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16 Settembre 2020

Ascani e la glaciologa Celli: “Occorrono leader donne”

Carlotta Balena

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Nella vita e nella carriera, non esiste miglior incoraggiamento di un esempio concreto. È questa la convinzione che ha spinto la banca illimity a lanciare l’iniziativa illimitHer, un programma di incontri per offrire a ragazze e giovani donne modelli a cui ispirarsi per avere successo e per intraprendere carriere al di fuori dei tracciati tradizionali ed in particolare quelle professioni che riguardano le STEM, cioè le materie scientifiche, che stereotipatamente vengono considerate appannaggio degli uomini. Niente di più falso, ed illimitHer, in collaborazione con STEM in the City, vuole dimostrarlo con eventi in cui protagoniste sono donne under 35, che si sono distinte nel loro percorso professionale. Dell’ecosistema illimitHer fa parte anche la comunità Most Powerful Women, che anima, nel mondo, i dibattiti culturali non solo sul valore della diversità di genere in ambito aziendale ma, nel suo complesso, sul fondamentale ruolo della donna nella società contemporanea.

 

L’ultimo incontro di illimitHer si è tenuto nel verde di BAM, la Biblioteca degli Alberi di Milano. Isabella Falautano Chief communication officer illimity ha introdotto l’evento, ricordando come l’iniziativa sia “aperta all’ecosistema per offrire dei rode model sui temi tecnologici e d’innovazione”. Il ceo di illimity, Corrado Passera, ha rimarcato il senso dell’iniziativa: “L’incoraggiamento è efficace solo se c’è un esempio. Chi vi dice di fare una cosa e poi ne fa un’altra non è credibile”. Passera ha dato qualche consiglio alle ragazze in ascolto:  “L’incoraggiamento parte sempre dall’ascolto: riconoscete un buon capo dal tipo di ascolto che vi offre. Ci sono due categorie di errori: quelli da non ripetere, e quelli che derivano dall’errare, nel senso latino del termine, cioè andare lontano. Se la persona che avete davanti vi riprende perché avete fatto un errore fa il suo lavoro, ma se vi riprende perché siete usciti dal seminato per fare una cosa nuova non è il capo che dovreste avere”. A chi è in procinto di scegliere l’università il ceo ha consigliato di “scegliere studi difficili che non fanno tutti: optate per la super-specializzazione oppure per quei mestieri che saranno preziosi per la società del futuro, cioè  i gestori della complessità”. 

 

I role model portati all’incontro sono stati Anna Ascani, vice ministra istruzione, e Giuditta Celli, chimica glaciologa. Ascani, raccontando la sua storia, iniziata a 18 anni con una candidatura per il consiglio comunale della sua città, ha spiegato che per entrare in politica “bisogna togliersi dalla testa che sia casuale. Se si vuole conquistare quello per cui ci si sente portati c’è una strada di impegno e abnegazione quotidiana. Facevo politica mentre studiavo all’università e non era facile. Bisogna cominciare con le cose più piccole, come sistemare le sedie prima dei comizi, perché anche quello ti fa crescere”. Anche lei ha vissuto, racconta, la famosa ‘sindrome dell’impostore’ cioè “l’idea di essere in un posto di potere senza averne diritto, e quindi di dover dimostrare continuamente che si hanno le carte per occuparlo: c’è sempre il pregiudizio che se sei giovane e donna sei lì per altre ragioni e non per il merito. Questo da un lato è uno stimolo perché ci fa fare meglio, ma genera un freno nelle donne; infatti è raro che una donna si candidi per un ruolo importante come la segreteria di partito o la Presidenza del consiglio, perché si ha sempre paura di non essere abbastanza brava. Questo è il soffitto di cristallo. Ma oggi è veramente il momento di avere  delle leader donne”.

 

Giuditta Celli, invece, è una giovane studentessa di chimica che ha colto l’occasione di partecipare a una spedizione di ricerca al Polo Sud.  “Si trattava di raccogliere campioni di neve, ghiaccio, e aria per studiare il clima del passato e anche per monitorare l’inquinamento odierno del pianeta. Quando ho detto ai miei genitori che sarei partita non mi hanno creduto”. Già, perché nessuno si aspetta che una ragazza di 26 anni parta per l’Antartide da sola. “Ero nella stazione italo-francese Concordia gestita anche dall’Enea. Sono arrivata dopo un viaggio lunghissimo: la prima cosa che mi ha colpito è il bianco. Era tutto bianco, c’era il sole tutto il giorno, e un freddo pungente che ti brucia la pelle”. C’è stato un momento in cui ti sei chiesta perché fossi lì? “Sì certo, quando è iniziato l’inverno. C’erano -65 gradi, eravamo in 13, l’aereo dei ricercatori estivi era partito e noi saremmo stati completamente isolati e irraggiungibili per circa 9 mesi. Psicologicamente non è facile. Ma poi vieni ripagata. Al Polo Sud ho trovato la meraviglia”. 

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