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Un messaggio che può cambiare l’industria del tabacco

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Un messaggio che può cambiare l’industria del tabacco. Non sono solo parole ma la certificazione di un approccio diverso al tema del fumo: nasce una nuova alleanza per innovare le strategie in grado di aiutare le persone a smettere di fumare e a migliorare le politiche per la riduzione del danno, anche attraverso l’uso dei dispositivi a rischio ridotto. Sono 55 esperti da 26 nazioni a lanciare, dal terzo convegno ‘The Scientific Summit on Tobacco Harm Reduction’ – promosso dall’Università di Tessalonica e dall’Università di Patrasso in Grecia – la fondazione di Scohr (International Association of international expert smoking control & harm eduction) che include medici, scienziati, esperti delle politiche del settore, accademici e professionisti.

 

“Crediamo – hanno illustrato i fondatori nel manifesto di Scohr – che le strategie di controllo dovrebbero includere anche un approccio alla riduzione del danno da fumo che tenga presente anche i prodotti a potenziale rischio ridotto accanto alle tradizionali strategie per aiutare le persone a smettere e alle misure di prevenzione”. L’anno scorso, evidenzia il manifesto, “è aumentato il numero delle autorità regolatorie che ora permettono la vendita di prodotti a potenziale rischio ridotto consentendo ai cittadini una appropriata informazione sui benefici e i rischi di questi dispositivi”.

 

La nuova associazione, pur riconoscendo che il dibattito su questi temi è “ancora in una fase iniziale” e che “occorrono più ricerche e pubblicazioni su questi dispositivi”, ha come obiettivo di generare “più opportunità per informare i decisori politici, i regolatori e la popolazione sui benefici di un nuovo approccio”.

 

La Scohr avrà sede a Bruxelles e vuole essere un punto di riferimento “autorevole e indipendente” nel dibattito sulle politiche di riduzione del danno e del controllo del tabacco. I fondatori evidenziano che “non accetteranno sponsorizzazioni dal’industria del tabacco” ma l’associazione “sarà disponibile ad accettare studi o ricerche negli eventi della Scohr che arrivano anche mondo delle aziende o delle istituzioni”.

 

Non è, ovviamente, una presa di posizione estemporanea. Nasce dall’esperienza e dal monitoraggio su chi paga il prezzo più alto ai danni del fumo, i malati di cancro. Il perentorio ‘smetti di fumare o morirai’ con cui alcuni medici cercano ancora di convincere i pazienti sui rischi correlati alle sigarette “non funziona e va cambiato”, suggerisce di David Khayat, ex presidente del National Cancer Institute e responsabile dell’Oncologia medica al Clinique Bizet (Parigi), nel suo intervento. “Come dottore non posso accettare ‘smetti o muori’ come l’unica scelta che si offre ad un paziente fumatore; ricordo che il 64% di quelli con una diagnosi di tumore continua a fumare – aggiunge l’oncologo – Alcuni Paesi hanno abbandonato la strategia ‘smetti o muore’ e introdotto dispositivi a rischio ridotto nelle politiche di controllo del tabacco ottenendo risultati”.

 

Il riferimento ai dispositivi alternativi alle sigarette ricorre. “Il fumo rappresenta ancora il più importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e per il cancro. Le sigarette elettroniche sono prodotti a rischio modificato che possono migliorare i tassi di cessazione e aiutare nel percorso di distacco dalle sigarette tradizionali”, sottolinea Giuseppe Biondi Zoccai, docente di Cardiologia del Dipartimento di Scienze e biotecnologie medico-chirurgiche dell’Università Sapienza di Roma, nelle conclusioni del suo intervento.

 

Conseguenti a questo approccio, sono le proposte sul piano fiscale. Nella lotta al fumo si potrebbe “aumentare l’accessibilità ai dispositivi a rischio ridotto puntando su una tassazione proporzionata agli effetti prodotti. Così i prodotti più pericolosi, come le sigarette, dovrebbero avere una tassazione più elevata rispetto ai dispositivi a rischio ridotto”, sostiene David T. Sweanor, Centre for Health Law, Policy & Ethics, Università di Ottawa.

 

 

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