzo. Il kit è composto da un motore elettrico con convertitore di potenza, dalle batterie e da un’interfaccia per ricaricarle. Il tutto, spesso, è corredato da un lavoro meticoloso – e da amatori – di restauro della carrozzeria.

 

Il padre del decreto, l’allora parlamentare Ivan Catalano, ha fondato una rete di imprese per la mobilità sostenibile che di mestiere fa proprio questo. Si chiama Mobility R-Evolution ed è nata dall’esigenza di mettere insieme piccole e medie imprese in Italia che si occupano della produzione, dell’installazione e della manutenzione dei kit retrofit ideati per convertire i veicoli tradizionali in elettrici: “Poiché l’Italia – spiega l’amministratore delegato Gaetano La Legname – è stato il primo paese in Europa a consentire la trasformazione di veicoli esistenti in veicoli elettrici abbiamo deciso di cogliere questa opportunità”. L’auto o il mezzo commerciale vengono presi in carico e, grazie al lavoro delle sette imprese della rete, vengono restituiti al proprietario fiammanti e chiavi in mano. “Di solito ci chiamano gli appassionati che possiedono auto storiche degli anni Ottanta, Novanta o immatricolate fino al 2010 e che non possono più circolare, o aziende di trasporto che hanno interesse a non dismettere il loro parco autocarri magari obsoleto”.

 

Oltre ai privati, dunque, i clienti abituali sono aziende ed enti pubblici. Il retrofit elettrico può dunque diventare un utile strumento in tutte quelle metropoli che in ottica ambientale attuano politiche di blocco dei veicoli più inquinanti che, grazie a questa attività, possono essere riconvertiti. Perché le principali modifiche che vengono effettuate sulla vettura sono: sostituzione del motore benzina o diesel in motore elettrico; eliminazione dei tubi di scappamento, del radiatore e del sistema di raffreddamento; sostituzione del serbatoio carburante e installazione del pacco batterie ricaricabili. Si tratta di una pratica in continua evoluzione tanto che nel cassetto di Mobility R-Evolution, ad esempio, c’è l’ampliamento del numero di aziende (che diventeranno presto una decina) e un progetto molto ambizioso: trasformare, per primi nel mondo, un vecchio camper in un veicolo completamente elettrico per contribuire alla promozione di un turismo a zero emissioni. Nell’intero settore, ora, l’auspicio è che venga ampliato il parco veicoli su cui poter intervenire con il retrofit elettrico. La Francia, arrivata dopo per quanto riguarda i primi provvedimenti, oggi ha sorpassato l’Italia: è recente infatti l’approvazione di una legge sul retrofit che contempla anche le due ruote.

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