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19 Agosto 2020

Fitto: lo Stato nell’ex-Ilva? Si allunga il brodo

Carlotta Balena

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Dal dossier dell’ex-Ilva, i cui gestori Arcelor-Mittal hanno appena prolungato la cassa integrazione ordinaria per i dipendenti, arrivando al dramma della Xylella, che oltre alle enormi perdite di produzione agricola, sta causando in questi giorni ingenti incendi nel Salento. I nodi di politica economica e industriale che la Puglia deve affrontare non sono pochi. A questi si aggiunge la crisi generale che ha portato l’emergenza Covid. Raffaele Fitto, 51 anni, eurodeputato con Fratelli d’Italia, è il candidato del centro-destra alle elezioni regionali dei prossimi 20 e 21 settembre. Per risolvere i dossier economici della Regione, Fitto guarda a quello che secondo lui è un potenziale inespresso: le opportunità offerte dall’Europa nei confronti delle Regioni. 

 

Che autunno ci dobbiamo aspettare dopo l’emergenza Covid?

L’autunno sarà molto complicato: sarà il momento in cui si concentreranno tutti i problemi causati da questa grave crisi. Da una parte, pagheremo il prezzo del blocco e anche il rischio che si possa riavere una ricaduta, e questo rischio limita molto le attività. Dall’altra parte, temo che si avranno gli effetti negativi delle scelte nazionali fatte in questi mesi: siamo reduci da misure inadeguate e da scelte fatte nella logica dei bonus e della frammentazione della spesa. Temo che questo porterà dei risultati negativi in termini di tentativo di ripresa.  

 

Come giudica le misure di sostegno introdotte dal decreto agosto?

Assolutamente negative. Penso che ci sia una logica che è quella di non cogliere l’opportunità drammatica di quello che è accaduto per provare a mettere in campo politiche di cambiamento profondo e di investimento serio. Si procede galleggiando sull’esistente e distribuendo bonus e prebende e penso che sia la cosa peggiore che poteva accadere.

 

Nel decreto c’è anche un passaggio per permettere a Invitalia di affiancare ArcelorMittal nella gestione dello stabilimento dell’ex-Ilva. Che cosa ne pensa?

Che partendo da Alitalia, passando per Autostrade e finendo ad Ilva, sono scelte sbagliate, è sbagliato l’ingresso senza nessuna competenza e know-how da un punto di vista del merito delle scelte della gestione. L’ingresso pubblico vuol dire continuare a immettere soldi pubblici senza un minimo di strategia e di progetto. In uno di questi decreti ne abbiamo una prova: i 3 mld e 700 mln ad Alitalia per avere anche un trattamento non corretto tra le varie parti del Paese. Alitalia decide di ripristinare i voli su Milano e su Roma e non da Brindisi e da Bari, perché? I 3 miliardi che si pagano sono soldi di tutti gli italiani allora qual è il criterio? Il rischio sull’ex-Ilva è che senza alcun progetto strategico, senza alcuna competenza del settore e del mercato in una situazione così difficile, lo Stato si inserisca per allungare il brodo senza nessuna strategia. Bisogna avere il coraggio di assumere delle scelte chiare capendo prima di tutto cosa vogliono fare gli attuali gestori e capendo che piano industriale c’è. Lo Stato entra per fare cosa? Con quali soldi? Con quali obiettivi?

 

Quindi lei preferirebbe mantenere la gestione privata?

Io vorrei capire che piano industriale c’è e capire se c’è la possibilità di cogliere le opportunità del fondo di transizione a livello europeo, come riconvertire lo stabilimento, se l’utilizzo del gas ha un senso e come farlo. Più che le dichiarazioni del vice presidente della commissione Timmermans, che sono belle da un punto di vista degli slogan ma difficili da attuare, vedo tante idee confuse e una strategia mancante. Sto lavorando personalmente per predisporre una proposta che abbia un senso per provare a dare una soluzione al problema perché è un tema decisivo. Si può lavorare per migliorare l’aspetto ambientale mantenendo per quanto possibile il livello occupazionale, bisogna però trasformarlo in azione concreta.

 

Come dovrebbero essere usati i soldi del Recovery Fund europeo? Lei non ha esultato quando è stato chiuso l’accordo…

