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La minaccia di Trump e i (lunghi) tempi della Corte Suprema

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Oltra a dichiarare, mentendo, di aver già vinto le elezioni presidenziali 2020, commentando l’esito del voto più incerto degli ultimi 20 anni il Presidente Donald Trump ha affermato anche un’altra cosa: vuole rivolgersi alla Corte Suprema degli Stati Uniti perché vuole che “tutte le votazioni cessino”. Il problema è che un procedimento del genere richiede tempo, forse più rispetto allo stesso conteggio dei voti.

 

 

Eliminando dall’equazione i voti via posta ancora da conteggiare (ci potrebbero volere giorni, ma potrebbero anche portare all’elezione di Joe Biden) Trump riuscirebbe a mantenere il vantaggio accumulato negli Stati chiave con i primi spogli (un vantaggio che con il passare delle ore sembra assottigliarsi).

 

 

Entrambi i candidati hanno parlato sul tema: Trump ha detto che i ritardi nella tabulazione sono “un imbarazzo per il nostro Paese”. “Questa è una grave frode per la nostra nazione”, ha detto Trump. “Vogliamo che la legge venga utilizzata in modo corretto”. La campagna di Biden ha affermato di avere squadre legali pronte a contrastare qualsiasi causa intentata dal Partito Repubblicano. “Se il presidente insiste con la sua minaccia di andare in tribunale per cercare di impedire la corretta tabulazione dei voti, abbiamo team di legali pronti a schierarsi per resistere a tale sforzo, e vinceranno”, ha detto il responsabile della campagna di Biden, Jen O’Malley Dillon.

 

 

La sfida Trump vs Biden non è la sola dall’esito incerto, se si va a guardare alla storia delle presidenziali. Nel 2000, ci volle più di un mese prima che la Corte Suprema emettesse la storica sentenza Bush v. Gore che alla fine decise le elezioni di quell’anno. Casi come questo, in genere, arrivano alla più alta corte della nazione dopo una sentenza di un giudice locale e poi di altre corti d’appello, come scrive Bloomberg.

 

 

Secondo Nicholas Whyte, che gestisce un blog elettorale per APCO Worldwide, una società di consulenza a Bruxelles, prima di andare alla Corte Suprema, Trump “dovrebbe comunque andare ai tribunali locali, quindi questo discorso di andare direttamente alla Corte Suprema è un’esagerazione, non si può fare”, ha detto Whyte.

Il punto è che il Presidente non ha detto di voler ri-conteggiare i voti, cosa che è possibile fare in determinate circostanze, ma di voler impedire il conteggio dei voti pervenuti durante o prima (per posta, ad esempio) del giorno delle elezioni. Ben Ginsberg, che ha consigliato George W. Bush nel 2000, ha detto alla Cnn che “non so come sarebbe in grado di giustificare una legge per aggirare semplicemente le procedure statali e privare dei diritti di voto le persone che hanno votato legalmente”.

 

 

C’è però, uno Stato che potrebbe rivelarsi molto importante, sul tema dei voti per posta (ed è anche uno degli Stati chiave delle elezioni): la Pennsylvania, dove i repubblicani hanno intentato una causa in una contea nei sobborghi di Filadelfia, sostenendo che i funzionari consentivano illegalmente il conteggio delle schede elettorali per posta prima del giorno delle elezioni. “Non abbiamo ancora visto quale sia la base per qualsiasi azione legale. Gli ufficiali di conteggio hanno fatto esattamente quello che avevano detto che avrebbero fatto, ha detto Whyte. In un altro caso che coinvolge la Pennsylvania, la Corte Suprema il mese scorso ha lasciato in sospeso un’estensione che consentirebbe allo stato di contare le schede ricevute fino a tre giorni dopo le elezioni del 3 novembre. I giudici possono rivedere la questione e le schede pervenute dopo martedì saranno tenute separate, in attesa di ulteriori contenziosi.

 

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