Sul Recovery Fund sono critico per due ragioni: la prima è che questo accordo arriva tardi e rischia di essere fuori dalla portata di necessità della crisi. Avrei preferito un accordo con meno soldi e più immediato. Se queste risorse arriveranno, arriveranno con un anno dall’avvio di questa crisi e troveranno un campo di macerie. La seconda considerazione è che bisogna leggere i numeri per i quali si esulta per il Recovery Fund insieme ai numeri del bilancio futuro della Ue. Perché se con la mano destra ci vengono date delle risorse e poi scopriamo che con la mano sinistra, col nuovo accordo sul bilancio 2021-2027, ci tolgono risorse sull’agricoltura e sulla coesione, probabilmente il saldo non è di quelli per cui gioire, ma rischia di essere negativo. Quindi sono due i punti: dire con chiarezza che c’è stato un ritardo, e poi capire se tutti questi soldi che ci promettono sono sempre gli stessi o sono altri, capire se quello che ci danno sul Recovery Fund ce lo tolgono sul futuro bilancio. Perché tagliare la coesione sul futuro bilancio vuol dire incidere più su alcuni paesi come il nostro e meno su altri. C’è da capire quali scelte mettere in campo. La Regione Puglia sembra non preoccuparsi di questa opportunità, non c’è un progetto. Il senso della mia candidatura è portare l’esperienza europea a livello regionale per capire come  interloquire e cogliere queste opportunità a livello europeo.

 

L’Europa come opportunità?

Un’opportunità a cui la Puglia non è preparata. Metto insieme due numeri. Programmazione europea 2014-2020, 7 mld e 100 mln di euro complessivi: sono stati spesi si e no la metà. Programma di sviluppo rurale: 1 mld e 600 mln di euro a disposizione della Puglia sempre per il 2014-2020, ne sono stati spesi circa 500 mln bloccati da mille ricorsi amministrativi. Questa è la fotografia impietosa dell’uso delle risorse europee.

 

La Xylella continua a piegare la produzione agricola pugliese. Cosa si può fare?

Tre anni fa con Paolo De Castro, un collega del Pd, abbiamo incontrato i commissari europei all’agricoltura e alla salute della precedente Commissione, e abbiamo fatto loro una proposta di rigenerazione che poi abbiamo presentato anche in Regione, ma lì è rimasta. Dal 2015 a oggi la Xylella è avanzata di 120 chilometri. Nel 2015 era nella provincia di Lecce, oggi è a Monopoli e Fasano. Non è stato fatto niente, anzi il presidente della Regione Emiliano ha condiviso il negazionismo verso la Xylella, abbracciando gli alberi di ulivo e andando contro le eradicazioni. Ora abbiamo un gravissimo problema sul quale bisogna riprogrammare completamente lo sviluppo del nostro territorio, non soltanto agricolo ma anche dal punto di vista ambientale e paesaggistico.

 

Lei avrebbe tagliato gli ulivi?

Certo, bisognava eradicarli subito nella zona infetta. Cosa che non si è fatta e oggi assistiamo agli incendi degli alberi morti, a un territorio spettrale.

 

Molti Comuni pugliesi, soprattutto nel Salento, si sono detti contrari alla posa delle antenne per il 5G. Lei che cosa ne pensa?

Bisogna fare una verifica preventiva e non ragionare per preconcetti. Noi abbiamo un problema di servizi anche su questo campo, quindi bisognerà capire bene e non fare battaglie preconcette. Fare delle verifiche per eventuali problemi di carattere di salute e mobilitarsi. Sono sempre per la competenza e la scienza.  

 

Qual è la prima mossa di politica economica che farà se venisse eletto Presidente?

Due le priorità. La macchina organizzativa da deburocratizzare e rendere funzionale e conseguentemente le infrastrutture che sono l’elemento decisivo che può far decollare la Regione e che ha visto in questi anni un blocco totale. La macchina regionale è un supermarket disorganizzato con la moltiplicazione dei costi e dei ruoli, con una totale mancanza di funzionalità. Occorre mettere mano a questo, evitando di penalizzare le competenze che ci sono e cercando di costruire una macchina snella. Poi le infrastrutture. Faccio un esempio indicativo: nel 2000-2005, quando io ero Presidente della Regione, abbiamo realizzato gli aeroporti di Bari e di Brindisi, e l’investimento Alenia a Grottaglie per la Boeing. Se io dal 2005 ad oggi volessi individuare una infrastruttura media realizzata in Puglia avrei difficoltà ad inviduarla. Le infrastrutture sono fondamentali: c’è un problema di viabilità e intermodalità. Questo settore è fondamentale perché tocca trasversalmente tutti i settori economici e da lì bisogna partire perché ci vuole tempo per realizzare le infrastrutture. Altri numeri: 2 mld e 700 mln di fondo Sviluppo e coesione, assegnati dal governo alla Puglia nel 2015; la Ragioneria generale dello Stato ci dice oggi che sono stati spesi solo 53 mln di euro, il 2,3%. Non è stato fatto nulla. Poi naturalmente c’è tutto il resto. Abbiamo una regione in cui il ciclo dei rifiuti è fermo a 20 anni fa. I rifiuti vanno fuori regione, non è stato realizzato alcun impianto. Sulla sanità c’è da fare un lavoro clamoroso per il disastro di questi anni. Ed è una regione in cui si pagano le tasse più alte d’Italia. Dal 2007 a oggi la Puglia prende ai cittadini oltre 300 mln di euro l’anno: abbiamo le tasse più alte d’Italia. 

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